Il successo di “Dal Principio”, Martina Spalvieri incanta Sora nel segno delle sorelle Caira

Irene Mizzoni
4 MIn Lettura
Dall’Auditorium Baronio alla Parigi della Belle Époque: il trionfo di un’opera che restituisce carne, anima e avanguardia alla straordinaria epopea di Maria, Anna e Giacinta.

Ci sono anime che non si lasciano seppellire dal tempo. Ci sono storie che possiedono una tale forza sotterranea da pretendere, prima o poi, di tornare a respirare, a graffiare, a farsi carne. Quella delle sorelle Caira — Maria, Anna e Giacinta — non era solo una vicenda di emigrazione e riscatto; era un’opera d’arte vivente, un’avventura dello spirito che attendeva il tocco giusto per svelarsi in tutta la sua accecante modernità. ​Quel tocco è arrivato. Sabato scorso, l’Auditorium Cesare Baronio di Sora si è trasformato nel baricentro di un terremoto emotivo e culturale. Martina Spalvieri, dopo aver raccolto applausi a Torino, ha fatto centro, regalando al pubblico non una semplice rappresentazione, ma un’epifania. Il suo “Dal Principio” ha registrato un successo travolgente, di quelli che lasciano il segno nella memoria collettiva di una terra. ​L’attrice non si è limitata a narrare. Ha fatto di più, molto di più: ha evocato. Per riuscire nell’impresa titanica di trascinare lo spettatore dalle sponde della Valle di Comino ai caffè d’avanguardia di Montparnasse, l’attrice e musicista originaria di Castelliri ha orchestrato un raffinatissimo sincretismo artistico. Musica, canto, danza e recitazione si sono fusi in un unico, magnetico respiro. ​Sul palco, la Spalvieri ha giocato con l’immaginazione del pubblico, stuzzicandola, provocandola, accendendola. Supportata dalle visioni sonore cosmopolite di Alberto Varaldo e dalle textures oniriche di Francesco Salonna, l’interprete ha abbattuto la quarta parete della convenzione teatrale. Lo spettatore non ha assistito all’epopea delle Caira; l’ha vissuta, compiendo insieme a loro quel viaggio audace che le portò da modelle dei più grandi maestri parigini a fondatrici della leggendaria Académie Vitti. ​Ma il vero miracolo dello spettacolo risiede nella statura antropologica e psicologica che l’attrice è riuscita a imprimere ai suoi personaggi. Al di là del rigore filologico — frutto della preziosa collaborazione con Cesare Erario e il museo di Atina — sulla scena è emerso, prepotente, lo spirito di Maria Caira. ​Maria, nella carne e nella voce di Martina Spalvieri, si è rivelata in tutta la sua grandezza: la donna emancipata, la pioniera che rifiuta i confini angusti del pregiudizio d’inizio Novecento per spalancare gli occhi sul futuro. È una figura che scopre il mondo, che fagocita l’arte non come mero mestiere, ma come assoluta necessità esistenziale. La Spalvieri scava nella profondità dell’animo umano, restituendoci una Maria complessa, fiera, una donna che non si adegua al tempo in cui vive, ma lo anticipa, lo plasma. ​”Dal Principio” non è un’operazione nostalgia. È il manifesto di una femminilità che si fa destino attraverso il coraggio dell’intelletto e della bellezza. ​Promosso con lungimiranza dall’ARCI Sora, lo spettacolo ha dimostrato come le radici di questa provincia non siano catene, ma ali capaci di volare verso linguaggi universali. Il pubblico, ipnotizzato da una performance solista di grande intensità, ha tributato all’artista ovazioni lunghissime, consapevoli di aver assistito a un evento teatrale necessario. ​Martina Spalvieri ha vinto la sua scommessa più alta. Ha preso una scheggia di storia locale e l’ha trasformata in mito universale, dimostrando che la Ciociaria, quando vuole, sa parlare la lingua del mondo. Le sorelle Caira, finalmente, sono tornate a casa. E hanno il volto fiero e la voce di una speciale interprete. IreMiz
Condividi questo articolo
Nessun commento