Coreno – Scomparsa di Zio Peppuccio: nuovo appello del figlio

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Zio Peppuccio alla maratona di Roma, la Stracittadina Capitolina. Con il patrocinio di Roma capitale città metropolitana, della prefettura di Roma e della regione Lazio, si è svolta la ventiquattresima maratona di Roma. Anche quest’anno, Penelope Lazio, (associazione territoriale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse) ha portato in piazza le istanze delle persone scomparse sparite nel nulla nella nostra regione. Dopo la partenza della gara professionistica con la partecipazione di atleti provenienti da ogni continente, i protagonisti della Fun Run capitolina 2018, sono state le associazioni di volontariato che ha coinvolto 100.000 persone lungo il percorso di cinque chilometri che ha attraversato le strade di Roma chiuse al traffico per l’occasione.

Anche Penelope Lazio ha corso la Roma Fun Run, portando lungo il corteo le foto delle persone scomparse ciociare, tra le quali Marina Arduini scomparsa a Frosinone e Gianni De Angelis scomparso ad Esperia. E così anche questa volta la gigantografia del corenese Giuseppe Ruggiero detto Zio Peppuccio, ha attraversato i cinque chilometri transennati del percorso portata dai familiari e dal figlio Antonio che ricopre attualmente la carica di vicepresidente di Penelope. La vicenda di mio padre è avvolta ancora nel mistero. Sono sette anni che Zio Peppuccio e scomparso in mezzo alla gente a margine di una manifestazione civile e religiosa da Coreno Ausonio dopo che stato visto da centinaia di persone fini alle ore 14:30 di quel famigerato 15 maggio 2011. “Purtroppo dopo i primi mesi, mio padre e stato abbandonato al suo destino. Lui, per lo stato Italiano è come non fosse per niente esistito: anzi, mai nato. Noi familiari continueremo a cercarlo con ogni mezzo a disposizione, e anche senza di essi. E poiché ho deciso che mio padre continuerò a cercarmelo da me, non avendo più possibilità per farlo, intento farlo proprio attraverso questo libro. Spero che ci sia una risposta sociale positiva a questa disperata iniziativa, in quanto le istituzioni sono sorde a queste tematiche, incoraggiate dalla poca presa che questi eventi hanno sull’opinione pubblica, perché siamo portati tutti a pensare che queste cose capitano sempre agli altri e mai a noi”.
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