Crisi Stellantis – L’allarme unanime del Consiglio regionale: “Piedimonte non può morire, l’azienda dia risposte”

Irene Mizzoni
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Un coro unanime di forte preoccupazione, ma anche un sollecito fermo e compatto nei confronti dei vertici aziendali. È questo il clima che ha caratterizzato il Consiglio regionale straordinario del Lazio, interamente dedicato alla drammatica situazione dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano (Cassino) e del suo indotto.

L’aula si è riunita in un momento cruciale: a brevissimo, il prossimo 21 maggio, verrà infatti presentato il nuovo piano industriale del gruppo. Una scadenza che si carica di tensioni dopo l’annuncio dei giorni scorsi da parte del CEO Antonio Filosa sul progetto “E-Car” (la nuova famiglia di city car elettriche da 15.000 euro) destinato a Pomigliano d’Arco, che ha lasciato lo stabilimento laziale in una condizione di totale incertezza e privo di un piano operativo chiaro. ​D’Amato (Azione): “Istituzioni e proprietà parlino un linguaggio di verità” ​Ad aprire il dibattito sulla gravità della situazione è stato il capogruppo di Azione, Alessio D’Amato, che ha fotografato con durezza la realtà dei fatti basandosi sui dati produttivi dall’inizio dell’anno. ​”Se uno stabilimento industriale come quello Stellantis di Piedimonte San Germano ha lavorato solo 17 giorni da inizio anno, significa che è morto”, ha denunciato D’Amato. “Bisogna parlare un linguaggio di verità e le responsabilità sono innanzitutto della proprietà, che sta da troppo tempo sostituendo la produzione con la finanziarizzazione, e del ministro Urso che tace. Mentre aumentano i dividendi di Exor, la produzione è calata con un crollo dell’occupazione diretta e dell’indotto”. ​Maura (FdI): “Le istituzioni hanno fatto la loro parte, ora tocca a Stellantis” ​Sulla stessa linea di forte apprensione per il futuro del polo industriale si è espresso Daniele Maura (Fratelli d’Italia), Vicepresidente della IX Commissione Sviluppo Economico e Industria, il quale ha rimarcato come il territorio e la politica locale abbiano già fatto tutto il possibile per creare le condizioni di competitività necessarie. ​Maura ha ricordato gli sforzi concreti messi in campo dalla Regione Lazio: il finanziamento della Legge 46, i fondi BIT, i 100 milioni di euro destinati specificamente alle imprese dell’indotto, oltre all’impegno per l’attivazione della ZLS (Zona Logistica Semplificata) e della Zona Franca Doganale. “Anche il Governo nazionale ha garantito massima attenzione attraverso tavoli ministeriali e continui confronti”, ha spiegato il consigliere. “È evidente che le istituzioni, a tutti i livelli, hanno dimostrato responsabilità e disponibilità. Adesso però è arrivato il momento delle risposte concrete da parte dell’azienda. Non si può continuare a rinviare un piano industriale per Piedimonte mentre altri siti ricevono indicazioni precise”. ​L’ipotesi di nuovi partner internazionali (anche cinesi) ​Durante la seduta è emersa anche la necessità di guardare al futuro della transizione elettrica con estremo pragmatismo, valutando alternative qualora l’attuale proprietà non garantisse il rilancio. Da parte della commissione Sviluppo Economico è arrivata un’apertura formale a valutare eventuali partnership o investimenti internazionali esterni, inclusi quelli provenienti da player cinesi interessati alla filiera della mobilità elettrica. ​Tale scenario resta però vincolato a paletti rigidissimi e non negoziabili: ​La totale tutela dei livelli occupazionali. ​La salvaguardia delle centinaia di aziende dell’indotto locale. ​La difesa delle competenze professionali e della centralità industriale del sito cassinate. ​Il tempo delle attese è finito ​Il Consiglio straordinario si è chiuso con un messaggio politico netto e condiviso da tutte le forze presenti: il territorio di Cassino, che per decenni è stato uno dei motori industriali più importanti del Centro Italia, ha dimostrato affidabilità e senso di responsabilità anche nei momenti più duri. Ora la palla passa definitivamente a Stellantis: la richiesta è una visione industriale seria e immediata. Le istituzioni del Lazio non accetteranno ulteriori passi indietro.
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