(di Alessandro Redirossi) Picchi di idrogeno solforato e una “molestia olfattiva” che “per sua natura, deriva inevitabilmente dalla presenza, nelle immediate vicinanze della zona in cui essa viene percepita, di strutture, in genere industriali, che emettono una serie di specie chimiche odorigene in quantità tali da essere chiaramente percepite dal sistema olfattivo della popolazione residente”. Lo scrive l’Arpa nella relazione compilata dopo un mese di monitoraggi nell’area di Passo del Cardinale a Ceccano. Che era finita a inizio ottobre al centro delle polemiche per gli odori nauseabondi avvertiti presso la scuola elementare e materna.
IL CASO A SCUOLA Dopo le veementi proteste delle famiglie, si arrivò anche alla chiusura per un giorno della scuola attraverso ordinanza del sindaco Caligiore. Proprio il primo cittadino di Ceccano aveva richiesto lo scorso 10 ottobre all’Arpa Lazio di avviare una campagna di monitoraggio in quella zona. Sulla base della richiesta e di diversi esposti rispetto ai cattivi odori in zona, l’Arpa ha collocato nei pressi della scuola un mezzo mobile per le rilevazioni. L’attesa relazione finale della campagna di monitoraggio condotta dal 13 ottobre al 12 novembre è circolata in anteprima sul web, attraverso il blogger Antonio Nalli. In particolare il documento Arpa di 39 pagine conclude che “nel periodo di monitoraggio (13 ottobre – 12 novembre), la molestia olfattiva è risultata evidente, anche se spesso di modesta entità”, confermando le criticità lamentate dalla popolazione. L’agenzia regionale ha anche stimato il “potenziale impatto olfattivo” rappresentato dalla presenza, nella zona circostante rispetto al mezzo mobile di monitoraggio, “di una serie abbastanza numerosa di attività di industriali prossime l’una all’altra”. Concludendo che “sembrerebbe che l’impatto olfattivo derivante da queste attività industriali sia significativo e che durante la campagna esse abbiano dato luogo a situazioni olfattive definite dalle Norme Astm come “Odore forte” ”. IL LIVELLO DEGLI ODORI Nella relazione si evidenzia la bassa capacità dell’atmosfera di disperdere fattori inquinanti e cattivi odori. Collegata tra l’altro alla bassa velocità del vento, al forte irraggiamento notturno e all’aumento dell’umidità. Per l’Arpa il 30% degli eventi orari registrati può essere classificato come “Odore Forte”, con una “molestia olfattiva percepita dalla popolazione residente” considerata “rilevante”. Leggermente maggiore nelle ore notturne. Vengono prese in considerazione “potenziali sorgenti industriali di emissione di inquinanti anche odorigeni”. Al fine di valutare “il potenziale contributo alla molestia olfattiva”. Con una tabella, l’Arpa ha diviso 5 settori geografici di provenienza del vento. Per ciascuno dei 5 punti si è stabilito quali realtà produttive fossero “sopravento” (nel senso che il vento spira da quella direzione) rispetto al punto di monitoraggio. L’Arpa sottolinea che “il 22% circa delle ore” del monitoraggio ha presentato “una direzione di provenienza del vento entro i cinque settori individuati”. In quell’arco di tempo il mezzo mobile “ha subito una potenziale molestia olfattiva derivante dalle attività industriali presenti”. Per ogni settore sono stati stimati dei valori di intensità di odore, utilizzando la scala statunitense Astm da 1 a 5, per conoscere il grado della molestia olfattiva percepita dalla popolazione. Rispetto ai 5 settori di provenienza del vento l’Arpa sottolinea che i valori medi gravitano tutti intorno al livello di intensità di odore 2, ossia “rilevante e discernibile”. E che, escluso il settore 1, gli altri hanno presentato un valore massimo di intensità nell’ordine di 3, ossia “Odore forte”. I PICCHI DI IDROGENO SOLFORATO Per quanto riguarda i livelli degli inquinanti e di altre sostanze, nella relazione emerge che non sono stati superati i valori di soglia relativi al biossido di azoto, biossido di zolfo e ozono. In tre giornate di novembre sono stati osservati valori di polveri sottili pm10 sopra la soglia di legge. Per quanto riguarda le sostanze che più di altre emanano odori, nella relazione si evidenzia che nel primo periodo di monitoraggio si è verificato “un susseguirsi di episodi caratterizzati da picchi di notevole entità” per quanto riguarda la concentrazione di idrogeno solforato. Si parla di una sostanza altamente pericolosa. Secondo il sito dell’Arpat Toscana (l’omologo toscano dell’Arpa Lazio) si tratta di “un gas incolore dall’odore caratteristico di uova marce, per questo definito gas putrido”. Sempre l’Arpat specifica che “è una sostanza estremamente tossica poiché è irritante e asfissiante. L’azione irritante, che si esplica a concentrazioni superiori ai 15.000 µg/mc ha come bersaglio le mucose, soprattutto gli occhi; a concentrazioni di 715.000 µg/mc, per inalazione, può causare la morte anche in 5 minuti (WHO 1981, Canadian Centre for Occupational Health and Safety 2001)”. Siamo lontani dai livelli riscontrati dal monitoraggio Arpa a Passo del cardinale, ma nella relazione si specifica che il primo periodo del monitoraggio per quanto riguarda la concentrazione di idrogeno solforato “è stato caratterizzato da un susseguirsi di episodi caratterizzati da picchi di notevole entità. Di fatto il valore medio orario massimo rilevato è risultato pari a 51 µg/mc“. Anche se “il valore medio di concentrazione media oraria di H2S relativo all’intero periodo di monitoraggio è risultato pari a circa 4 µg/mc, quindi notevolmente basso“. Valori per cui l’odore caratteristico può essere percepito chiaramente. Infatti secondo l’Arpat Toscana “in corrispondenza di 7 µg/mc la quasi totalità dei soggetti esposti distingue l’odore caratteristico“. Sempre secondo il sito dell’Agenzia toscana l’idrogeno solforato “è un coprodotto indesiderato nei processi di produzione di carbon coke, di cellulosa con metodo Kraft, di raffinazione del petrolio, di rifinitura di oli grezzi, di concia delle pelli (calcinaio e pickel), di fertilizzanti, di coloranti e pigmenti, di trattamento delle acque di scarico e di altri procedimenti industriali”. Ora i cittadini chiedono agli organi competenti di individuare chiaramente le cause del fenomeno monitorato. Alessandro Redirossi
