Il sevizio andato in onda nei giorni scorsi, di fatto contestato dai dati Asl resi noti subito dopo, ha evidenziato lo sport preferito da troppi: sensazionalismo ad ogni costo. Mentre il messaggio del programma Tv era “la Valle malato senza speranza” e quello della Asl “tutto a posto, madama la marchesa”, la verità è che la Valle del Sacco è malata, ma può guarire se ci si decide a curarla. Il copia/incolla ormai di moda, che aumenta in volume ma non in qualità le informazioni propinate al lettore, dovrebbe essere sostituito dalla pubblicazione di elementi reali; proviamo a farlo.
Ad Anagni vi sono situazioni ben note, altre da analizzare, che richiedono interventi alcuni dei quali promessi da tempo. La insufficienza della classe politica, non solo di quella attuale, ha acuito situazioni già gravi, e ulteriori ritardi sarebbero criminali. Il target preferito, forse unico, è la Marangoni; pochissimi hanno seriamente avversato fin dall’inizio il termocombustore, che non poteva essere realizzato per motivi urbanistici, ma che il centrosinistra volle ad ogni costo; lo stesso centrosinistra che dichiara ricorsi dimenticando di scriverli. Oggi, mentre si propaga fumo per rifarsi una verginità, si autorizzano e plaudono impianti che solamente per il trasporto delle sostanze inquinano cento volte più di un termovalorizzatore. I bubboni ad Anagni sono: la ex cava di Cangiano, con migliaia di metri cubi di veleni scoperti dalla Guardia di Finanza ed ancora da eliminare; la ex discarica di Radicina, voluta dal centrosinistra locale in combutta con quello provinciale e regionale, che vomita percolato da 20 anni e che Forestale e Carabinieri hanno sequestrato dimostrando che Anagni è parte lesa da parte della Saf; la voragine al bivio di San Filippo, che ospita il nerofumo proveniente dalla Ceat; i rifiuti nel sottosuolo di fronte al Tarangiò; i cimiteri di veleni provenienti dalla Videocolor ancora da portare alla luce. Se la bonifica del Sacco dal betaesaclorocicloesano fa gongolare per la spesa che arricchirebbe i ras del settore (centinaia di milioni di euro), gli interventi per i casi su descritti sono meno complicati ma soprattutto dovuti da parte della Regione, anche se gli amministratori locali sembrano interessati ad altro. In definitiva: il territorio è malato, ma può e deve essere guarito. Jackal
