Editoriale – Anagni, morire per la puntura di un insetto? Quanti responsabili

Alessandro Andrelli
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(di Anna Ammanniti) La morte di Annamaria ha gettato la popolazione in profonda tristezza, paura e rabbia. Morire nel 2018 per la puntura di un insetto è assurdo, é roba da terzo mondo, anzi no, é peggio, perché nel terzo mondo grazie all’opera di persone di buon cuore si costruiscono gli ospedali, mentre da noi c’è chi ritiene opportuno chiuderli.

  Dopo alcuni giorni dell’esordio del temuto PAT, é successo quello che in tanti speravano non succedesse mai: ci è scappato il morto. Un comprensorio con 80 mila utenti non può vivere sereno, sapendo che in caso di emergenze ed urgenze non ha alcun punto di riferimento. La vita ad Anagni e dintorni è diventato come vincere un terno al lotto, devi essere fortunato e pregare il buon Dio che non ti accada mai nulla. Annamaria coglieva frutta nel suo giardino, quando un calabrone l’ha punta. La corsa del marito verso il presidio sanitario, perché la povera donna respirava male. L’uomo cosa poteva saperne che la puntura di calabrone sarebbe stata classificata il giorno stesso, dal commissario della Asl di Frosinone, come un codice rosso? D’altronde il marito disperato non è un dottore e di corsa ha portato sua moglie a quello che solo pochi giorni prima era un Punto di Primo Intervento e come in realtà indica ancora l’insegna sulla struttura. Ma niente la donna è morta, il PAT non copre le urgenze, contrariamente come aveva dichiarato qualche giorno prima, sempre il commissario della Asl di Frosinone, assicurando che dal PPI al PAT per gli utenti non cambiava nulla e sempre lui, attraverso il suo ufficio stampa, ha fatto sapere che il marito rimasto vedovo doveva portare sua moglie ai “vicinissimi” Pronto Soccorso di Frosinone o Alatri. La morte di Annamaria ha accentuato ancora di più le perenni e infinite polemiche: ha chiuso il PPI, é colpa del decreto ministeriale 70 e quindi il ministro Grillo deve modificarlo, no è colpa della Regione Lazio, perché il decreto è solo una linea guida e il presidente regionale Zingaretti può decidere se chiudere o meno un PPI, un Pronto Soccorso o un ospedale. In effetti c’è un precedente. In provincia di Roma, solo tre anni fa, l’ospedale di Monterotondo doveva chiudere, secondo il famoso decreto 80 della Polverini, ma il presidente regionale Nicola Zingaretti ne ha salvato le sorti, mantenendolo aperto, ma non solo, con un maxi assegno da 2 milioni di euro, ne ha adeguato e potenziato la struttura, iniziando dal Pronto soccorso e realizzando il Servizio Psichiatrico di diagnosi e cura, inoltre ha reso operativo i reparti di chirurgia, ortopedia e ginecologia. Quindi volere è potere. Queste furono le dichiarazioni del sindaco Mauro Alessandri: “La Regione ha mantenuto le promesse, rivelandosi interlocutore attento e perfettamente consapevole della centralità dell’ospedale di Monterotondo, della sua insostituibile funzione di risposta alle esigenze e alle emergenze sanitarie di un territorio enorme. Dopo i primi anni di dura lotta contro il famigerato decreto 70 della Polverini, che condannava inopinatamente alla chiusura il SS Gonfalone e di serrato, costruttivo confronto con l’amministrazione Zingaretti, oggi possiamo finalmente annunciare che il nostro ospedale non solo è salvo ma diventerà a breve migliore, chiudendo finalmente nel migliore dei modi un’intensa mobilitazione che ha coinvolto profondamente le istituzioni e l’intera città e di cui possiamo, perciò, essere tutti giustamente orgogliosi e soddisfatti”. Anche il capogruppo del Pd in consiglio regionale Marco Vincenzi si ritenne soddisfatto: “Si è voltata pagina per tre ospedali che dovevano essere cancellati dall’ex presidente di centrodestra Renata Polverini. Per Bracciano, Monterotondo e Subiaco, si volta definitivamente pagina. Gli impegni presi dall’Amministrazione Zingaretti per salvaguardare il ruolo e le funzioni dei tre presidi, centrali nell’erogazione di servizi sanitari per l’area nord-est della provincia di Roma, sono stati fondamentali per evitare il rischio chiusura e avviare una nuova fase di rilancio in grado di rendere sempre più aderente la qualità e l’efficacia dell’assistenza ai reali bisogni di cura e tutela della salute del territorio”. Abbiamo quindi chiaro che il presidente Zingaretti ha pieni poteri decisionali a riguardo, ci auspichiamo che ricordi : Salus populi suprema lex esto! (Il benessere del popolo deve essere la legge più importante) Anna Ammanniti
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