“Signore se va allo stadio è meglio che parcheggi altrove”. Così ieri alcuni addetti della Asl hanno presidiato sia l’accesso al pronto soccorso (lato via Calvosa) che quello principale all’ospedale Spaziani (lato via Fabi).
L’obiettivo? Arginare l’invasione dell’area dell’ospedale e del pronto soccorso in occasione delle partite casalinghe del Frosinone Calcio. Il problema è ormai noto: la carenza di aree di sosta per il nuovo stadio è stata di fatto “scaricata” sull’ospedale. Che in occasione dei match casalinghi del Frosinone viene invaso dalle auto. Con soste selvagge e vere e proprie occupazioni della carreggiata. E, al momento del deflusso, lunghe code in uscita dall’area dello Spaziani, che hanno intasato anche le strade di accesso per le ambulanze. Rimaste nelle settimane scorse pericolosamente imbottigliate nel traffico. La Asl ha sollevato la questione, scrivendo anche al Prefetto. In attesa dei provvedimenti, ieri, ricorrendo a proprie risorse interne, la Asl ha fatto presidiare i due varchi di accesso allo Spaziani. Gli addetti hanno dialogato con i cittadini, lasciando sfilare coloro che erano diretti all’ospedale e chiedendo a chi si dirigeva allo stadio di scegliere possibilmente altri parcheggi. E di sostare senza intasare le aree di accesso al pronto soccorso e all’ospedale. Una mossa provvisoria, che ieri ha limitato i disagi nella cittadella della salute. Resta però il problema strutturale della viabilità e dei parcheggi. In assenza della strada di collegamento fra via Michelangelo e viale Olimpia per il transito dei tifosi ospiti, dalla Questura si è deciso di chiudere ai tifosi locali propria via Michelangelo (l’arteria di fronte al Conservatorio). E’ lì che passano le tifoserie ospiti. Situazione che ha determinato la perdita di circa 1000 posti auto previsti fra via Michelangelo e l’anello dello stadio. Oltre a limitare le soluzioni per l’approdo allo stadio da parte dei tifosi del Frosinone. Ieri non sono mancate, come al solito, lunghe code sulla Monti Lepini e in via Fabi. Con diversi tifosi provenienti dallo Scalo che, non potendo passare a piedi nei pressi del sentiero che conduce a via Michelangelo (per via dei divieti) si sono avventurati, sempre a piedi, sul tratto senza illuminazione della Monti Lepini. Con tutti i pericoli del caso Alessandro Redirossi
