Frosinone – Ferrara (Fratelli d’Italia) porta in Consiglio il no all’accordo Ceta col Canada: «Danni all’agricoltura»

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Una posizione netta contro la ratifica dell’accordo economico e commerciale globale (Ceta) tra Canada e Unione europea. Quella che il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Marco Ferrara porterà all’esame del Consiglio comunale della prossima settimana.

Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia l’accordo produrrà notevoli danni per l’agricoltura italiana e locale.«Ho voluto coinvolgere il Comune di Frosinone in questa iniziativa nazionale di Fratelli d’Italia che è diretta a sensibilizzare l’opinione pubblica e le singole comunità locali sui rischi che deriverebbero dalla ratifica da parte del Parlamento Italiano del trattato approvato lo scorso 15 febbraio 2017 dal Parlamento Europeo riguardante l’accordo economico e commerciale globale (CETA) tra il Canada e l’Unione europea, che ha il fine di liberalizzare gli scambi tra le due aree commerciali per ridurre le restrizioni e i dazi doganali applicati sulle merci, fino all’annullamento del 98% delle tariffe dell’Unione europea – spiega Ferrara – Bisogna considerare che il recepimento del trattato, anche se si tratta di una materia di competenza statale, andrà a colpire le strutture produttive agricole territoriali della città di Frosinone e della sua Provincia. I riferimenti istituzionali delle aziende agricole della Ciociaria sono rappresentati dagli Enti locali che devono essere investiti, fin da subito, del ruolo di tutela delle attività agricole che potranno essere danneggiate dall’attuazione del trattato europeo CETA. Le principali problematiche potenzialmente dannose che potrebbero derivare dal recepimento in Italia del trattato CETA per le aziende agricole nazionali e per quelle della provincia di Frosinone sono le seguenti: nel testo del trattato CETA non viene chiarito in che modo gli stati membri dell’Unione europea potranno continuare a legiferare in merito alla sicurezza alimentare e alla tutela della salute e dei lavoratori senza violare i termini dell’accordo. Il rischio paventato è quello di una deregolamentazione strisciante che indubbiamente danneggerà l’esportazione dei prodotti italiani i quali vantano maggiori standard qualitativi in merito alla salute; tale accordo porterà ad una sleale asimmetria tra le parti contraenti visti i bassi standard di tutela alimentare esercitati dal Canada che provocano un ingiusto vantaggio dovuto all’abbattimento dei costi di produzione. Le dimensioni delle imprese agricole canadesi sono, inoltre, di gran lunga superiori a quelle europee potendo quindi vantare su vaste economie di scala che notoriamente permettono una produzione maggiore con bassi costi; è totalmente assente nel trattato il principio di precauzione che al momento tutela la salute dei cittadini europei imponendo una condotta cautelativa su questioni scientificamente controverse in merito a presunti danni alla salute da parte dei prodotti agricoli. La questione riguarda al momento soprattutto il divieto o meno della coltura degli organismi geneticamente modificabili (o.g.m.), questione su cui il nostro Paese è maggiormente sensibile; nel trattato non si fa menzione della tutela dei diritti dei lavoratori e questo aspetto presenta delle forti insidie dal punto di vista sociale; uno dei Paesi maggiormente penalizzati da questo accordo è l’Italia che non vedrà salvaguardati 250 marchi riconosciuti sul territorio (Denominazione di origine protetta – Dop e Indicazione geografica protetta – Igp) su un totale di 291. Verranno, infatti, indicati solo 41 denominazioni geografiche con il conseguente danno al “made in Italy”. Il trattato contestualmente autorizza alcuni marchi che pur non essendo italiani sfruttano il cosiddetto fenomeno dell’“italian sounding”, ossia l’uso di brand che ricordano marchi e nomi dei prodotti tipicamente italiani. L’ atteso impatto negativo sull’economia agricola è oggetto di iniziative di protesta e di contestazione da parte di organizzazioni di settore come Coldiretti, Confagricoltura e altre associazioni di categoria, finalizzate alla sensibilizzazione delle istituzioni sulle conseguenze negative dell’accordo.In Italia ci sono 2.500.000 di agricoltori il cui fatturato annuo medio nazionale ammonta a 43 miliardi di euro, l’agricoltura è centrale e con il trattato CETA è ora sotto attacco. Il recepimento del trattato CETA da parte del Parlamento Italiano potrebbe determinare consistenti riduzioni di fatturato alle aziende agricole ciociare derivanti dalla diminuzione delle esportazioni verso gli altri paesi dell’Unione europea, l’impatto negativo sulle entrate potrebbe generare tagli nei costi del personale e, quindi, perdite di posti di lavoro. I rischi per la salute dei cittadini italiani potrebbero aumentare dato che, se dovesse essere approvato l’accordo CETA dal nostro Parlamento, le aziende agricole canadesi potranno vendere in Italia un grano che viene prodotto con il glifosato che è un agente chimico che in Italia è vietato. Gli agricoltori italiani attualmente non usano il glifosato che è fuorilegge in Italia dato che è sospettato di essere cancerogeno, ma se sarà ratificato il CETA in Italia i canadesi potranno legalmente vendere in Italia il grano trattato con questo agente chimico che nel marzo 2015, l’organismo internazionale IARC (International Agency for Research on Cancer) ha classificato come “probabile cancerogeno per l’uomo”. ». Lo scorso mese di luglio si è occupato del trattato CETA il dirigente di Frosinone di Fratelli d’Italia Sergio Arduini, che è al fianco del consigliere comunale Marco Ferrara in questa battaglia che vede in prima linea la leader nazionale Giorgia Meloni. Sergio Arduini, a tale riguardo, dichiara: «Vista l’importanza che riveste il trattato CETA, che è quasi sconosciuto alla maggioranza degli italiani, riteniamo doveroso portarlo alla loro attenzione data l’importanza che esso riveste per il settore agroalimentare. Ci preme parlarne anche e soprattutto in virtù della numerosissima comunità ciociara presente in Canada. I militanti di Fratelli d’Italia sono fautori del prodotto in Italia e sono, da sempre, sostenitori dell’agroalimentare a chilometri zero, quello vero. Non possiamo di certo subire supinamente l’ennesimo sgarbo ben orchestrato contro l’Italia da parte dell’Unione europea, dato che la ratifica del CETA metterà in grande difficoltà la nostra filiera agroalimentare, che è già quotidianamente violentata da prodotti falsamente spacciati per italiani. Questo trattato è l’ennesimo grande regalo alle lobby industriali internazionali del settore agroalimentare, i cui criteri di applicazione infieriscono ancora di più sul prodotto italiano»  
 
 
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