Scuola e Dintorni – Cosa cambia con la riforma “La Buona Scuola”

paolo
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Il 5 maggio c.m. c’è stato lo sciopero generale dei  lavoratori della scuola indetto da tutte le sigle sindacali. C’è stata un’adesione molto alta, circa l’ottanta per cento. Lo sciopero è stato indetto per contrastare e avversare l’ennesima riforma della scuola che, stavolta, viene presentata con un titolo accattivante, “la buona scuola”, proposta dal governo Renzi.

Dai servizi trasmessi dalla tv sono emersi due atteggiamenti: gli insegnanti manifestavano la loro irritazione e il loro malcontento, gli alunni a stento sapevano perché erano in corteo. Non conoscevano neppure il nome del ministro della Pubblica Istruzione e tantomeno i contenuti (neanche a grandi linee) della riforma. Asserivano che erano in corteo perché “… è bello stare in gruppo, cioè … è una cosa di gruppo” oppure “ perché è un giorno di vacanza”.

Quest’ultimo punto fa capire quanto sia inefficace, a livello di disagio sugli utenti, lo sciopero del mondo della scuola e, di conseguenza, quanto sia arduo ottenere le rivendicazioni avanzate.

Gli alunni sono contenti perché non si fa lezione, i colleghi che non scioperano sono contenti perché le classi sono semivuote e non si fa lezione, le famiglie sono probabilmente indifferenti, se non addirittura irritate con gli scioperanti perché nell’immaginario collettivo siamo una categoria che lavora mezza giornata e guadagna bene. Le implicazioni sottese al nostro lavoro sono sconosciute ai più.

Lo Stato ci ha guadagnato in termini economici e probabilmente aprirà una trattativa con i sindacati per arrivare a qualche concessione.

I sindacati, forti dell’adesione numerica, proporranno delle rettifiche.

scuolaI punti salienti della contestazione riguardano l’assunzione dei precari, che sono centinaia di migliaia (a onor del vero il Governo Renzi li ha ereditati), la figura del Dirigente Scolastico, che assume il ruolo di Deus ex machina, vedendo potenziati i sui poteri, e i finanziamenti alla scuola.

L’assunto errato su cui si basa la riforma è che la scuola è simile ad un’azienda e pertanto il suo dirigente deve avere ampi poteri ed agire sulle assunzioni e valutazioni di merito del team di cui si circonderà, e nel contempo agire sulla dispersione scolastica e sulle bocciature nella sua scuola.

Considerare la scuola pari ad un’azienda è una distorsione della realtà, perché noi operatori scolastici non produciamo merci ma cultura, che non è valutabile da un dirigente né da un comitato che lo affianca.

E poi: ogni giorno assistiamo increduli e impotenti al malcostume imperante nell’ambito delle gestioni clientelari delle aziende pubbliche e private, vogliamo contribuire anche con l’azienda scuola a questo andazzo?

Quanto alla dispersione e alle bocciature sarà facile evitarle: promozione garantita per tutti, in modo tale che la scuola diventerà un modello di efficienza e produttività.

Questo modo di pensare e di agire è il modo migliore per aiutare nella crescita i nostri alunni?

Aggiungiamo la ciliegina sulla torta: le scuole riceveranno donazioni e finanziamenti dei privati che inevitabilmente porteranno alla nascita di scuole di serie A e serie B C ecc. Le prime avranno un’utenza selezionata, le seconde  saranno per i perdenti e gli svantaggiati.

Pertanto è lecito chiedersi: vogliamo che il suddetto scenario diventi la nostra scuola?

Tiziana Fusco

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