(di Anna Ammanniti) Ieri mattina gli ospiti del centro accoglienza migranti, presenti nell’ex albergo Santoro, in via San Magno, hanno manifestato pacificatamene per lamentare la presenza di diverse criticità all’interno della struttura.
Infiltrazioni di acqua hanno provocato l’allagamento dei locali. Ma quello che è venuto fuori durante il sopralluogo degli organi preposti, fa riflettere. I rifugiati ospitati sono circa una cinquantina, sistemati in sole quattro camere e con servizi igienici al limite della dignità umana. Prima di scomodare l’Onu con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, sarebbe il caso di soffermarsi a capire come è possibile che chi gestisce la struttura prima e poi il proprietario dello stabile, nonostante i grandi guadagni che derivano da tutta l’operazione migranti, non assicurino le giuste condizioni igienico- sanitarie agli ospiti. Come è noto e come è stato ampiamente trattato dalla stampa nazionale, i migranti sono un grande affare per le cooperative sociali. Da ogni migrante infatti percepiscono 35 euro al giorno, di cui solo 2,50 euro vanno in tasca agli ospiti. Facendo un piccolo calcolo matematico, il bottino in palio per tutti è abbastanza ghiotto. Ogni centro di accoglienza ospita circa 50 profughi, ed ospitare profughi diventa un vero affare, occorre solo affittare una struttura, o riaprire un vecchio hotel abbandonato, ed ecco che il profitto è a portata di mano. Per una struttura media con 50 immigrati il capitolato d’appalto obbliga le cooperative a fornire determinati servizi e dotarsi di un personale idoneo a garantirli: un direttore, un numero di operatori in funzione degli ospiti, lo psicologo, l’assistente sociale, un mediatore linguistico e un infermiere. I costi fissi da affrontare sono l’affitto dello stabile e il mantenimento di un mezzo per accompagnare i migranti quando serve. Calcolato il consumo di luce, acqua, gas, rifiuti, la lavanderia e la pulizia dei locali; calcolata la spesa per i beni di prima accoglienza, spesso e volentieri vengono presi gli abiti e le scarpe usate, il kit d’igiene personale e la scheda telefonica da 15 euro, tutti oneri che spalmati su un anno si riducono a circa 20 centesimi al giorno. Le coop, ovviamente non tutte, ma buona parte, guadagnano sul costo del personale e sui pasti. Secondo i dati forniti dal rapporto annuale del Ministero: l’importo del contributo economico a persona per l’approvvigionamento del vitto si aggira da 4.1 a 5 euro. Le coop per legge non sono obbligate a dichiarare come utilizzano i soldi pubblici così non è difficile trovare centri di accoglienza senza operatori e con immigrati abbandonati a loro stessi. Il conto finale è da nababbo, le strutture con 50 ospiti sono delle vere e proprie miniere d’oro. Un considerevole business considerando che le coop guadagnato al netto di tutte le spese tra i 300 ai 400 euro al giorno, circa 10 mila euro al mese! Anna Ammanniti
