L’ansia da separazione è la reazione di paura e di ribellione che il bambino manifesta quando le sue principali figure di accudimento, specie la madre, si allontanano da lui o quando è in presenza di figure non familiari.
Compare in genere intorno agli otto mesi di vita e talora può esprimersi anche con una crisi di pianto disperato, che si calma solo quando il piccolo viene rassicurato dalla presenza di chi lo accudisce normalmente. Si tratta di un’importante e normale fase dello sviluppo sia intellettivo sia sociale del bambino, che testimonia come egli abbia imparato a riconoscere chi si occupa di lui e come percepisca in sua assenza un pericolo.
Intorno agli 8 mesi, il piccolo non ha ancora una matura comprensione e consapevolezza delle dimensioni dello spazio e del tempo, per cui se la mamma non è fisicamente presente per lui è come se fosse sparita per sempre e pensa che non tornerà più. E’ assolutamente un fatto quotidiano negli asili, specie nei nidi, assistere a scene di bambini che in preda a crisi di pianto stringono le braccia intorno al collo delle mamme mentre le maestre cercano di liberarle dalla morsa d’acciaio tirando i bambini per le gambe….bene tutto ciò è normale! Ma le povere mamme che hanno visto trasformare i loro sereni e tranquilli bambini in diavoli posseduti, se ne vanno dall’asilo con la morte nel cuore pensando che i loro piccoli s’incateneranno alle sbarre dell’asilo e come detenuti scruteranno l’orizzonte in attesa del loro ritorno….ecco questo non succede, almeno per la maggior parte dei casi, l’ansia da separazione (cosa sana e giusta) sparisce non appena i pargoli trovano i loro amichetti e giochi preferiti. Questa paura della separazione può essere presente non solo all’asilo ma anche la notte nel momento in cui i genitori decidono che è arrivato il momento di cambiare le abitudini del sonno e quindi stop al lettone con mamma e papà.
In entrambi i momenti della giornata, un sano attaccamento tra il bambino e i suoi genitori, può portare assolutamente pianto e protesta, ma è importante per le mamme e per i papà contenere le proprie emozioni come il senso di colpa, il dispiacere, la preoccupazione. I bambini sono degli spietati osservatori che percepiscono l’odore dell’incertezza dei genitori come dei segugi in caccia e quindi si adatteranno alle loro emozioni in quanto non hanno ancora la capacità di autoregolarsi emotivamente ma soprattutto si fidano di chi si prende cura di loro e quindi se percepiscono emozioni negative saranno tristi, preoccupati, spaventati in quanto il messaggio trasmesso è che durante questa separazione succederanno cose tremende. E’ importantissimo durante questi momenti rassicurare i bambini farsi vedere tranquilli e sorridenti, spiegare il perché ci si allontana da loro (lavoro, camere diverse), cerchiamo di evitare i numeri alla Mago Silvan dove i genitori spariscono per magia, si rischia di creare dei piccoli diffidenti che vi seguiranno anche in bagno ma soprattutto sollevare il bambino dalla paura del non ritorno magari con la promessa di tornare a prenderlo e di andare a casa insieme (cosa per un adulto ovvia e scontata ma per un bimbo piccolino che si sente mollato all’asilo quando fino al giorno prima la sua unica preoccupazione era a che ora si mangiava e il pannolino pulito non lo è).
Genitori iperprotettivi, ansiosi, ossessivi, amplificano il disagio naturale del bambino e ne aumentano i livelli di ansia fino a renderla eccessiva e preoccupante con lo svilupparsi da parte del piccolo anche di alcuni sintomi fisici come nausea, insonnia, tachicardia, incubi notturni. Quindi cari mamma e papà l’unica cosa da fare è trasmettere al vostro piccolo la sicurezza del vostro amore e della vostra presenza anche nei momenti di allontanamento, cercare di evitare voi in primis la paura e la colpa di questo momento perché il vostro piccolo non verrà rapito dagli alieni né a scuola né nel suo lettino ma soprattutto nel momento in cui lo riabbraccerete confermare questa emozione positiva nel piccolo in modo da renderlo sempre più autonomo e sicuro.
Dott.ssa Federica Martini, Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo- Comportamentale

