La carica dei diecimila al Brennero: scoperti i tir carichi di cibo straniero che “finge” di essere italiano

Irene Mizzoni
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Non è solo una questione di chilometri, ma di identità e trasparenza. Al valico del Brennero, quello che doveva essere un normale flusso commerciale si è rivelato, sotto l’occhio vigile della Coldiretti e delle forze dell’ordine, un vero e proprio “fiume di inganni”.

Diecimila agricoltori sono scesi in strada per denunciare l’invasione silenziosa di prodotti stranieri pronti a essere “italianizzati” una volta varcata la frontiera. ​ ​Le ispezioni sui TIR, condotte con il supporto fondamentale della Guardia di Finanza, della Polizia e dell’ICQRF, hanno portato alla luce una realtà inquietante. Tra i teloni dei camion sono stati rinvenuti: ​Cosce di maiale danesi e olandesi: Destinate a essere stagionate in Italia e vendute, in molti casi, sfruttando le maglie larghe dei disciplinari di produzione. ​Mozzarella tedesca: Già confezionata con immagini di caprese e tricolori, pronta per gli scaffali senza alcun obbligo di etichettatura d’origine. ​Latte e yogurt francesi: Cisterne colme di materia prima straniera che satura il mercato, mentre agli allevatori italiani viene imposta una riduzione dei prezzi con la scusa di un’inesistente “sovrapproduzione”. ​Miele e ortofrutta: Fusti di miele tedesco per l’industria dolciaria, kiwi cileni transitati da Rotterdam e peperoni olandesi pronti a finire in giardiniere “anonime”. ​Il paradosso dei prezzi ​Il grido d’allarme di Coldiretti è chiaro: questo meccanismo non è solo un danno d’immagine, ma un colpo mortale all’economia rurale. Mentre i nostri agricoltori e apicoltori combattono contro i cambiamenti climatici e costi di produzione in aumento, il mercato viene inondato da prodotti a basso costo che ne deprimono le quotazioni. ​”È una beffa per i produttori nazionali che vedono il proprio lavoro pagato pochi centesimi a causa della pressione sleale di questi arrivi,” denuncia l’associazione. ​ La falla del Codice Doganale ​Il cuore del problema risiede nell’attuale Codice Doganale Europeo. Secondo il principio dell'”ultima trasformazione sostanziale”, un prodotto può legalmente acquisire l’origine del Paese in cui subisce l’ultima fase di lavorazione. Un paradosso normativo che permette a un prosciutto danese di diventare “italiano” dopo qualche mese di stagionatura in una cantina del Belpaese. ​La battaglia per la Trasparenza ​Coldiretti chiede a gran voce una svolta politica a livello europeo. La ricetta è duplice: ​Etichettatura d’origine obbligatoria su tutti i prodotti alimentari venduti in UE, senza eccezioni. ​Riforma immediata delle regole doganali per impedire che il valore del Made in Italy venga scippato da operazioni di puro marketing. ​ L’operazione al Brennero ha confermato che l’Italia possiede un sistema di controlli unico al mondo, ma senza regole europee più ferree, la tutela della salute dei consumatori e del reddito degli agricoltori resterà una battaglia in salita. La difesa del cibo italiano comincia dal diritto di sapere, con certezza, cosa mettiamo nel piatto.
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