Addio Franco, uomo mite dal cuore d’oro

Francesca Merolle
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La notizia si è diffusa in un baleno. Chiacchiere vaghe e voci incerte parlavano di un gravissimo incidente, parlavano di un nonno, parlavano di un bambino, parlavano di una macchina ed una bicicletta, parlavano di condizioni disperate.

Strano come le brutte notizie si diffondano sempre velocemente e, quasi portate dal vento, volino di qua e di là senza sosta e senza tregua, avvolgendo in poco tempo tutta una città. Minuto dopo minuto le voci hanno preso consistenza, minuto dopo minuto tutti sono rimasti storditi ed attoniti di fronte alla notizia che l’incidente era stato mortale: il bambino era salvo, ma il nonno non ce l’aveva fatta. Ed in poco tempo tutti hanno saputo che quel nonno eri proprio tu Franco, proprio tu conosciuto per una vita di lavoro in ospedale e per la totale dedizione ai malati, proprio tu sempre vicino ai pazienti terminali, proprio tu che, con infinita cura ed amore senza limiti, hai donato ogni tuo giorno agli altri, in silenzio e con vocazione profonda, una vocazione che veniva dal cuore.

Aiutare era un dovere, soccorrere uno stile di vita, confortare una missione.
I malati prima di tutto, gli altri prima di te. L’amore per la tua famiglia illuminava ogni momento, riempiva il tuo cuore, dava un senso alla tua vita.  L’Amore immenso per i tuoi nipotini donava una nuova luce al tuo sguardo, colorava i tuoi giorni, ti rendeva attivo, vitale, giovane. Vivevi per loro, gioendo delle loro scoperte e del loro crescere. Strappato dalla vita senza pietà, senza via di scampo, senza perché, ci lasci ammutoliti, storditi, sotto shock.

Tra il dolore incolmabile e fiumi di lacrime che non trovano ragione, un urlo unanime si diffonde “Giustizia. Sia fatta giustizia!” Non spetta al popolo accusare, non spetta al popolo giudicare, non spetta al popolo condannare. Dal popolo solo una preghiera si eleva, una preghiera rivolta a chi è deputato in tal senso “Giustizia, sia fatta davvero giustizia!”

Eugenia Tersigni

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