Editoriale Anagni – Voto di scambio: chi lo propone e chi lo accetta

Anna Ammanniti
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(di Anna Ammanniti) Il voto di scambio è un fenomeno con il quale un candidato politico in cambio di favori, promette ad un elettore di ricambiare il voto da parte di quest’ultimo con un tornaconto personale, o con una promessa dello stesso.

Al voto di scambio va a braccetto quasi sempre il clientelismo, una pratica per cui personaggi politici influenti o inseriti in amministrazioni pubbliche, instaurano un sistema di favoritismi e scambi, con chi non avrebbe alcun titolo per godere di tali favori. Clientelismo e voto di scambio sono fenomeni piuttosto diffusi in Italia e sono anche figli di una cultura della legalità carente o addirittura assente. Il voto di scambio per molti, per troppi, non è un mostruoso nemico ma uno straordinario alleato, che diventa spesso una condizione irrinunciabile. Non è solo un reato penale, è soprattutto quel momento in cui il cittadino rinuncia alla suo unico momento di amministrazione di potere. “In cambio di un voto mi hanno dato un contratto a tempo determinato durato pochi mesi!” “Per voti comunali ho visto regalare buste della spesa, buoni di benzina, lavatrici, frigo.” Queste alcune testimonianze.  Il peggior voto di scambio resta quello che fa leva sul ricatto occupazionale. Promesse di posto di lavoro a tempo determinato, eh sì, attenzione: occupazione a termine, il modo “migliore” per comprare continuamente voti.  Lavoro precario, contratti a scadenza, per poter battere più volte cassa in cambio di un nuovo contratto. Nei grandi e piccoli paesi è ancora in voga il pacchetto voti, condannato a morire nella prima Repubblica, ma che all’atto pratico non ha mai smesso di vivere. Colui che gestisce la macchina dei voti, a tavolino, prima di ogni prova elettorale sa più o meno cosa ha in mano, ossia il numero degli elettori che gli daranno un tot voti. Questi “signori delle preferenze” sono così calati nella loro parte che nemmeno si vergognano di dire apertamente di essere in possesso di un pacchetto voti. Anzi, forte delle loro preferenze conducono la campagna elettorale porta a porta, favore per favore, promessa per promessa. Per rendersi conto di quanto siano diffusi questi fenomeni, basta leggere le notizie di cronaca e non bisogna andare neanche a guardare troppo lontano, basta aprire un quotidiano locale.  Anche la città dei papi sembrerebbe non essere esente da tali comportamenti. Chi nel corso degli anni non ha sentito dire: “Ho votato tot persona e lavoro in quella fabbrica, in quel negozio, in quel ….? “ Nei giorni scorsi ha destato scalpore la denuncia di una giovane lavoratrice, intimorita da alcuni esponenti politici, “o ti candidi con noi o perdi il tuo lavoro!”. Il lavoro è un diritto, come sancito dalla Costituzione Italiana: ogni individuo ha diritto di lavorare. Sono da condannare i gesti illegali, dove il ricatto non solo cade nel reato, ma lede la dignità umana.  E’ da evidenziare però che dove c’è colui che corrompe, c’è anche colui che accetta di farsi corrompere. Purtroppo a volte si preferisce prendere la strada della scorciatoia, l’amico del mio amico è un politico, vediamo se riesce a farmi assumere da qualche parte.  Ogni assunzione non dimentichiamo mai che necessita di prove concorsuali (quando si parla del settore pubblico) e titoli. Dopo Mani Pulite, concludendo, non è cambiato nulla e come lo stesso magistrato Pier Camillo Davigo (del Pool Mani Pulite) ha sostenuto in una mia recente intervista: “la corruzione è una piaga nel tessuto morale e sociale, la causa va ricercata nella politica degli ultimi 20 anni.” Anna Ammanniti
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