Sotto l’albero di Natale, insieme ai doni, alle luminarie che brillavano in quella casa di via sant’Anna a Veroli, in quel lontano 2002 si è consumato un duplice omicidio. Un camionista ha sparato alla moglie ed al figlio di 14 anni uccidendoli entrambi a colpi di fucile.
La tragedia era avvenuta all’antivigilia di quel Natale, poco prima dell’ora di cena. Sembrava una famiglia come tante, padre, madre e due figli, uno di 14 e l’altra di soli cinque anni, tutti riuniti intorno al tavolo. Il camionista, Enrico Gatta di 51 anni, era appena tornato con il suo mezzo pesante, da un viaggio durato alcuni giorni. Era stanco e provato. Così quando la moglie aveva iniziato a farle una scenata di gelosia per un suo presunto tradimento, era stato colto da un raptus. In preda ad una collera incontrollata era uscito di casa e si era recato nella villetta attigua dei genitori, dove deteneva un fucile da caccia. Poi era ritornato sui suoi passi ed aveva iniziato a colpire la donna Valentina Rossano di 43 anni ferendola ad un braccio. Il figlio maggiore aveva cercato di difendere la madre spintonando il genitore. Ma quel gesto aveva fatto imbestialire ancora di più il camionista che aveva puntato l’arma anche contro di lui. Il ragazzo che non era morto sul colpo era stato trovato accanto al suo scooter, forse voleva scappare da quell’inferno. Ma non ci era riuscito. Morto a causa di quei colpi sparati dal padre. Valentina Rossano che aveva cercato di fuggire con la sua bambina di soli cinque anni, aveva fatto in tempo a suonare al portone di alcuni vicini ed a buttare letteralmente al piccina dentro quella casa. Qualche minuto ancora e forse anche la ragazzina avrebbe subìto la stessa sorte. L’uomo che aveva rincorso la compagna l’aveva colpita ancora sul marciapiede della casa attigua, dove si trovava la figlioletta. Mamma e figlio soccorsi dall’ambulanza del 118 erano morti non appena arrivati all’ospedale. Quando i carabinieri erano giunti sul posto l’uomo aveva subito confessato di essere stato l’autore di quel massacro. Agli investigatori aveva raccontato di essere rientrato a casa dopo un viaggio estenuante con il suo tir. E quella lite scatenata dalla gelosia, quegli insulti della donna gli avevano fatto scattare il raptus omicida. Quella del tradimento era una storia che andava avanti da tanto tempo e lui non ce l’aveva fatta più. Enrico Gatta, condannato a 20 anni di carcere, uscirà il prossimo giugno avendo scontato già 16 anni di pena. Marina Mingarelli
