Musica – Montage of Heck e il mito di Kurt Cobain

paolo
6 MIn Lettura
Il 28 e 29 di questo mese sarà presentato al cinema un film-documentario completamente autorizzato sulla vita di Kurt Cobain. Tale film è stato realizzato dal regista Brett Morgen e tratterà di molti aspetti della vita artistica del genio di Seattle. Probabilmente è un’inutile premessa raccontare chi sia stato Kurt Cobain, ma non guasta mai ripetere che effettivamente la sua genialità è stata capace di chiudere un’epoca e aprirne una nuova, anche se non molto duratura, quella del grunge. In ogni caso la sua vita la conosciamo bene, sempre in rivolta contro il mondo e in bilico tra genio e follia. Kurt-Cobain_3La parte interessante di questo documentario deriva dal fatto che Morgen è stato autorizzato ad esplorare l’archivio di famiglia, tirandone fuori quanti più documenti riguardanti la produzione di Kurt, i suoi appunti, le sue idee e le cause dei suoi sbalzi emotivi. Inoltre è proprio in questo caveau che il regista ha trovato la sua ispirazione per il titolo dell’opera, che è Montage of Heck. Infatti egli ha trovato una cassetta composta dallo stesso Cobain con un registrare a quattro tracce nella quale aveva sovrapposto brani, registrazioni di trasmissioni radiofoniche, provini e altri suoni, titolando il lavoro proprio Montage of Heck. Dunque, considerato anche il fatto che il lavoro di ricerca e montaggio di Morgen è durato ben 8 anni e che il film utilizzerà immagini e documenti derivanti dall’archivio di famiglia di Cobain, si prospetta essere un lavoro davvero interessante. Una delle affermazioni dello stesso regista è stata appunto che da quell’archivio sono venute fuori oltre 200 ore di musica e registrazioni inedite, oltre che diversi appunti su progetti artistici e svariate pagine di diario. Kurt-Cobain_2Ovviamente tutto ciò potrebbe essere una novità anche per coloro che sentono di avere un legame profondo con la figura di Cobain, avendo ora la possibilità di accedere ad una conoscenza che non avrebbero potuto trovare in modo diverso. Ora sarà tutto disponibile sul grande schermo. In questo modo si entra inevitabilmente nel retroscena personale dell’artista che ha in qualche modo provocato, non per forza in senso negativo, l’ispirazione dell’artista, ovvero di ciò che viene spesso osannato come genio compositivo e d’innovazione. Infatti, tutto ciò che conosciamo della sua figura, e mi riferisco alle notizie mediatiche che è possibile reperire in ogni dove, si limitano spesso alla definizione di un’immagine e di un personaggio maledetto, dedito all’utilizzo massiccio di sostanze stupefacenti, e protagonista di una vita vissuta al limite, consacrata al mito da una pallottola suicida a ventisette anni. E da qui Kurt Cobain entra nel famoso Club, ma anche nell’immaginazione e a volte venerazione delle generazioni a venire: il suo volto diventa un’icona, un suo brano, Smells like teen spirit, diviene un vero e proprio inno generazionale. Kurt-CobainNon c’è dubbio, approfondire ciò che è stato oltre la maschera dell’artista o del genio, sarà senz’altro interessante, se non altro per la semplice voglia di contestualizzare colui, che come già detto, è divenuto un mito che spesso si onora senza cognizione di causa. Probabilmente sarà chiara la fonte della rabbia che riversava nella sua musica, o ancora quanto possa essere stata una persona fragile e non compresa, e quindi spinta al suicidio da un contesto che in fin dei conti egli stesso non accettava, o probabilmente sarà il modo per scoprire che il suo vero essere non corrispondeva e non corrisponde affatto all’immagine che oggi abbiamo di lui. Ma del resto, come già detto, potrà sempre rimanere un pioniere, qualcuno che in un modo o nell’altro ha spostato l’attenzione da un mondo musicale fatto di capelli lunghi e cotonati, soli di chitarra infiniti e supervirtuosistici, brani riguardanti donne, motori e selvagge uscite serali a un ambiente più lugubre e triste, più realistico e arrabbiato, contro qualcosa e sicuramente privo di virtuosismo musicale. A questo punto mi tornano prepotentemente in mente un paio di versi di un brano del chitarrista americano Scott Henderson, che simpaticamente racconta l’avventura di un ragazzo che dopo aver perso il suo lavoro al McDonald riesce a mettere da parte qualche soldo per acquistare la peggiore chitarra che trovo in un negozio di strumenti. Con qualche altro sforzo paga qualche lezione di chitarra per imparare ad inserire il jack nell’input e suonare un paio di power chords. A questo punto sapeva di essere pronto per trasferirsi a Seattle e suonare con una grande grunge band. Ed proprio così che voglio chiudere questo articolo, parlando si dell’immagine di un mito, ma dimostrando che in effetti non bisogna mai prendere miti ed icone troppo sul serio, soprattutto in ambito musicale.
Direttore Artistico
Simone Fiorletta
cell 327 4545732
Condividi questo articolo
Nessun commento