Regione – Lavoro, la ricerca Ugl: “Cinque milioni di giovani in evidente stato di difficoltà”

Irene Mizzoni
51 MIn Lettura
“Non è un Paese per giovani è il titolo di una ricerca dell’Ugl Giovani ma è anche la sintesi di una delle nostre più grandi preoccupazioni: il nostro è un Paese fermo e stagnante, così come lo sono le prospettive e la vita stessa dei giovani, delle famiglie, degli anziani. Noi siamo qui per ragionare, per proporre soluzioni, per contribuire a rifondare una Italia migliore, così come grazie al sudore e alla forza degli uomini e della politica è stata fondata Latina”. Lo ha sottolineato il segretario generale Ugl, Francesco Paolo Capone, presentando a Latina nel corso di una conferenza stampa i risultati di una ricerca dell’Ugl Giovani e aprendo ufficialmente le due giornate di confronto politico e sindacale che precedono la Festa del Primo Maggio.

Secondo la ricerca “il numero di disoccupati in Italia è inesorabilmente cresciuto nell’ultimo decennio. Nel 2007 le persone in cerca di occupazione risultavano quasi 1,5 milioni. A distanza di 10 anni il numero è raddoppiato. Oggi i disoccupati sono poco più di 3 milioni (media 2016). Se a questi si aggiungono altri 2 milioni circa dei cosiddetti scoraggiati, stiamo discutendo di un bacino di circa 5 milioni di giovani in evidente stato di difficoltà”. “A Latina – ha aggiunto Daniele Morello di Ugl Giovani – l’occupazione segna un record storico negativo pari soli 36,7% di giovani che lavorano e per giunta con stipendi medi di 1000 euro”. “In media in Italia solo 40 giovani (15-34 anni) su 100 hanno un’occupazione.– è scritto nel rapporto – Ma il dato territoriale mostra differenze notevoli. Se, infatti, in territori quali la Provincia Autonoma di Bolzano, l’Emilia Romagna e la Lombardia l’occupazione tra i 15 e i 34 anni è superiore al 50%, in Calabria, Sicilia, Campania e Puglia risultano occupati meno di 30 giovani su 100 (valori al 2016)”. La ricerca approfondisce anche il rapporto con il web tra i giovani per la ricerca del lavoro. Linkedin ad aprile 2017 raccoglieva nella piattaforma circa 5,5 milioni di curriculum di giovani Italiani sino a 34 anni, mentre anche Facebook vede sempre più aziende presenti al proprio interno. L’Istat calcola che il 39,2% delle imprese italiane più strutturate abbiano una presenza almeno su un social media. Nonostante l’avvicinamento al web social da parte di molte imprese, su Linkedin, ad esempio, a fronte di 4 milioni di profili aziendali solo 42 mila aziende italiane erano quest’anno alla ricerca di personale. L’Istat rileva, del resto, che solo il 12,4% delle imprese considera effettivamente strategico il digitale scegliendo di utilizzare personale interno appositamente dedicato alle funzioni Ict, Web e Social.   Ecco la ricerca completa:   Non è un Paese per Giovani Il rischio di perdersi un’intera generazione   Sommario  
  1. I numeri del lavoro in Italia. 4
  2. Giovani istruiti ma disoccupati e scoraggiati 9
  3. I giovani nell’Italia a più velocità. 10
  4. I social network sempre più diffusi tra i giovani: ma le aziende stentano ad utilizzarli nella ricerca di lavoro. 17
  5. La capacità delle economie più avanzate di attrarre talenti on line e gli effetti sulla fuga di giovani cervelli 24
   

