(di Aldo Affinati) Perdere anche la pallacanestro significherebbe rimanere in mutande… Non soltanto per una questione sportiva, ma anche sociale. Lo sport, infatti, è anche aggregazione e strumento di crescita sociale. La città di Ferentino dopo aver perduto il calcio di un certo livello (serie D), ora sta per salutare definitivamente anche il basket professionistico (A2). Male. Molto male.
La situazione non è da sottovalutare affatto. Farebbe bene il Comune a muoversi tempestivamente (sempre se è ancora in tempo), attraverso il suo assessorato allo sport, per cercare di scongiurare la calata del sipario, in breve per cercare di salvare il salvabile, a beneficio prima di tutto dei giovani della città. Lo sport è anche un diversivo che fa bene ai giovani e meno giovani, che a Ferentino non hanno granché da fare per ammazzare il tempo come si suol dire. Non solo questo. Ogni qualvolta che arriva l’estate ragazzi e bambini (con i propri genitori), non avendo la possibilità di usufruire di una piscina pubblica, sono costretti a migrare altrove, nei centri del circondario che, a differenza di Ferentino, vantano una piscina comunale, da anni. Se ne riparlerà sicuramente nella prossima campagna elettorale della piscina. Poi però i giovani della città gigliata ad ogni estate, puntualmente, per un bagno, per una nuotata, per trascorrere qualche ora di relax e per un po’ di refrigerio devono lasciare Ferentino per raggiungere altre mete. Intanto il palasport cittadino sta per chiudere i battenti e molto probabilmente lo spettacolo della palla a spicchi è già solo un ricordo, poiché è già in viaggio verso Cagliari (foto da Ferentino Basket). Al. Aff.
