Una caserma dei Carabinieri all’epoca dei fatti compromessa. Il delitto di Serena Mollicone continua a fornire colpi di scena. In questi giorni la Procura di Cassino ed i Carabinieri del comando provinciale di Frosinone hanno portato avanti importanti accertamenti. Sono state rilevate le impronte e prelevato il Dna ai familiari dei cinque indagati per l’atroce assassinio della diciottenne di Arce.
Un atto finalizzato a far emergere tutte quelle incongruenze che diligentemente dall’atto di assunzione del Comando, il Maresciallo Evangelista, ha notato. Il sottufficiale ha dovuto ricostruire e rinsaldare il rapporto di fiducia con la popolazione locale ed è stato l’artefice professionale della riapertura del caso. Il prelievo delle impronte digitali e del dna servirà a chiarire anche un altro importante aspetto: quello delle impronte rinvenute sul nastro adesivo che avvolgeva il corpo della diciottenne di Arce. Per molti anni si è creduto che ci fosse stato un inquinamento della scena del crimine dettato all’inesperienza e dalla fretta. Oggi gli inquirenti sospettano che quelle impronte rinvenute possano invece far parte di un quadro probatorio diverso, pesante, che se trovasse ulteriori conferme, potrebbe sfociare in qualche altro, eclatante, colpo di scena. Perché questo cambio di rotta? Perché questa nuova linfa alle indagini? A dare un grande contributo agli accertamenti dei carabinieri del Reparto Operativo Provinciale, diretti dal colonnello Fabio Cagnazzo e della Compagnia di Pontecorvo sono stati i ricordi di Maria Tuzi. La figlia del brigadiere suicida, che non ha mai creduto alla morte volontaria del padre, ha fornito importanti spunti che ora sono in fase di verifica. Spunti inerenti i rapporti di amicizia del genitori con suoi colleghi di lavoro. Amicizie solide che poi sarebbero svanite. Amicizie che sarebbero venute a mancare dopo la morte di Serena Mollicone. Maria Tuzi ritiene che il padre sia stato lasciato solo proprio nel momento in cui avrebbe dovuto avere un sostegno morale. Quel sostegno che lei ed il maestro Guglielmo hanno invece trovato nella persona del comandante Evangelista. @nicoletti
