Roma – Svolta a Fontana di Trevi: dal 2 febbraio si entra col biglietto

Irene Mizzoni
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Addio alla folla selvaggia intorno al capolavoro del Salvi. Arriva il contributo di accesso di 2 euro per i turisti: l’obiettivo è tutelare il monumento e migliorare l’esperienza di visita.

La “Dolce Vita” cambia registro. A partire dal prossimo 2 febbraio, l’accesso alla scenografica vasca di Fontana di Trevi non sarà più libero per tutti. Il Campidoglio introduce ufficialmente il biglietto d’ingresso, una misura drastica ma necessaria per contrastare il sovraffollamento che da anni soffoca uno dei simboli più iconici della Capitale nel mondo. ​ ​Il ticket avrà un costo simbolico di 2 euro e sarà richiesto a tutti i non residenti. Una decisione che non ammette eccezioni nemmeno per la “Domenica al Museo”: il contributo sarà dovuto anche durante le prime domeniche del mese. ​L’accesso al perimetro interno della fontana seguirà orari precisi per garantire un flusso ordinato: ​Lunedì e Venerdì: dalle 11:30 alle 22:00. ​Dal Martedì alla Domenica: dalle 9:00 alle 22:00. ​Eccezione: Per il debutto di lunedì 2 febbraio, l’orario sarà esteso dalle 9:00 alle 22:00. ​Dopo le ore 22:00, la fontana tornerà visibile gratuitamente per tutti, ma solo dall’esterno dell’area transennata. ​Chi non paga? ​L’amministrazione ha voluto salvaguardare il legame tra la città e i suoi abitanti. L’ingresso resterà infatti gratuito per: ​Residenti a Roma e nella Città Metropolitana (previa esibizione del documento). ​Minori di 6 anni. ​Persone con disabilità e i loro accompagnatori. ​Guide turistiche abilitate. ​ ​Non si tratta solo di fare cassa, spiegano dal Comune. Il nuovo contributo di accesso sarà destinato direttamente alla conservazione e alla manutenzione del monumento. L’obiettivo primario è duplice: da un lato proteggere i marmi settecenteschi dall’usura causata dalla pressione umana costante, dall’altro restituire ai visitatori la possibilità di godere della bellezza del sito senza la calca asfissiante che ha caratterizzato gli ultimi anni. ​Con questa mossa, Roma si allinea ad altre grandi metropoli mondiali nella gestione dei flussi turistici, cercando un equilibrio tra l’accoglienza e la sopravvivenza del proprio immenso patrimonio storico.
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