1.                I numeri del lavoro in Italia

Quando si discute di lavoro e si intende porre l’accento sulla condizione, più o meno complessa, che talune categorie di soggetti vivono nel Paese, il riferimento a dati e indicatori appare necessario. Tuttavia, in questa sede tenteremo di adottare un approccio differente che, pur partendo dai numeri, non trascuri, in nessun momento, un aspetto che riteniamo centrale: dietro quelle cifre, dietro quei valori percentuali, talvolta difficili da comprendere, vi sono donne e uomini che quotidianamente lottano per conservare un posto di lavoro o faticano per ottenerne uno. L’utilizzo che faremo delle statistiche sarà unicamente funzionale a descrivere, nella sua realtà più concreta, il mercato del lavoro in Italia e in alcune aree del Paese che viaggiano a velocità ridotta o ridottissima. Crediamo che l’affermazione “in Italia il tasso di disoccupazione è pari all’11,7%” sia meno incisiva e renda meno di quella con cui si ammette che “il numero di disoccupati sia inesorabilmente cresciuto nell’ultimo decennio e che oggi siano oltre 3 milioni le persone alla ricerca di un lavoro[1]. Se a queste aggiungiamo altri due milioni circa di individui che hanno smesso di cercarne uno per il solo fatto di ritenere vano ogni loro tentativo, i cosiddetti scoraggiati[2], stiamo discutendo di un bacino di circa 5 milioni di uomini e donne in evidente stato di difficoltà (tav.1). Di questi poco meno di due milioni hanno un’età pari o inferiore ai 34 anni. Tav. 1 – Popolazione per età e condizione. Anno 2016. Italia
Età Occupati Disoccupati Scoraggiati Disoccupati + Scoraggiati Popolazione
15-24 977.497 593.259 155.362 748.622 5.903.608
25-34 4.074.270 873.927 300.724 1.174.651 6.760.848
35-44 6.394.819 706.261 376.934 1.083.195 8.799.548
45-54 6.898.883 591.153 528.318 1.119.471 9.667.090
55-64 3.895.676 237.421 383.611 621.033 7.739.844
65-74 436.735 10.015 81.065 91.080 6.500.678
Totale 22.677.878 3.012.037 1.826.014 4.838.051 45.371.615
Fonte: Elaborazione UGL lab su dati Istat I grafici presentati in figura 1 consentono di prendere in esame proprio questo aspetto. La parte sinistra riporta, infatti, la distribuzione per età dei disoccupati, la parte destra propone la medesima distribuzione questa volta per disoccupati e scoraggiati considerati complessivamente. Emerge chiaramente come un disoccupato su due in Italia abbia un’età compresa tra i 15 e i 34 anni. Includendo in tale computo anche gli scoraggiati, la percentuale di giovani rimane comunque molto elevata, il 40% circa.   Fig.1 – Disoccupati e Scoraggiati per classe d’età. Composizione percentuale Fonte: Elaborazione UGL lab su dati Istat Le tavole di seguito proposte (2-4) consentono di analizzare in che modo sia variata negli anni la composizione della popolazione rispetto alla condizione lavorativa. In particolare, prendendo in esame l’ultimo decennio è possibile osservare come il numero di occupati sia calato a livello generale di 168 mila unità. Ma è nel confronto generazionale che si riscontrano le maggiori criticità:
  • i giovani tra i 15 e i 24 anni che avevano un lavoro nel 2007 erano circa 1,5 milioni. Nel 2016 risultano poco meno di 1 milione. Pertanto sono circa 500 mila gli occupati in meno in questa fascia d’età.
  • tra i 25 e i 34 anni si segnala il crollo dell’occupazione. Dieci anni fa erano 5,6 milioni i lavoratori. Oggi gli occupati sono appena 4 milioni.
  • considerazioni analoghe valgono per i lavoratori tra i 35 e i 44 anni che passano, nello stesso periodo, dagli oltre 7 milioni a poco meno di 6,4 milioni.
  • crescono invece gli occupati per gli over 45: +1,1 milione tra i 45 e i 54 anni; +1,5 milioni tra i 55 e i 64 anni, 108 mila occupati in più nella fascia 65-74 anni.
            Tav. 2 – Occupati 2007-2016 per età. Italia
Età 2007 2016 Var. Ass. (2016-2007)
