Restano in carcere Gennaro De Angelis e Luigi Zonfrilli. I due imprenditori di Castrocielo e Pontecorvo arrestati dagli uomini del Gruppo della Guardia di Finanza di Cassino lo scorso 30 luglio, non hanno ottenuto la rimessa in libertà. Lo ha deciso il giudice del tribunale per il Riesame che, però, per Luigi Zonfrilli ha stabilito l’annullamento del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso: il 416 bis. Il giovane venditore di auto, quindi, resta rinchiuso nel penitenziario di Cassino con l’accusa di riciclaggio. Lo stesso capo di imputazione che il Gip di Napoli ha contestato a Gennaro De Angelis, ritenuto dai magistrati della Dda di Napoli, il referente del clan dei Casalesi nel basso Lazio. Non solo.
Secondo le indagini portate avanti dagli investigatori delle Fiamme Gialle coordinate dal tenente colonnello Massimiliano Fortino, ‘don Gennaro‘ avrebbe investito tra Cassino e Pontecorvo il provento degli affari illeciti del clan di Casal di Principe. E soprattutto avrebbe avuto contatti diretti con Nicola Schiavone, figlio del super boss Francesci, detto ‘Sandokan‘. De Angelis e Zonfrilli, come vergato nella richiesta di arresto avanzata dal sostituto procuratore Giovanni Conzo, avrebbero investito per conto del clan in attività alberghiere, sale gioco e persino in una nota sartoria di Pontecorvo con atelier anche a piazza di Spagna. L’operazione ‘Giada‘ che prende il nome da una delle indagate, ha portato all’arresto di quattro persone e alla denuncia per riciclaggio di altre 14. I legali di fiducia di Gennaro De Angelis e Luigi Zonfrilli, gli avvocati Arturo Buongiovanni ed Emanuele Carbone si dicono fiduciosi e preannunciano ricorso in Cassazione.
Angela Nicoletti
