Nel breve ma vigoroso intervento delle 13, sabato scorso, il presidente Antonio Tajani azzardò il presagio, ben più che un auspicio, di quello che sarebbe accaduto domenica 25 giugno ai ballottaggi per le amministrative.
Il messaggio, chiarissimo, indirizzato ai presenti ma soprattutto agli alleati capricciosi, a volte recalcitranti “senza Berlusconi non esiste il centrodestra; e Forza Italia ne è il motore, non la ruota di scorta!”. Un monito forte, un azzardo; un impegno, per il presidente del Parlamento Europeo, da una Fiuggi che è stata spartiacque per ogni rivoluzione politica del Paese, sia di destra che di sinistra. Nonostante il decreto domenicale per le Banche Venete, che probabilmente ha influito sull’unica vittoria seria del centrosinistra, quella di Padova, Forza Italia ha trionfato, e Tajani appariva convincente, il giorno prima al GH Palazzo della Fonte. La luce che gli faceva da sfondo tra i tendaggi della finestra, a mo’ di sipario, donava un’accattivante scenografia, la consacrazione dell’erede del Cavaliere. Jackal
