Le parole del segretario PD Gatta hanno suscitato perplessità sia in seno alla maggioranza di cui i Democratici sono parte preponderante, sia nelle opposizioni che vanno all’attacco.

E’ Tarcisio Tarquini, consigliere di minoranza, a condensare in un corposo intervento sia i dubbi delle opposizioni, che le paure della gente comune in merito ai cosiddetti impianti produttivi in zona Fontana San Pietro a sud di Alatri. <<
È quasi incomprensibile – dichiara Tarquini –
la dichiarazione del segretario cittadino del PD, l’avvocato Francesca Gatta, sulla necessità che l’insediamento di “un impianto a biomasse e uno per lo smaltimento di inerti”, nella zona di Fontana San Pietro, avvenga solo ”previo accertamento dell’impatto ambientale che tali installazioni produrrebbero sul nostro territorio specialmente nelle zone limitrofe all’ipotizzato luogo di insediamento”. L’appello è rivolto all’amministrazione comunale di cui il PD cittadino è monopolista, per cui c’è da chiedersi se Gatta voglia alludere al fatto che la decisione sia stata o possa essere presa senza “accertamento dell’impatto ambientale”, una valutazione che, è bene ricordarlo, è imposta dalla legge e non si capisce perciò per quale ragione debba essere richiesta da un esponente politico come fosse un di più o una concessione illuminata>>. Dopo l’analisi politica il capo di “Alatri in Comune” parla delle richieste di spiegazioni e della preoccupazioni di tanta gente che lo ferma o gli scrive per capire cosa stia succedendo. <<
Questa sera ho ricevuto la telefonata di una signora che mi ha chiesto di essere attento e “sensibile” alla protesta che sta montando. Di una cosa sono stato convinto sin dal primo momento, e prima ancora di studiare la documentazione che ho chiesto e ricevuto dal Comune. E cioè che la decisione sui due impianti non si sarebbe dovuta prendere senza un confronto con i residenti della zona individuata. Una zona che risente, come tutto il territorio cittadino, della mancata pianificazione urbanistica, sicché non più tardi di due mesi fa, nelle vicinanze dell’area all’interno della quale si dovrebbero situare adesso i due impianti produttivi sotto accusa, il Consiglio Comunale ha approvato all’unanimità una variante per la realizzazione di un complesso sportivo che, come si può immaginare pur senza essere né medici di famiglia né ambientalisti, non è propriamente il vicinato ideale per quel tipo di insediamenti. Ma questi amministratori (e segretari politici) contano fino a dieci prima di prendere le loro decisioni? Si rendono conto, o no, che oggi non è più possibile puntare sul “fatto compiuto” per superare la faticosa, complicata, ma necessaria, fase del confronto, dell’approfondimento, della comunicazione e dell’informazione, della ricerca di un consenso informato? Alla signora che mi ha telefonato ho detto che sono a disposizione. Senza cavalcare tigri demagogiche che sfruttano le paure delle persone, ma senza trascurarle come fossero un fastidio da scansare con qualche vuoto ghirigoro politico. Da un anno, o giù di lì- conclude Tarquini-
c’è una legge che impone a livello nazionale di concordare decisioni ricadenti su ambiente e salute con le popolazioni locali, niente esclude che venga adottato in sede locale. È su questo che dovrebbe esprimersi la segretaria del PD cittadino>>.
Andrea Tagliaferri
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