Madre e figlio nei guai per estorsione ai danni di un noto ginecologo di Cassino che aveva cercato di aiutare una minorenne, fidanzata dell’arrestato, con problemi di sterilità. Fallito il tentativo, nei confronti del professionista, sarebbe scattata una vera e propria rivalsa economica conclusasi oggi con una consegna del denaro pattuito dai tre, al quale hanno partecipato anche però, ben nascosti, alcuni carabinieri. I due sono finiti ai domiciliari, ma l’indagine prosegue.
I Carabinieri di Cassino, coadiuvati da quelli della stazione di Sant’Apollinare, nella giornata di oggi hanno arrestato in flagranza dei reati di “estorsione aggravata in concorso e porto abusivo di arma bianca” (estorsione commessa nei confronti di un noto ginecologo residente nel Cassinate) madre e figlio, lei 42, lui 21, entrambe di etnia rom, residenti nel comune di Pietramelara (Caserta), entrambi già censiti per analogo reato ed usura. Nel mese di ottobre scorso, il ginecologo aveva denunciato, una richiesta estorsiva di 10mila euro, formulatagli da alcune persone di etnia rom per sanare, a loro dire, un errore del medico che aveva comportato danni fisici ad una ragazza minorenne, compagna del giovane arrestato. La giovane coppia si era rivolta al professionista per un problema di infertilità e, poiché, ciò non era andato a buon fine, gli addebitavano i problemi ginecologici conseguenti a questo trattamento. Dal periodo in questione il medico era stato tempestato da frequenti e sempre più insistenti contatti telefonici e incontri di persona, durante i quali veniva sempre minacciato a pagare il presunto danno causato se non voleva danni alla sua integrità fisica. Il medico esasperato dalle continue minacce, fingendo di acconsentire alla richiesta estorsiva, concordava di liquidare il danno, in 2mila euro. Questa mattina, quindi, veniva predisposto un mirato servizio da parte dei militari operanti che consentiva di trarre in arresto nella flagranza i predetti, i quali, venivano bloccati subito dopo aver riscosso dal ginecologo la somma pattuita. La conseguente perquisizione permetteva di sottoporre a sequestro probatorio i 2 mila euro in questione, l’autoveicolo utilizzato dagli arrestati, nonché una roncola di 15 centimetri, rinvenuta all’interno dell’autoveicolo e di cui non sapevano fornire alcuna plausibile spiegazione. Gli arrestati, dopo le formalità di rito, venivano tradotti, in regime di arresti domiciliari, presso la propria abitazione. Sono in corso ulteriori indagini da parte delle autorità. La Redazione
