(di Anna Ammanniti) Il primo step del Processo Valle del Sacco iniziò nel 2012, quando in seguito al monitoraggio epidemiologico su 500 malati, furono riscontrati danni permanenti dovuti a un insetticida bandito nel 2001. Sono trascorsi ad oggi due anni, dal 19 novembre 2015, quando il Tribunale di Velletri con il Giudice Mario Coderoni, per il Processo Valle del Sacco inquadrato come disastro colposo, aveva accolto l’istanza della difesa sulla legittimità costituzionale dell’art. 157 comma 6 codice penale (ex. Legge Cirielli) e rimandato la decisione in Corte Costituzionale: il procedimento in udienza pubblica si è aperto il 21 novembre 2017.
Il monitoraggio iniziato nei primi anni del 2000 rivelò una preoccupante insorgenza di patologie gravi: alterazione del metabolismo e delle funzionalità epatica e renale, alterazioni cognitive, alterazioni degli ormoni sessuali nelle donne, alterazioni cardiovascolari. Questi gli effetti dell’inquinamento delle falde acquifere a seguito all’interramento di bidoni contenenti sostanze tossiche avvenuto nel comprensorio industriale di Colleferro. Nel marzo 2005 con la morte di diverse capi di bestiame e ai risultati positivi al beta-esaclorocicloesano in alcuni campioni di latte di un’azienda agricola, fu riconosciuto lo stato di emergenza ambientale per la Valle del Sacco. E’ stato quindi accertato un inquinamento ambientale di ampia estensione legato alla contaminazione del fiume Sacco da discariche di rifiuti tossici di origine industriale. I veleni dell’acqua minacciano la salute di migliaia di persone. Il Processo Valle del Sacco ebbe una battuta di arresto di due anni, a causa di un presunto vizio di notifica ad uno degli imputati e nel 2014 ebbe inizio il processo dibattimentale. In questo momento tutti coloro che avevano subito danni a seguito dell’ indagine epidemiologica, ossia gli agricoltori e allevatori ai quali è stata interdetta la possibilità di allevare e coltivare, i proprietari che si sono visti interdire l’uso dei terreni, ebbero la possibilità di costituirsi parte civile. Il 19 novembre 2015, il Tribunale di Velletri con il Giudice Mario Coderoni, inquadrò il Processo Valle del Sacco come disastro colposo, in quanto il Giudice aveva accolto l’istanza della difesa sulla legittimità costituzionale dell’art. 157 comma 6 codice penale (ex. Legge Cirielli) e rimandato la decisione in Corte Costituzionale che apre il procedimento in udienza pubblica il 21 novembre 2017. In un comunicato stampa di Retuvasa datato 7 novembre 2015 si leggeva: “Nel novembre del 2015 Il Giudice Coderoni respinse infatti le istanze della difesa sulla prescrizione. Questa decisione era auspicabile, le parti civili avevano percepito, da parte della difesa, un tentativo di forzare la mano al procedimento senza avere nelle mani una carta valida per affossarlo. La nuova istanza gelò l’aula, non tanto per l’ammissibilità quanto per l’improbabile accettazione della stessa, a dimostrazione che si stava in tutti i modi cercando di allungare i tempi per giungere ad una prescrizione per decorrenza dei termini, in vista degli interrogatori degli imputati e della sentenza di primo grado.” Di seguito la nota stampa della Rete per la Tutela della Valle del Sacco del 21 novembre 2017: “Il Processo Valle del Sacco Materia è una materia abbastanza complessa sulla quale riprendiamo la nostra interpretazione di allora. Prima della Legge ex Cirielli il disastro doloso prevedeva tempi di prescrizione di 12 anni elevabile a 15 anni per la presenza di atti interruttivi; quello colposo era di 6 anni elevabile a 7 anni e 6 mesi. Con l’introduzione del comma 6 la prescrizione diventa di un massimo di 15 anni per entrambi i reati. Con la Legge ex Cirielli i termini di prescrizione sono stati resi univoci per entrambi i tipi di reato e ciò può andare a travalicare il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione e questa è stata l’eccezione della difesa. Di fatto le vicende oggetto del presente processo si pongono a cavallo tra le due discipline della prescrizione succedutosi nel tempo, tra il 2005 e il 2008, prima e dopo la Legge ex Cirielli. Per quanto riguarda la condotta degli imputati se la Corte Costituzionale dovesse dichiarare illegittimo il comma 6 dell’articolo 157, i termini di prescrizione tornerebbero a 7 anni e 6 mesi, di conseguenza i reati sarebbero prescritti, anche quelli con condotta colposa del 2008. Qualora la Corte Costituzionale decidesse di accogliere l’istanza della difesa il processo decadrebbe per decorrenza dei termini di prescrizione, in caso diverso potrebbe essere ripreso seppur con altri rischi come ad esempio un cambio di Giudice che porterebbe automaticamente l’intera istruttoria dibattimentale ad essere rinnovata e in quel caso i termini di prescrizione non sarebbero sospesi, come invece è accaduto nel 2015 con il rimando alla Corte Costituzionale. Auspicandoci che il processo possa riprendere ed essere portato a termine al primo grado di giudizio, ci sarà da valutare se non sia davvero il caso di trasferire le azioni delle parti civili nella sede a loro deputata, vale a dire il Tribunale civile, anche nei confronti di soggetti che non sono stati minimamente sfiorati dalle indagini, ma che hanno certamente una grande responsabilità per quanto i cittadini della Valle del Sacco hanno dovuto subire.” Anna Ammanniti
