Dopo alcune multe per le prostitute, a Frosinone arriva la prima multa comminata a un cliente, a seguito dell’ordinanza emanata il 10 agosto dal sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani nell’ambito dei provvedimenti messi in campo da diversi sindaci del territorio con il coordinamento della Prefettura.
«Per contrastare il fenomeno della prostituzione sul territorio comunale, si sono intensificati i controlli e le operazioni delle forze dell’ordine e della Polizia locale guidata dal comandante Donato Mauro e dal capitano Giancarlo Tofani – dicono dal Comune – I vigili urbani, nell’ambito degli interventi volti a garantire, quotidianamente, la sicurezza dei cittadini e l’osservanza al provvedimento, hanno elevato 5 contravvenzioni ad altrettante donne che esercitavano il meretricio in zona Asi: qui, in abbigliamento succinto, erano intente all’adescamento di potenziali clienti». La multa è scattata anche per il primo cliente, a 12 giorni dall’entrata in vigore dell’ordinanza. «È stato multato, da parte della municipale, il primo cliente delle prostitute, controllato, al momento della contrattazione, sulla pubblica via, di sesso a pagamento e, dunque, in violazione dell’ordinanza del sindaco – di legge nella nota del Comune – Il quarantenne, residente nella zona sud della provincia di Frosinone, è stato dunque sanzionato in via dell’Industria, dopo che gli operanti hanno rilevato che lo stazionamento dell’autovettura era, inequivocabilmente, finalizzato a concordare le modalità per l’esercizio effettivo degli atti di prostituzione, da parte di alcune donne presenti sul margine della strada. Il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani, ha emesso la relativa ordinanza, con il coordinamento della Prefettura, per porre freno ai comportamenti connessi alla prostituzione che, oltre a derivare da sfruttamento di vite umane, possono offendere la pubblica decenza per le modalità con cui si manifestano, turbando gravemen
te il libero utilizzo degli spazi pubblici o la fruizione a cui sono destinati, rappresentando, anche, un elemento di pericolosità. Il provvedimento sarà valido in via sperimentale fino al 30 settembre (con possibilità di reiterazione, in caso dia esiti giudicati positivamente) e prevede il divieto a chiunque di porre in essere comportamenti diretti, in modo non equivoco o anche allusivo, ad offrire prestazioni sessuali a pagamento, oppure mediante abbigliamento indecoroso o che mostri nudità. E’ vietato chiedere informazioni a soggetti che realizzino i comportamenti sopra descritti, così come si proibisce il concordare l’acquisizione di prestazioni sessuali a pagamento. Se l’interessato è a bordo di un veicolo, la violazione si concretizza anche con la semplice fermata. Le violazioni, in tal senso, comporteranno sanzioni da un minimo di 25 euro a un massimo di 500 euro».
A fronte di tale provvedimento la prostituzione non è certamente sparita nell‘area Asi e in zona Selva dei Muli dove, anche nelle prime ore del mattino, ci si può imbattere in diverse prostitute a bordo strada e nel via vai di clienti. A bocciare misure come l’ordinanza messa in campo dal sindaco di Frosinone e non solo è il movimento di Pippo Civati, “Possibile”, tramite il referente Gianmarco Capogna che afferma: «Serve un tavolo operativo capace di mettere insieme tutti gli attori interessati, pubblici, istituzionali ma anche associativi, capaci di contrastare i fenomeni di illegalità e offrire anche sostegno a chi ha bisogno di una exit strategy che li porti via dalla strada. La lotta alla tratta, allo sfruttamento e alla prostituzione obbligata deve passare da chi ne gestisce il racket non da chi ne è vittima che può essere multata e fermata, anche perché la prostituzione non è prevista come reato. Rimangono altre perplessità sull’ordinanza – aggiunge Capogna – Oltre alla durata anche il fatto che la prostituzione possa essere relegata ad un fenomeno contrario al buoncostume. Non si può pensare di andare nella direzione per cui anche solo un abbigliamento indecoroso possa essere sinonimo di contrasto alla legalità. Dopotutto la domanda sorge spontanea: quale è il confine tra decoro e indecenza? È chiaro a tutti che essere nudi in mezzo ad una strada, come spesso accade a chi è obbligato a vendere il proprio corpo, possa essere un fenomeno indecoroso, ma per qualcuno potrebbe anche esserlo un pantaloncino troppo corto o una maglietta scollata, un velo oppure un determinato tipo di abito. Il decoro non può essere considerato un principio giuridico in quanto soggettivo e non oggettivo ed in uno stato di diritto, il diritto, appunto, deve essere uguale per tutti. La prostituzione non è questione di “buoncostume” ma di diritti, libertà e autodeterminazione, tre elementi che le persone che osserviamo in alcune strade delle nostre città, d’estate come d’inverno, hanno perso insieme con la loro dignità. Inoltre non possiamo di certo nasconderci dietro una foglia di fico: la prostituzione esiste da sempre e da sempre si è contraddistinta tra chi la sceglie come attività volontaria e chi invece, per cause economiche, sociali o di sfruttamento, la subisce come un obbligo.Di fronte ai sex workers volontari, donne, uomini e persone transessuali, serve una discussione ampia e laica che consideri anche una regolamentazione con norme chiare e precise, non solo sul piano economico e fiscale ma anche su quello delle tutele socio-sanitarie».
A.Red.
