<<Il tema del trattamento, del recupero e dello smaltimento dei rifiuti ha assunto ormai una rilevanza assoluta nella nostra società, per le sue implicazioni ambientali, economiche e imprenditoriali, che chiamano in causa una molteplicità di soggetti: le istituzioni, le società pubbliche, gli operatori privati>>. Inizia così la nota diramata poco fa da Federlazio in merito alla delicata questione dei rifiuti in provincia di Frosinone.
<<La provincia di Frosinone è tra le poche province in Italia dove si riesce a chiudere il ciclo di rifiuti senza la necessità di ricorrere all’aiuto di altri territori – si legge nella nota – E tutto questo grazie proprio alla compresenza di soggetti diversi che presidiano fasi diverse della filiera dei rifiuti. In primo luogo la SAF di Colfelice, che per tutto il territorio provinciale lavora la componente organica e indifferenziata, in secondo luogo la discarica di Roccasecca, che riceve gli scarti non più riutilizzabili come materiale e, infine, un importante tessuto di Pmi private che recuperano i rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata (plastica, metalli, carta, vetro, ingombranti e RAEE). Queste ultime in particolare rappresentano un tassello fondamentale della filiera, occupando nella provincia di Frosinone oltre 500 unità lavorative alle quali vanno sommati i lavoratori dell’indotto. Si tratta di imprese che con la loro attività, il loro impegno, i loro investimenti, contribuiscono alla vitalità economica e occupazionale del nostro territorio, ma che oggi rischiano di essere messe in crisi, laddove anche altri adottassero la scelta strategica di entrare nel settore del conferimento dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata. Rispetto a questa ipotesi, la Federlazio ritiene che, nell’interesse comune nonché ai fini della ottimizzazione del servizio complessivamente reso ai cittadini, possa essere utile individuare una sintesi soddisfacente che salvaguardi – rendendola eventualmente ancor più performante – la specializzazione produttiva delle diverse componenti. Ovvero facendo in modo che coloro che già ora lo fanno possano continuare a presidiare – eventualmente anche attraverso ulteriori investimenti mirati – il segmento riguardante il trattamento dei rifiuti indifferenziati e organici e la loro trasformazione in combustibile e in concime agricolo; e che le imprese private, che già ora operano nel trattamento dei rifiuti derivanti dalla raccolta differenziata, siano messe nella condizione di continuare in termini imprenditoriali ad operare in quella fase del ciclo, dove essi hanno già maturato un adeguato know-how, una solida esperienza, oltre ad aver effettuato investimenti in tecnologia e in professionalità dei lavoratori. Questo modo costituirebbe, secondo la Federlazio, un esempio virtuoso di come il pubblico e il privato possono coesistere e collaborare sinergicamente, coltivando sempre meglio ciascuno le proprie vocazioni, nell’interesse del territorio, dei comuni, dei cittadini e dell’economia locale>>.
