Elezioni 2018 – Forza Italia presenta Parisi, Abbruzzese e le sue mille spaccature!

Alessandro Andrelli
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Presentazione in stile “berlusconiano”, tanto entusiasmo e una convinzione “Vinceremo le Elezioni”. Così ieri sera a Cassino ha tenuto a battesimo la campagna elettorale del candidato alla Camera, Mario Abbruzzese, e il candidato Presidente delle Regione Lazio, Stefano Parisi. Una serata d’altri tempi, che a un mese dal voto sembrava voler dare già la sua sentenza: Fazzone al Senato, Abbruzzese alla Camera e poi alla Regione un “ribaltone” d’altri tempi.

Ma le mille spaccature del partito azzurro erano nell’aria, con musi lunghi e poca voglia di condividere la serata da parte di chi, per esempio, da una parte sostiene l’uomo di fiducia di Abbruzzese, Pasquale Ciacciarelli; e dall’altra parteggia per il ritorno di Antonello Iannarilli e la novità Beppe Incocciati, già assessore allo sport della sua Fiuggi. In tutto ciò è chiaro ed evidente che il ruolo non ruolo del capoluogo Frosinone, è un cardine vitale di questa campagna elettorale, forse più in ottica futura che immediata, ma Ottaviani sempre più spesso in compagnia di Tajani ha il suo perché e non è solo notizia di gossip frusinate. Se da un lato Fazzone è sempre più leader in ambito regionale di Forza Italia e punta a imporre la sua leadership al Senato, dall’altro c’è chi punta sul Antonio Tajani come spina nel fianco in ambito provinciale, oltre che Nazionale. Il messaggio rivolto alla platea è un “Tutti per uno, uno per tutti”, quello che traspare è forse un “Tutti contro tutti, ognuno per se” e poi magari il 5 marzo si assisterà alla resa dei conti. Parisi si attende molto dalla Ciociaria, ma il motivo del suo successo o del suo flop non saranno gli elettori, bensì i suoi stessi “amici” di partito, che lo sosterranno o ignoreranno. Quella Regionale è una corsa contro il tempo, almeno per Parisi, mentre per i vari Iannarilli e Ciacciarelli sembra più una “guerra” di potere, all’ultimo voto, per spazzare via ogni eventuale ritorno di fiamma di quella che fu la dinastia “alatrense”, oppure annientare lo strapotere “abbruzzesiano”. In fin dei conti, Mario Abbruzzese ora corre da solo, e sembra avere il vento in poppa per la sua personale isola felice alias “Montecitorio”. Essere all’uninominale alla Camera è una sfida tutta “sua”, in cui forse il partito nemmeno ha tutta questa importanza. Una resa dei conti della serie “vediamo che sai fare!”. Un traguardo per alcuni scontato, per altri definitivo, al culmine di una carriera politica in costante crescita ma contraddistinta da mille interrogativi, che Abbruzzese ora vuole godere in pieno, con una poltrona romana promessa da mesi dai vertici azzurri e figlia anche di decine e decine di accordi “spesso trasversali”, che poco hanno a che vedere con l’attuale scenario politico. Ma in questo mondo, si sa che vince chi è più furbo e scaltro, ma forse anche più cattivo e determinato! Alessandro Andrelli
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