(di Anna Ammanniti) Mancano circa tre settimane e i cittadini saranno chiamati a rinnovare il consiglio comunale ed eleggere il sindaco, che guiderà la città per i prossimi cinque (speriamo!) anni.
Sabato scorso sono state consegnate le liste dei candidati presso la Segreteria del Comune e anche in questo caso nulla è passato inosservato con polemiche e malcontenti. Basta pensare alla defezione della lista dello Scarpone, di cui è stata dichiarata l’inammissibilità per mancanza di documentazione. Ma questa è un’altra storia, di cui aspetteremo, per raccontare l’ “impresa”, la decisione del Tar, e sapere se sarà rimessa in “gara”. È iniziata la campagna elettorale, dopo il tanto fragore che ha preceduto questo periodo, l’affondo di colpi bassi, poco dibattito, solite frasi di circostanza, poca sostanza, ma ovviamente riferito ad alcune circostanze; passato il periodo nel quale c’era frenesia per l’allestimento di liste e quant’altro, da sabato, ossia dalla data della presentazione delle stesse, c’è un insolito silenzio. Si sente odore di elezioni, solamente guardando la città tempestata di cartelloni con i diversi simboli dei partiti. Ma manca qualcosa: il comizio elettorale! Le piazze in cui gli uomini politici con grande verve espongono i loro programmi, con le persone radunate sotto il palco interessate ad ascoltare. Magari a duecento metri di distanza c’è l’avversario politico che urla più forte per attirare più gente. Il comizio elettorale è clinicamente morto! La politica ha cambiato volto anche sotto questo aspetto, niente comizi, niente adunate in piazza! Presumibilmente sono due i grandi motivi della perdita del comizio. Il primo tristissimo motivo potrebbe essere il fatto che i candidati non hanno il coraggio di affrontare una piazza, magari anche deserta. Già perché i comizi di piazza sono un azzardo, un rischio che a nessuno piace correre. Però il popolo vuole ascoltare il politico che eleggerà, vuole sentire ciò che dice, come si esprime, che persona è. Se togli il dibattito in piazza, se non parli, se non ti alteri e ricordo bene gli scintillanti e bellissimi comizi elettorali di decenni fa, se non ti confronti, il voto resta appeso, insicuro, inespresso, nel dubbio, non si entra nelle urne convinti di ciò che voterai. Il candidato però non ha rinunciato totalmente all’esposizione pubblica, tolti i comizi in piazza, si organizzano incontri pubblici, ristretti in locali chiusi e preferibilmente “nascosti”, riservati e per pochi intimi. E poi pochi comizi ma tanto social, la campagna elettorale si disputa a suon di post, il dibattito politico si svolge attraverso i commenti, ma non solo. Una foto tra i banchi del mercato, uno scatto durante un incontro per un aperitivo, un selfie effetto brillantinato anni ’60, sorrisi stampati, occhiolini calati, pose da divi, leader circondati da una decina di elettori, in atteggiamento posto a convincere che quello lì, si proprio lui o lei, al centro della foto è quello/a giusto/a per amministrare la città. Ma non accontentatevi solamente dei selfie, come dice il Cavaliere più famoso: “Il contatto umano è importante! Strette di mano vigorose agli uomini, baciamano e un complimento (galante) per le signore. Fatevi vedere in chiesa, non solo la domenica, anche ai funerali”. Insomma andate tra la gente e fate sapere ciò che avete in mente di fare. Anna Ammanniti
