Sora – Nel Palazzo Comunale si scrive la storia a colpi di pennello

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Un’opera straordinaria di recupero civico per le nuove generazioni che impreziosisce un palazzo, quello comunale, già ricco di storia e di grande pregio architettonico.  È il lavoro del maestro Antonio Notari presentato ieri pomeriggio alla città di Sora.
imagePresenti nella sala consiliare molte autorità tra cui il sindaco Ernesto Tersigni,  il vescovo della diocesi MONS. Gerardo Antonazzo, il comandante della Municipale Magg. Dei Cicchi, il Mar.llo Nicolò della stazione dei carabinieri di Sora ed un dirigente della Guardia di finanza. In sala anche molti studiosi tra cui l’architetto Diego Mammone.  “La magnifica rievocativa narrazione scenografica che Notari ha dipinto olio su tela per Sora si espande ben oltre il telero di supporto – spiega il prof. Calabrese -. Suscita meraviglia si propone a mozzafiato del dono di quel vedere sapere di cui l’estro competente dell’arte arricchisce i luoghi sovrabbondanti di storia”. imageDodici metri quadrati di storia, di immagini, di forza, di valore umano, di soranità non gridata ma viva e vera degna di memoria. La tela racchiude una pagina di storia che non tutti conoscono: la presa di Sora da parte di Federico II. “Dopo il grande affresco di Calabrò il palazzo comunale e la città di Sora si arricchiscono di un’altra opera di grande pregio firmata dal maestro Notari. Sono estremamente felice perché la cultura è il motore della crescita e dello sviluppo di una città che nel caso di Sora può esprimere davvero moltissimo. Mi preme ringraziare Antonio Notari e tutti coloro che hanno lavorato al progetto. Un grazie speciale anche a Gabriele Pescosolido per la grafica e ad Archimede Gemmiti”. “Notari – spiega Mammone – ha voluto riproporre l’atmosfera che ha preceduto di poco l’assalto interpretando l’evento per compiere un recupero nella memoria civica collettiva di un episodio avente particolare rilevanza storica e quasi completamente ignorato dai Sorani. L’opera pittorica quindi si è orientata al recupero culturale di una identità storica smarrita”. Roberta Pugliesi
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