(di Alessandro Andrelli) È ormai noto a tutti che il Consiglio comunale di fine aprile è stato il momento più buio della democrazia sorana (clicca qui) E non perché la minoranza ha abbandonato l’aula all’approvazione del Bilancio di Previsione (altro di certo non poteva fare in segno di massima protesta). E non perché Pintori con la propria pregiudiziale ha correttamente evidenziato il mancato rispetto dello Statuto comunale e conseguentemente la nullità dell’atto approvato (tale azione in un paese serio avrebbe causato lo scioglimento del Consiglio comunale ed avrebbe portato Sora alle urne!). E non perché con tattica ed astuzia la maggioranza ha schermato e protetto il Segretario comunale, impedendo ai consiglieri di minoranza di avere risposte da una figura tecnica che dovrebbe essere a supporto di tutta l’amministrazione e non solo della maggioranza.
Il momento più buio della democrazia sorana, si è concretizzato nelle parole e nelle giustificazioni del sindaco che, a mezzo stampa, è stato capace di dire di tutto e di più per difendere l’indifendibile. È, infatti, impossibile non ricordare il comunicato di De Donatis apparso il 3 maggio scorso, in cui il primo cittadino elevandosi giurista su un immaginario pulpito del diritto, in tono solenne e cattedratico, ammonisce Pintori accusandolo di fare “solo una mera è stucchevole interpretazione letterale del dictum dell’articolo” e gli ricorda che “esiste una precisa gerarchia, esemplificando, Trattati internazionali, Direttive e regolamenti europei, Costituzione, Leggi parlamentari e regionali, Statuti e regolamenti”. A queste frasi così solenni e sentenziose, meno di dieci giorni dopo, segue in Comune un incontro di formazione sul Codice di Comportamento del Dipendente Pubblico e sul regolamento comunale da questo derivato. Il corso ha visto il Segretario spiegare, a tutti i dipendenti dell’Ente (con tono talmente serio da apparire ai più intimidatorio) il corretto comportamento da tenere, illustrando le possibili sanzioni e conseguenze di parole, abitudini e gesti scorretti. Voci di palazzo raccontano che durante le quasi due ore di corso, il Segretario comunale ha ripetuto per circa venti volte la parola “licenziamento”. Nel dettaglio sembrerebbe che il nocciolo della questione sarebbe stato informare i dipendenti che nessuno di loro può esprimere considerazioni sull’operato dell’amministrazione. Sarebbe stato specificato che l’assoluto silenzio in merito (pena sempre il licenziamento!!!), sancito dall’imparzialità dovuta dal dipendente pubblico, deve essere rigorosamente rispettato non solo nei corridoi e negli uffici, ma anche fuori dall’orario di lavoro con gli amici, chiacchierando di fronte ad un caffè o ad una pizza. In tantissimi raccontano che il corso di formazione è apparso come un incontro volto a zittire i dipendenti. I mormorii, giunti fuori dalle mura del palazzo, raccontano che sembrava di essere capitati in un film di SS e Gestapo nazista oppure di KGB e spionaggio russo (con la parola “licenziamento” ripetuta all’infinito) e non in un corso di aggiornamento volto ad illustrare (solo oggi!!!) un Codice approvato ben quattro anni fa (2013) ed un regolamento comunale approvato più di un anno fa. Voci vicine ai poteri di palazzo dicono che tale incontro sia stato fortemente voluto dalla maggioranza, che invece di pensare a risolvere i problemi della città e del Comune, azione per la quale dimostra quotidiana incapacità politica, vuole soltanto reprimere e zittire le critiche, inevitabili di fronte al peggior modo di amministrare, Sora e l’Ente comunale, degli ultimi 30 anni. Non meraviglierebbe, comunque, quest’ultimo (almeno per il momento!) tassello di terrore, che segue quella che è stata definita, da voce unanime per la città intera, la riorganizzazione degli uffici comunali, volta a punire i dissidenti, a spostare chi doveva essere castigato e ad isolare in posti blindati chi dava fastidio, senza tener conto delle capacità, dei titoli e delle intelligenze. Il tutto mascherato da un riassetto generale che di fatto, nonostante atti deliberativi e dirigenziali che dicano ben altro, ha riguardato pochi, lasciando persone ad operare in uffici che non risultano essere più i propri. A fronte di uno scenario complessivo che, se non fosse ridicolo, sarebbe davvero patetico, forse perché attuato da persone di cui stiamo ancora cercando di individuare le capacità sbandierate in campagna elettorale, prendiamo spunto dalla tanto declamata (dal sindaco in persona) gerarchia legislativa ed informiamo tutti che la Costituzione europea (29/10/2004) all’art. 71 garantisce ad ogni persona la libertà di espressione e di opinione e che la Costituzione Italiana all’art. 21 sancisce che tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola. Entrambi questi articoli ritrovano conferma nel Primo Emendamento della Costituzione statunitense, che rappresenta la Costituzione della più grande democrazia del mondo. Quindi fermo restando il rispetto delle leggi, degli Statuti e dei Regolamenti (cosa che dovrebbe valere anche per l’operato dell’amministrazione De Donatis, che forse dovrebbe fare un corso di aggiornamento in proposito), ogni persona gode della libertà di pensiero e di parola, perché (evviva Dio!!!) siamo in un paese libero. La città ha bisogno di un’amministrazione operativa e valida che risolva gli infiniti problemi quotidiani, non necessita di demagogia, fantapolitica o repressioni di pensiero. De Donatis e la sua maggioranza pensi a fare ed a fare bene, in modo tale che nessuno possa dire, a fronte dell’evidenza dei fatti, niente di negativo. A quasi un anno di legislatura passato tra chiacchiere inutili e riorganizzazioni che di fatto non funzionano, cosa dimostrata e resa evidente da ogni quartiere della città e dall’immobilità di ogni ufficio comunale, Sora continua terribilmente a soffrire! Alessandro Andrelli
