L’intervento dei Carabinieri Forestali di Ceccano ha svelato lo sbancamento non autorizzato in un’area sottoposta a vincoli paesaggistici e idrogeologici. Rischio frane e danni all’ecosistema.
Un piccolo “angolo di paradiso” ornamentale è costato caro a una proprietaria terriera di Patrica. Durante un consueto servizio di perlustrazione del territorio, i militari del Nucleo Carabinieri Forestale di Ceccano hanno scoperto un cantiere abusivo in pieno bosco, finalizzato alla creazione di un laghetto artificiale. L’intervento dei militari ha permesso di accertare come, mediante l’utilizzo di mezzi meccanici, fosse stato effettuato un consistente movimento terra per scavare un bacino di circa 40 metri quadrati e profondo un metro. L’opera, destinata a scopi puramente ornamentali, è stata però realizzata in totale assenza delle autorizzazioni necessarie. L’operazione ha comportato l’estirpazione di diversi esemplari di castagno e quercia, oltre alla distruzione della vegetazione spontanea del sottobosco. Un danno non solo estetico, ma strutturale: l’area in questione è infatti protetta da vincoli paesaggistici e idrogeologici. La proprietaria del terreno è stata identificata come la responsabile diretta dell’illecito. Per lei le conseguenze si muovono su due binari: Penale: È stata deferita all’Autorità Giudiziaria per il reato di distruzione o deturpazione di bellezze naturali (Art. 734 del Codice Penale). In caso di condanna, rischia un’ammenda che può arrivare fino a 6.197 euro. Amministrativo: È stata sanzionata per aver operato in zona vincolata senza il necessario “nulla osta”. La violazione della Legge Regionale n. 39/2002 prevede una sanzione pecuniaria compresa tra 1.032,91 e 5.164,57 euro. Oltre alle sanzioni, i Carabinieri Forestali hanno sottolineato la gravità del danno ambientale. L’alterazione del suolo in una zona così delicata non compromette solo l’ecosistema forestale, ma espone il versante a un concreto rischio di dissesto idrogeologico, aumentando il pericolo di smottamenti e frane. L’operazione si inserisce nel più ampio quadro di monitoraggio costante dell’area del frusinate, volto a reprimere condotte che mettono a rischio la stabilità del suolo e la salute del patrimonio naturale collettivo.
