Veroli – Biblioteca Giovardiana, censimento dei manoscritti etiopici

Alessandra Cinelli
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I manoscritti etiopici conservati nella «Biblioteca Giovardiana» di Veroli sono stati inseriti in un progetto internazionale di censimento e di studio dell’Università di Amburgo.

La valorizzazione del fondo dei manoscritti etiopici della «Biblioteca Giovardiana» è stato promosso dal prof. Alessandro Bausi dell’Università di Amburgo in qualità di direttore dello Hiob–Ludolf–Zentrum für Äthiopistik, la più importante istituzione europea per gli studi etiopici ed in particolare dei manoscritti. Il progetto, che viene svolto a livello internazionale, ha per oggetto il censimento di tutti i manoscritti eritrei esistenti. In particolare prevede: la descrizione codicologica dei manoscritti, la digitalizzazione ed analisi del materiale pergamenaceo attraverso la raccolta di alcuni campioni di pergamena sui quali verrà effettuata un’analisi biochimica dai laboratori del dipartimento di Biologia dell’Università di York. Le informazioni raccolte serviranno a valorizzare il fondo attraverso la redazione di un catalogo, la realizzazione di convegni e articoli dando visibilità al patrimonio e alla sua attuale collocazione. I collaboratori del prof. Bausi che hanno lavorato a Veroli da giovedì 29 giugno a sabato primo luglio sono stati: la dott.ssa Antonella Brita, coordinatrice del progetto “Atti di Martiri in Etiopia”; la dott.ssa Susanne Hummel, per il dizionario digitale e lo studio dell’evoluzione del lessico etiopico; il dott. Massimo Villa, per l’acquisizione dei dati di catalogazione in formato digitale e il sig. Karsten Helmholz incaricato della digitalizzazione e gestione del database del CSMC. I manoscritti etiopici conservati presso la «Biblioteca Giovardiana» sono attualmente nove, databili dal XVI al XIX secolo, e vi sono stati donati dal dott. G. Quattrociocchi, medico della Croce Rossa durante la guerra italo–abissina, che li acquistò in Eritrea verso il 1895. Alcuni manoscritti sono stati purtroppo trafugati intorno agli anni Settanta del secolo scorso e mai più ritrovati.
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