15-24 1.455.674 977.497 -478.177
25-34 5.626.815 4.074.270 -1.552.546
35-44 7.256.825 6.394.819 -862.006
45-54 5.792.877 6.898.883 1.106.005
55-64 2.385.193 3.895.676 1.510.483
65-74 328.718 436.735 108.017
15-74 22.846.101 22.677.878 -168.223
Fonte: Elaborazione UGL lab su dati Istat Analogamente la tavola 3 consente di ricostruire la dinamica della disoccupazione nello stesso periodo. In questo caso la situazione appare ancora più netta e lascia pochissimi spazi ad interpretazioni. Nel 2007 le persone in cerca di occupazione risultavano quasi 1,5 milioni. A distanza di 10 anni il numero è raddoppiato. Oggi i disoccupati sono poco più di 3 milioni (dato al 2016, ultimo disponibile in media annua). Incrementi si segnalano in ogni fascia d’età. In particolare le categorie dei 25-34enni e dei 45-54enni sono quelle che hanno fatto registrare le maggiori variazioni. Tav. 3 – Disoccupati 2007-2016 per età. Italia
Età 2007 2016 Var. Ass. (2016-2007)
15-24 372.164 593.259 221.095
25-34 507.419 873.927 366.508
35-44 352.912 706.261 353.349
45-54 187.033 591.153 404.119
55-64 58.869 237.421 178.552
65-74 2.503 10.015 7.512
15-74 1.480.901 3.012.037 1.531.136
Fonte: Elaborazione UGL lab su dati Istat Sin dalle prime pagine della presente relazione abbiamo ribadito la necessità di fornire una lettura dei dati statistici oltre quella convenzionalmente proposta, e proprio in quest’ottica abbiamo ritenuto di dover prestare un’attenzione particolare ai soggetti scoraggiati. La nostra scelta di considerarli congiuntamente ai disoccupati va esattamente in questa direzione. Se da un punto di vista statistico, infatti, la distinzione disoccupati – scoraggiati può in qualche modo trovare ragione d’essere[3], qualunque considerazione di carattere fenomenologico non può invece prescindere da un’attenta valutazione di prossimità tra queste due categorie. Ebbene gli scoraggiati nell’ultimo decennio sono aumentati di 463 mila unità, a conferma di un mercato del lavoro che pare aver relegato ai margini un gruppo sempre più nutrito di individui. Tav. 4 – Scoraggiati 2007-2016 per età. Italia
Età 2007 2016 Var. Ass. (2016-2007)
15-24 188.460 155.362 -33.097
25-34 234.555 300.724 66.168
35-44 324.108 376.934 52.826
45-54 309.399 528.318 218.920
55-64 215.968 383.611 167.643
65-74 89.972 81.065 -8.906
15-74 1.362.461 1.826.014 463.553
Fonte: Elaborazione UGL lab su dati Istat Per effetto dei dati appena esposti, si osserva come il tasso di occupazione abbia fatto segnare, a livello generale, un calo di 1,4 punti percentuali (tra i 15 e i 64 anni). Nello specifico, con riferimento alle singole fasce d’età, emerge che tra il 2007 e il 2016:
  • il tasso di occupazione giovanile 15-24 anni è calato di 8 punti percentuali (p.p.);
  • tra i 25 e i 34 anni tale riduzione è stata addirittura di 10 punti;
  • anche i 35-44enni hanno fatto segnare performance negative (- 4 p.p.);
  • in aumento è il solo tasso di occupazione degli over 55.
  Tav. 5 – Tasso di occupazione 2007-2016 per età. Italia
Età 2007 2016 Var. (2016-2007)
15-24 24,5 16,6 -8,0
25-34 70,1 60,3 -9,9
35-44 76,6 72,7 -4,0
45-54 72,9 71,4 -1,5
55-64 33,7 50,3 16,7
65-74 5,4 6,7 1,4
15-64 58,6 57,2 -1,4
15-74 51,2 50,0 -1,3
Fonte: Elaborazione UGL lab su dati Istat Di riflesso aumentano in maniera considerevole i tassi di disoccupazione giovanili. Nell’arco di un decennio l’incidenza dei giovani in cerca di lavoro (sul totale delle forze lavoro) passa dal 20,4% al 37,8% per gli under 25 e dall’8,3% al 17,7% per i soggetti con un’età compresa tra i 25 e i 34 anni.     Tav. 6 – Tasso di disoccupazione 2007-2016 per età. Italia
Età 2007 2016 Var. (2016-2007)
15-24 20,4 37,8 17,4
25-34 8,3 17,7 9,4
35-44 4,6 9,9 5,3
45-54 3,1 7,9 4,8
55-64 2,4 5,7 3,3
65-74 0,8 2,2 1,5
15-74 6,1 11,7 5,6
Fonte: Elaborazione UGL lab su dati Istat    

