(di Alessandro Andrelli) Quando gli acquari diventano piscine, i chioschi si trasformano in mausolei e gli esponenti di maggioranza vengono definiti dalla gente “quaquaraqua” mentre in città è tutta una voce, al sindaco non resta altro che fare un passo indietro ed andare via, fosse solo per un briciolo di dignità.
“E se fuggisse di notte sarebbe meglio!” concludono i cittadini che, dopo due anni di “nulla cosmico”, armati di decespugliatori e ramazze, sono scesi in strada a pulire la giungla, ovunque presente da tempo immemorabile. Il loro fare, degno di encomio ed intriso di un grande senso di civiltà e di amore, ha decretato (senza parola proferire!) la fine della peggiore amministrazione che Sora ricordi a memoria d’uomo. Patetica, di contro, la nota diffusa venerdì 15 giugno, dall’Ambiente Surl e dal Comune, con il calendario degli interventi sulle strade. Un’approssimazione senza eguali, che non ha tenuto conto neanche delle vie già pulite (gli esponenti del gruppo di governo hanno capito quanto fatto dalla gente?). Lascia, poi, ancor più senza parole il post apparso sul profilo Facebook del sindaco. De Donatis dichiara illegittimo lo sfalcio dell’erba da parte dei volontari, in quanto non rispettoso della norma. Una beffa per i sorani! Ridicolo sentire parlare di legge proprio da colui che, insieme a tutta la sua maggioranza, per mesi e mesi non ha ottemperato all’obbligo della pubblicazione dei redditi e dei beni patrimoniali. Il tutto sarebbe perdurato fino all’intervento ufficiale delll’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) che avrebbe diffidato duramente i rappresentanti di “governo sorano” ad adempiere. E cosi, dopo quasi 6 mesi dalla data imposta per legge, sono apparsi sul sito del Comune i tanto “famosi e sospirati” redditi della maggioranza. Diventa, a questo punto, doveroso farli vedere alla gente (abbiamo tante volte rimarcato la gravità di questo mancato adempimento nel passato) e procedere nel confrontare gli stessi con quelli dell’anno precedente. Il tutto in nome della trasparenza, quale elemento fondamentale per chi è chiamato ad amministrare il bene pubblico. In prima linea troviamo: Bruni, Mosticone e Di Stefano che, per l’anno 2016, mantengono fisso zero euro come reddito complessivo lordo (0 anche nell’anno 2015). A loro si aggiunge la signora Taglialatela che, con un altro zero euro di reddito lordo dichiarato, fa salire a 4 il numero degli amministratori che non guadagnano proprio niente. Segue Caschera con 359,82 euro lordi nel 2016 (sono i compensi ottenuti come consigliere comunale che gli altri hanno anche dimenticato di citare) a fronte dei 240 euro del 2015. Quindi in pratica zero euro anche lui, per un totale complessivo di 5 amministratori “nulla guadagnanti”. La scala continua con la Castagna che per il 2016 arriva a dichiarare 2.015 euro di reddito lordo a fronte dello zero del 2015. Segue Sandro Gemmiti con 6.091 euro dichiarati per il 2016 a fronte dei 5.440 del 2015. E poi si continua con la Petricca a 7.735 euro (10.902 nel 2015), Lecce a 11.431 euro (11.908 nel 2015), De Donatis Floriana a 20.163 euro (17.290 nel 2015), De Gasperis a 20.239 euro (8.399 nel 2015), Coletta a 24.296 euro (25.664 nel 2015), Baratta a 33.547 euro (31.234 nel 2015), Pintori a 35.040 euro (34.967 nel 2015), D’Orazio a 36.615 euro (41.514 nel 2015), Farina a 38.287 euro (37.525 nel 2015), Paolacci a 41.824 euro (21.571 nel 2015), De Donatis Roberto a 56.590 euro (35.172 nel 2015), Tersigni Ernesto a 87.127 euro (85.251 nel 2015), Vinciguerra a 126.771 euro (115.671 nel 2015) ed infine Tersigni Valter a 277.642 euro (212.348 nel 2015). Non troviamo pubblicato il reddito della Di Ruscio che resta ferma a 29.743 euro quale reddito complessivo lordo per l’anno 2015. Insomma cifre che parlano da sole e portano a riflettere, perché meditare serve sempre ed apre la mente, facendo inquadrare meglio lo stato delle cose. Ciò che appare subito evidente, agli occhi di tutti, è che non ci sono nuovi alberi in città derivanti dalla rinuncia dell’indennità da parte del sindaco (quasi 700 ne furono piantati grazie ad Ernesto Tersigni che rinunciò al proprio compenso come primo cittadino per fare rinverdire Sora). Nessuna meraviglia in proposito, un sindaco incapace di tagliare un po’ d’erba e di tenere pulita la città, di certo non può pensare ad abbellirla rinunciando a qualcosa di suo. L’analisi delle cifre la rimandiamo a più in là! Alessandro Andrelli
