Veroli – Capocabana, dopo gli arresti la sospensione dell’attività per un mese

Alessandra Cinelli
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 Questa mattina i carabinieri del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo, ha dato esecuzione ad un’Ordinanza di sospensione delle attività per un mese

Il provvedimento, emesso dalla Questura su richiesta del Nucleo Investigativo, scaturisce dalle attività investigative che avevano già portato lo scorso 18 maggio  all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip presso il Tribunale di Frosinone, Antonello Bracaglia Morante, nei confronti di B.A., 53enne originario di Ripi, F.C, 52enne originario di Ripi,  E. H. S., 43enne originaria di Casablanca ma residente a Ripi e M.A., 57enne originario di Frosinone, ritenuti responsabili di concorso in agevolazione, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Gli arresti erano scaturiti da una articolata e complessa attività d’indagine avviata dai militari nell’autunno del 2015, allorquando era stata individuata una presunta attività di prostituzione all’interno del Circolo culturale Capocabana. Le investigazioni, condotte attraverso raccolta di informazioni, controlli amministrativi, visioni ed analisi di immagini riprese da telecamere presenti sulla pubblica via, penetranti ma discreti servizi di osservazione sul campo e da remoto, pedinamenti, perquisizioni, analisi dei tabulati telefonici, hanno permesso di acquisire elementi probatori a carico dei destinatari del provvedimento e di ricostruire il ruolo da ciascuno nella gestione dell’illecita attività che si svolgeva sotto le mentite spoglie di un’Associazione Culturale senza fini di lucro. Il particolare “lucro”, in realtà, era l’unico obiettivo degli odierni indagati che garantivano ad una pluralità di clienti di intrattenersi e consumare rapporti sessuali fuori dal locale dietro pagamento di una somma di denaro commisurata al tempo dagli stessi trascorso con le intrattenitrici.  Era emerso, infatti, che i destinatari del provvedimento, alcuni dei quali titolari e/o amministratori di fatto anche di altri locali dello stesso genere ubicati in altre Province, gestivano e coordinavano, realizzando notevoli profitti, tutte le attività connesse al meretricio, che si concretizzavano, sostanzialmente, nella scelta delle ragazze, straniere (che dovevano riunire determinati requisiti fisici), nella loro sistemazione alloggiativa, nei loro spostamenti, sia all’arrivo in Italia (dall’estero o da altre città) sia nei quotidiani accompagnamenti da casa a lavoro, nell’organizzazione, predisposizione e coordinamento dei contatti tra le ragazze ed i clienti, nella fissazione delle regole di intrattenimento all’interno del locale e delle “tariffe” da corrispondere che, come già detto, variavano in base al tempo trascorso con la ragazza prescelta. Era emerso, altresì, uno scambio di intrattenitrici tra locali, anche di altre Province. Inoltre si verificava che alcuni clienti “prenotavano” le ragazze con cui volevano intrattenersi, desiderio che veniva dagli sfruttatori prontamente soddisfatto. Per quanto concerne i guadagni delle ragazze gli stessi variavano in percentuale in relazione al numero delle prestazioni offerte e comunque si aggiravano su circa il 30% del totale.
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