​Lazio – Rifiuti: addio a Malagrotta. Il nuovo Piano punta all’autosufficienza e al 72% di differenziata

Irene Mizzoni
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Tredici anni dopo la chiusura della discarica di Malagrotta, la Regione Lazio prova finalmente a chiudere il cerchio. La Giunta regionale ha approvato il nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) 2026-2031, un documento strategico che mira a cancellare la storica dipendenza dalle altre regioni e dall’estero, verso cui oggi il Lazio “esporta” ancora circa 1 milione di tonnellate di rifiuti l’anno.

​Una nuova geografia: il Lazio si divide in due ​La novità più rilevante sul piano della governance è il superamento dei cinque ambiti provinciali. Il territorio viene riorganizzato in soli due Ambiti Territoriali Ottimali (ATO): ​ATO 1: Comprende tutto il Lazio, esclusa la Capitale (circa 2,9 milioni di abitanti). ​ATO 2: Coincide con il territorio di Roma Capitale (2,8 milioni di abitanti). ​ Questa separazione nasce per gestire in modo mirato due realtà profondamente diverse: se l’ATO 1 è già virtuoso (66,5% di raccolta differenziata), Roma arranca ancora al 46,6%. L’obiettivo globale è ambizioso: raggiungere il 72,3% di differenziata entro il 2031 e ridurre la produzione totale di rifiuti del 6%. ​Investimenti e Rivoluzione Impiantistica ​Per sostenere questa transizione, la Regione ha messo in campo 60 milioni di euro (fondi PR FESR 2021-2027). Di questi, 18 milioni andranno al potenziamento della differenziata, 19 milioni a nuovi centri di raccolta e compostaggio, e 21 milioni all’ammodernamento degli impianti esistenti. ​Il pilastro del Piano è l’autosufficienza, che passerà per la realizzazione e il potenziamento di “impianti minimi”: ​Recupero Energetico: Il nuovo termovalorizzatore di Santa Palomba (Roma) sarà operativo dal 1° gennaio 2028 con una capacità di 600.000 tonnellate l’anno, affiancando l’impianto di San Vittore nel Lazio (ATO 1). ​Discariche: L’obiettivo è drastico: conferire in discarica meno del 6% dei rifiuti entro il 2031. Per farlo, sono previsti ampliamenti a Viterbo, Civitavecchia e Roccasecca, e una nuova struttura ad Aprilia. ​Organico (FORSU): Il Lazio punta a diventare un modello di eccellenza, con una capacità impiantistica prevista di 1,9 milioni di tonnellate, ben oltre il fabbisogno di 780.000, mettendo fine ai viaggi dell’umido verso il Nord Italia. ​ Regole ferree per i nuovi impianti ​Il Piano introduce criteri rigorosi per la localizzazione dei nuovi siti, basati su fattori escludenti e distanze minime di sicurezza per tutelare i cittadini: ​1.500 metri di distanza da scuole e ospedali per termovalorizzatori e discariche di rifiuti pericolosi. ​1.250 metri per le discariche non pericolose. ​1.000 metri per impianti TMB e trattamento organico. ​Al contrario, per i Centri Comunali di Raccolta (CCR) le maglie sono più larghe (distanza minima di soli 100 metri dai centri abitati) per facilitare il conferimento da parte dei cittadini. ​Verso il 2031 ​Il Piano passa ora al vaglio del Consiglio Regionale. Se approvato, il Lazio si prepara a una trasformazione industriale senza precedenti: da regione in perenne emergenza a sistema capace di trasformare lo scarto in risorsa energetica e materia prima seconda, allineandosi finalmente ai parametri europei di economia circolare.
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