(di Irene Mizzoni) Confrontarsi con regole democratiche. Sempre e comunque. E’ presupposto imprescindibile per garantire il rispetto del sistema, della forma e della sostanza, dei ruoli e Istituzioni, dei cittadini. Pensare di poter agire diversamente è pericoloso. Le Istituzioni (nell’accezione più ampia e generalizzata, sono istituzioni tutti i tipi di comportamento, di azione e di relazioni sociali disciplinati e governati stabilmente da regole riconosciute dalla collettività) si rappresentano, non si personificano.
Soltanto attraverso la lente democratica che va letto il consiglio comunale di ieri sera. Idem per quello di questa sera. Sì, perchè questa sera alle 19 l’assise si riuniva in seconda convocazione. Assurdo che in aula si sono ritrovati soltanto Pintori, Ernesto e Valter Tersigni, il presidente del consiglio Lecce e il vice sindaco Baratta. Due gli appelli fatti, uno alle 19 e uno alle 20. Ebbene, il gruppo di De Donatis non si è presentato. Per la cronaca, Natalino Coletta presente a inizio seduta, ad un certo punto è stato richiamato all’ordine (con lui il numero legale si sarebbe raggiunto!) e subito si è ritirato. “Presidente, ma quanto costa convocare questo Consiglio?” la domanda posta da Pintori. La lente democratica mostra nitidamente lo schiaffo ai cittadini da parte del gruppo di governo. Uno schiaffo a chi, in qualità di consigliere comunale di opposizione, si impegna nel lavoro di garanzia e controllo che, banalmente, gli compete. Non va mai dimenticato che l’interesse non è personale ma pubblico. Che si fa politica, non altro. E’ su questa bilancia che vanno collocate le questioni. Ieri e oggi non è successo. La bilancia è rimasta a riposo perchè il confronto, forse, sarebbe costato troppo. A nulla ieri erano servite le messe in guardia di Fabrizio Pintori, di Valter ed Ernesto Tersigni. I ragionevoli dubbi non hanno fermato chi il confronto lo ha respinto alzandosi dalle morbide poltrone tappezzate in pelle, per battersi in ritirata “nella stanza dietro la porta nel muro”. E oggi sono rimasti lì nascosti. Far finta di non vedere però, non serve a molto. Le questioni restano e prima o poi le somme si dovrà pure tirarle. Come abbiamo già riportato (leggi qui) dopo che ieri la maggioranza ha proposto all’aula una insolita delibera per convalidare il rendiconto di gestione 2016 approvato a maggio scorso, sono arrivate le critiche e le domande pungenti delle opposizioni. Perchè portare una convalida ad un documento così importante? E’ illegittimo? Serve a sanare qualche vizio? I cittadini non meritano di essere rappresentati da persone competenti? Approvata la convalida, la questione è tutt’altro che chiusa. Molto probabilmente si andrà per vie legali perchè secondo Pintori, innanzitutto, la competenza non era del Comune ma della Corte dei Conti. Approvata quella che Ernesto Tersigni ha definito una “delibera in sanatoria”, il consiglio avrebbe dovuto discutere le quattro mozioni presentate dal consigliere pentastellato. Invece, mentre Pintori prendeva fiato per presentare la prima delle quattro, il gruppo De Donatis si è alzato ed è andato via. Stupore in aula e consiglio sciolto. Ma non è tutto. Questa sera il Consiglio si doveva riunire in seconda convocazione. Il sindaco e i suoi però, invece di discutere e magari anche bocciare le proposte dell’opposizione, non si è affatto presentata, snobbando tutti. Democratici, vero?!? Un gesto grave specie se inquadrato attraverso la lente della democrazia che, pare ovvio, va sempre e comunque rispettata. Per questo sarebbe un errore considerare la faccenda chiusa. Irene Mizzoni
