(di Irene Mizzoni) Dal 15 dicembre andare e tornare a/da Cassino per i pendolari della Valle di Comino, del Sorano e dello stesso Cassinate è un’odissea. I tempi medi di percorrenza sono triplicati. Se poi ci si aggiungono il maltempo, gli incidenti, le pessime condizioni della strada, allora mettersi in viaggio diventa l’inizio di una “horror story”.
Da ieri sera ad esempio nel tratto di Belmonte Castello si viaggia a senso unico alternato. Un tir nel tardo pomeriggio si è ribaltato. Il mezzo è ancora lì, la strada è franata. E’ stato posizionato un semaforo che regola il flusso. La corsia utile è soltanto una. “Io sono disperata – racconta una pendolare del Sorano – Prima con la superstrada per arrivare a Cassino impiegavo 30 minuti, dal 15 dicembre un’ora o un’ora e mezza…se non ci sono incidenti”.
Non va dimenticato: ogni giorno sono centinaia i lavoratori, gli studenti, che si spostano con mezzi propri per raggiungere il Cassinate. C’è la Fca e tutto l’indotto, gli uffici e i negozi, l’Università, il Tribunale.
Chi di competenza, le Istituzioni e la politica, devono dare una risposta concreta. La domanda che tutti si pongono – e che merita una risposta urgente – è una soltanto: ma quanto ci vuole davvero per effettuare i lavori per poter riaprire la superstrada?
“Non venissero a chiedere voti – dice un pendolare – Stavolta davvero li faccio correre!”. Ecco, è questa la conseguenza del
deficit di risposta che la cittadinanza si trova a valutare. E lo farà già il prossimo 4 marzo.
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