Forse non è casuale che il leone simbolo dello Zimbabwe si chiamasse Cecil. Lo Zimbabwe conobbe drammi e ricchezza grazie o a causa di un altro Cecil, Cecil Rhodes (da cui il nome Rodesia).
Omossessuale, scaltro e preparato, Rhodes ebbe in concessione dal governo britannico di amministrare i territori ad ovest del Mozambico
ed a nord del Transvaal. In Zambia finanziò le guerre degli inglesi contro i boeri, che si conclusero con un massacro di Afrikaner. In Zimbabwe stipulò un trattato truffaldino con il re Lobengula Khumalo (della tribù dei Ndebele Matabele), sottraendogli il controllo di tutte le risorse minerarie del paese in cambio di pochi fucili e un vecchio battello a vapore. Nel 1890 fondò la città di Salisbury, oggi Harare, capitale dello Zimbabwe, come sede della forza mercenaria “Pioneer Column”. La reggia dello Zimbabwe, dalle stranezze architettoniche, secondo una leggenda sarebbe tornata in mano al popolo nero, se fossero tornati sui capitelli i
falchi sottratti dagli inglesi. Lobengula era solito, una volta l’anno, cospargersi il corpo (pesava quasi due quintali) di grasso bovino, su cui appiccicare i diamanti che i suoi uomini sottraevano lavorando nelle miniere sfruttate da inglesi ed olandesi. Egli era erede di Shaka (Zulu), mitico re e condottiero, ideatore di un particolare modo di combattere. La morte di Cecil, il leone, per mano del famigerato dentista americano, può essere interpretata come un segno del destino…
Jackal
