“Ed all’improvviso, inaspettatamente, e’ arrivata quella telefonata…seguita poi da un tam tam di telefonate.
I cuori si sono fermati ascoltando increduli la frase…”Roberto, Roberto Longo, Roberto Long Long, e’ morto…e’ morto allo stadio, prima della partita della sua amata Sora.”
Una frase piena di gelo, ripetuta tante volte in modo attonito, ascoltata senza fiato, una frase che ha avvolto i cuori con un eco di parole che apparivano assurde.
Impossibile da credere.
Impossibile farsene una ragione.
Impossibile attribuire un senso al tutto.
E mentre una lancia di dolore trafiggeva gli animi, le menti volavano, volavano oltre lo strato limite, volavano su ali d’aquila e si perdevano nei ricordi del passato. Ricordi fatti da tante infinitesime cose, quisquilie bellissime e magiche, episodi pieni di dolcezza e di complicità.
Tanti giorni condivisi, pieni di cose da fare, pieni di risate, pieni di allegria.
Scherzi e screzi protagonisti di una realtà che appariva normale, quasi scontata, avvolta nella routine quotidiana.
Una miriade di particolari, una miriade di colori sfumati, una miriade di pezzetti che creano l’insieme, quell’insieme che riempie i nostri cuori di ricordi, ricordi di te.
Il tuo essere buono, accomodante, gentile…l’amore incontenibile per la squadra di calcio, l’amore incontenibile per lo stadio, l’amore incontenibile per gli skizzati, l’amore incontenibile per la tua città.
Sora e la squadra, la squadra e Sora.
Questo ti rappresentava, questo eri tu.
Un binomio senza soluzione di continuità, un binomio inscindibile, un binomio indissolubile.
Impossibile dimenticare le tue preoccupazioni legate ai lavori dello Stadio Tomei, impossibile dimenticare gli occhi pieni di commozione mentre guardavi il nuovo manto, impossibile dimenticare l’emozione della tua voce mentre parlavi della squadra, della tua squadra, di Sora.
Tanti infinitesimi e bellissimi flash che ognuno conserva gelosamente nel cuore…flash che vedono sempre alla fine la tua faccia di uomo buono sorridere con dolcezza.
La tua assenza ha creato un vuoto incolmabile, un silenzio incolmabile, un tifo incolmabile, senza suoni, senza slogan, senza parole.
Eppure non vogliamo ricordarci di te con tristezza, non vogliamo che il tuo volto sia associato al pianto.
Il tuo essere sia per noi un canto libero, come quello di tutta la curva nord il giorno del tuo funerale.
Il tuo ricordo sia per noi un arcobaleno di colori, colori magici fatti di fumogeni e bandiere, come quelli di tutta la curva nord il giorno del tuo funerale.
E sì, durante quel tragico giorno tutta la tua curva era lì, tutta lì a farti festa, commossa ed attenta davanti ad una bara che improvvisamente ha perso il suo significato di morte ed è diventata un inno alla vita, un inno di tanti cuori, un inno di tanta gente che ti ha voluto, ti vuole e ti vorrà bene.
E questo inno supera ogni barriera, vince il tempo e diventa immortale.
Ciao Roberto, ciao Roberto Long Long…dalla curva del cielo illumina il nostro futuro.
Con affetto
tutti coloro che ti vogliono bene”
Ciao Roberto “Long Long”
Questo editoriale, eccezionalmente pubblicato a metà settimana, si limita a riportare una lettera inviata dagli amici di Roberto Longo, uomo buono e gentile, che ha lasciato un vuoto incolmabile in tutti coloro che hanno avuto la gioia di conoscerlo.
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