​Visti facili a Tashkent: arrestati l’ex Ambasciatore e una funzionaria

Irene Mizzoni
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Smantellato un sistema di corruzione in Uzbekistan: visti Schengen a cittadini russi in cambio di mazzette fino a 16 mila euro. Destituito diplomatico italiano.

Un sistema “parallelo” e sistematico, capace di aggirare i blocchi internazionali e le sanzioni europee per garantire ingressi illegali in area Schengen. È quanto emerso dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma, che ha portato all’arresto di due persone: un ex Consigliere d’Ambasciata (già Capo missione diplomatica a Tashkent) e una cittadina russa con nazionalità italiana, assunta come direttrice operativa presso la sede consolare in Uzbekistan. ​Le accuse, pesantissime, sono di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. ​L’indagine: un’Ambasciata “fuori controllo” ​L’inchiesta è scattata nel luglio 2025, a seguito di un’ispezione dell’Ispettorato Generale della Farnesina. I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Roma hanno ricostruito come, a partire da gennaio 2025, la gestione dell’Ufficio Visti dell’Ambasciata d’Italia a Tashkent fosse stata radicalmente alterata. ​Secondo gli inquirenti, il diplomatico – ora rimosso dal suo incarico e destituito dal Ministero – avrebbe sostituito i funzionari amministrativi di lungo corso con la complice russa. Insieme, avrebbero trasformato la sede diplomatica in un hub per il rilascio di visti turistici a cittadini russi, violando apertamente la Decisione UE del 2022 che sospende le agevolazioni per i visti alla Federazione Russa a causa del conflitto in Ucraina. ​Il tariffario del lusso: visti fino a 16.000 euro ​I numeri emersi dagli accertamenti della Finanza delineano un giro d’affari vertiginoso: ​95 visti illeciti individuati finora, con validità da 1 a 3 anni. ​Tariffe gonfiate: i richiedenti pagavano alle agenzie di Mosca tra i 4.000 e i 16.000 euro, a fronte di un costo legale di soli 45-60 euro. ​Zero controlli: i visti venivano rilasciati a soggetti non residenti in Uzbekistan, spesso senza la presenza fisica del richiedente e sulla base di documenti falsi o non firmati. ​Il “ponte” tra Mosca e Tashkent era garantito da tre agenzie di viaggio russe, tutte con sede allo stesso indirizzo nella capitale russa, che veicolavano le pratiche e il denaro verso i due arrestati. ​Le misure cautelari ​Il GIP di Roma ha disposto la custodia cautelare in carcere per entrambi gli indagati, sottolineando il concreto pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato. La gravità della condotta ha spinto il Giudice a procedere senza interrogatorio preventivo, ritenendo il quadro probatorio solido e le esigenze di sicurezza preminenti. ​Il Ministero degli Affari Esteri, che ha collaborato attivamente alle indagini attraverso i propri organi ispettivi, ha già concluso il procedimento disciplinare nei confronti del diplomatico con la sanzione della destituzione.
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