Chiesti tre anni di reclusione sia per l’ex vicesindaco di Frosinone Fulvio De Santis che per l’architetto Giovanni Battista Ricciotti (che rispondono dell’accusa di corruzione); due per l’imprenditore Giancarlo Tullio (che risponde di false fatturazioni). Queste le richieste formulate dal Pubblico ministero Adolfo Coletta nel processo Sangalli presso il Tribunale di Frosinone.
La vicenda è quella dell’appalto quinquennale per la raccolta dei rifiuti nel capoluogo ciociaro, da 26 milioni in 5 anni. Una gara finita nel 2013 nel ciclone dell’inchiesta “Clean city” su appalti e corruzione avviata dalla Procura di Monza. La ditta di Monza Sangalli fu l’unica a presentare un’offerta al Comune di Frosinone, arrivando ad un passo dal far partire il nuovo appalto. Poi però, a fine dicembre 2013, scattarono arresti eccellenti in città proprio per quella gara. Il pm Coletta ha ricostruito, con riferimenti a intercettazioni e testimonianze, i rapporti fra gli esponenti della famiglia Sangalli, l’ex vicesindaco e assessore all’ambiente De Santis e l’architetto Ricciotti.Partendo dai primi contatti e incontri del 2012. Con Ricciotti che, secondo la ricostruzione del pm, avrebbe agito da intermediario fra l’ex vicesindaco e la Sangalli. A che fine? Secondo l’ipotesi dell’accusa (rigettata dagli imputati) per contrattare la promessa di una dazione di denaro come contropartita per “cucire” l’appalto di Frosinone addosso alla Sangalli. Affidando la consulenza per la redazione dell’appalto comunale a una società, la Idecom, che secondo l’accusa sarebbe stata indicata dalla stessa Sangalli nell’ambito dei contatti intercorsi. Proprio su questo ha insistito molto il pm durante la sua ricostruzione. Coletta ha ricordato come, in base alle testimonianze di alcuni componenti della Giunta Ottaviani, fosse intendimento dell’organo politico optare, a proposito della consulenza per redigere il capitolato di appalto, su una ditta lontana da possibili contatti con il territorio locale (la Idecom era di Bolzano). Proprio per evitare rischi. Coletta ha fatto notare che De Santis avrebbe dovuto segnalare ai colleghi di Giunta che la Idecom era stata indicata proprio dalla Sangalli. Inoltre il pm ha sottolineato anche che, dal curriculum della Idecom, si poteva facilmente evincere come la società avesse già lavorato per altri enti (Provincia e Comuni) in Ciociaria. Coletta ha ricordato che invece alla fine l’incarico per la consulenza nella redazione del bando fu affidato dal Comune proprio alla Idecom, con una determina dell’ottobre 2012 a firma del dirigente comunale Antonio Loreto. Secondo quell’atto la Idecom sarebbe stata individuata a seguito di una ricerca di mercato. Alla luce dell’impianto accusatorio Coletta ha richiesto di trasmettere gli atti relativi a quell’incarico di consulenza alla Procura per valutare l’ipotesi del falso ideologico. Secondo il pm Coletta la “cartina tornasole del preconfezionamento del bando” su misura per la Sangalli è rappresentata dal fatto che la sola ditta di Monza ha presentato l’offerta per una gara da ben 26 milioni di euro. Presentando un ribasso d’asta pari solo “allo 0,30%”. Il Comune, che si è costituito parte civile nel processo, ha chiesto 600mila euro di danni. Nel suo intervento l’avvocato Tarsitano (in rappresentanza del Comune) ha sostenuto, infatti, che l’Ente avrebbe subito sia un danno di immagine che un danno da disservizio da questa vicenda. Ora la palla, il 29 novembre, passa alle difese degli imputati, decise a respingere la ricostruzione del pm Coletta. De Santis, Ricciotti e Tullio si dichiarano innocenti e rigettano completamente l’impianto accusatorio. La parola definitiva passerà poi ai giudici per l’attesissima sentenza. (foto di repertorio) Alessandro Redirossi LEGGI ANCHE http://www.tg24.info/frosinone-processo-sangalli-sentenza-attesa-a-novembre/
