Nessuna immediata reintegra per Isabella Mastrobuono al timone della Asl di Frosinone e nessun annullamento per gli atti con cui la Regione le aveva nuovamente sbattuto la porta in faccia lo scorso gennaio proseguendo sulla strada del commissariamento della Azienda sanitaria locale (affidata ancora a Luigi Macchitella). È quanto viene dalle due sentenze del Tar di Roma pubblicate questa mattina, che segnano un’altra puntata nella lunga querelle fra l’ex manager della Asl e la Regione Lazio.
Nell’ottobre del 2015, in un clima politico infuocato, si registrò la cacciata dell’allora manager della Asl, la dottoressa Isabella Mastrobuono, a opera della Regione Lazio per via delle valutazioni sul suo operato da parte dell’Oiv: il presidente Zingaretti, commissario ad acta per la sanità regionale, non l’aveva confermata come direttore generale della Asl. Si aprì così la stagione del commissariamento della sanità provinciale sotto la guida di Luigi Macchitella. Ma la Mastrobuono impugnò quel provvedimento, vincendo la battaglia davanti al Tar nel gennaio 2017: in sostanza la manager per il Tribunale non doveva essere “bocciata” e non si doveva dare il là al Commissariamento della Asl di Frosinone. La rivincita della Mastrobuono sulla Regione (con annessi profili economici da non sottovalutare per la Pisana rispetto alle retribuzioni pregresse) non si è però concretizzata in un reintegro della ex manager alla guida della Asl di Frosinone. Così la Mastrobuono (il cui contratto era comunque in scadenza nel febbraio 2017) ha percorso la strada del giudizio di ottemperanza di fronte al Tar per ottenere l’applicazione della sentenza a suo favore. E ha impugnato anche i provvedimenti con i quali, il 26 gennaio scorso, la Giunta regionale non l’ha reintegrata come direttore generale della Asl e ha disposto invece il Commissariamento dell’azienda sanitaria (a guida Macchitella). Il Tar, però, con le due sentenze di questa mattina non ha né reintegrato la Mastrobuono, né annullato il Commissariamento della Asl deciso con delibera regionale di fine gennaio scorso. In sostanza il tribunale amministrativo ha riconosciuto – come sostenuto dalla Regione – che l’incarico di direttore generale non poteva essere più conferito alla dottoressa Mastrobuono, in quanto l’ex manager ha assunto dal 13 ottobre 2016 l’incarico di direttore sanitario della casa di cura Nuova Villa Claudia di Roma, struttura accreditata presso il sistema sanitario regionale. La legge impedisce che l’incarico di direttore generale di un Asl possa essere attribuito a chi, nei 2 anni precedenti, abbia svolto incarichi in enti privati regolati o finanziati dal sistema sanitario regionale pubblico. Il Tar non ha accettato nemmeno la tesi in base alla quale questo “ostacolo” potesse essere rimosso per via della «necessità esistenziale» in cui si sarebbe trovata la Mastrobuono dopo la cacciata della Asl e prima della vittoria di inizio 2017 di fronte al Tar. Dunque niente reintegra per la Mastrobuono. Con gli atti che hanno determinato il commissariamento della Asl nel 2017 e il nuovo incarico dello scorso febbraio a Macchitella salvi. In attesa della prossima puntata della querelle. Alessandro Redirossi