2.                Giovani istruiti ma disoccupati e scoraggiati

Nelle pagine precedenti è stato osservato come il numero di giovani tra i 15 e i 34 anni alla ricerca di un lavoro o scoraggiati sia, nel nostro Paese, incessantemente cresciuto nel corso dell’ultimo decennio, raggiungendo dimensioni allarmanti. In questo paragrafo si intende restituire qualche informazione aggiuntiva in merito ad alcune delle loro principali caratteristiche. Su un bacino complessivo di circa 2 milioni di individui, gli uomini rappresentano il 52%. Scomponendo il dato emerge però abbastanza chiaramente come lo scoraggiamento prevalga tra le donne. Su 456 mila giovani scoraggiati sono infatti oltre 242 mila le donne (tav.7). Il dato sull’istruzione obbliga a superare alcuni luoghi comuni. I giovani disoccupati o scoraggiati hanno studiato e talvolta tanto. Nel 62% dei casi, infatti, possiedono almeno un diploma di scuola superiore e nel 13% circa hanno conseguito una laurea (tav.8). Tav. 7 – Disoccupati e Scoraggiati tra i 15 e i 34 anni per titolo di studio e genere. Valori assoluti. Italia – 2016.
Titolo di studio Disoccupati Scoraggiati Disoccupati+ Scoraggiati
Fino a licenza elementare 28.006 21.670 49.676
Licenza media 455.918 208.911 664.829
Diploma 759.933 196.203 956.136
Laurea 223.330 29.302 252.632
 
Femmine 680.211 242.673 922.884
Maschi 786.975 213.413 1.000.389
 
Totale 15-34 anni 1.467.186 456.086 1.923.272
Fonte: Elaborazione UGL lab su dati Istat Tav. 8 – Disoccupati e Scoraggiati tra i 15 e i 34 anni per titolo di studio e genere. Valori percentuali.  Italia – 2016.
Titolo di studio Disoccupati Scoraggiati Disoccupati+ Scoraggiati
Fino a licenza elementare 1,9 4,8 2,6
Licenza media 31,1 45,8 34,6
Diploma 51,8 43,0 49,7
Laurea 15,2 6,4 13,1
 
Femmine 46,4 53,2 48,0
Maschi 53,6 46,8 52,0
 
Totale 15-34 anni 100,0 100,0 100,0
Fonte: Elaborazione UGL lab su dati Istat

3.                I giovani nell’Italia a più velocità

Quanto conta per un giovane, in termini di opportunità professionali e lavorative, crescere in una regione piuttosto che in un’altra? In questo paragrafo tenteremo di dare una risposta a questo interrogativo, mettendo a confronto i livelli di occupazione e disoccupazione dei giovani nelle regioni e nelle province italiane. La figura 2 propone la graduatoria delle regioni italiane rispetto al livello di inserimento nel mercato del lavoro dei giovani tra i 15 e i 34 anni. Come visto in precedenza, in Italia il tasso d’occupazione è pari al 39,9%. Ciò sta ad indicare che solo 40 giovani su 100 hanno un’occupazione. Il dato per regione mostra differenze notevoli. Se infatti in territori quali la Provincia autonoma di Bolzano, l’Emilia Romagna e la Lombardia l’occupazione in questa fascia d’età è superiore al 50%, in Calabria, Sicilia, Campania e Puglia risultano occupati meno di 30 giovani su 100.   Fig.2 – Tasso di occupazione 15-34 anni. Italia – 2016. Fonte: Elaborazione UGL lab su dati Istat Considerazioni analoghe valgono per la disoccupazione. A fronte di un tasso medio tra i 15 e i 34 anni del 22,5%, la Calabria con il 43,5% è la regione d’Italia in cui i giovani vivono le condizioni più critiche, seguiti dai coetanei siciliani (38,7%), campani (35,8%), pugliesi e sardi rispettivamente con il 35,2% e il 35,1% (fig.3). Fig.3 – Tasso di disoccupazione 15-34 anni. Italia – 2016. Fonte: Elaborazione UGL lab su dati Istat Le seguenti tavole propongono la distribuzione dei disoccupati e degli scoraggiati, in termini assoluti e relativi, per regione ed età. Come detto in precedenza, 1 disoccupato su 2 in Italia ha meno di 34 anni. Sono, infatti, circa 1,47 milioni i giovani in cerca di lavoro a fronte di un numero complessivo di disoccupati pari a 3 milioni. Il Molise (54,7%), seguito da Calabria (53,6%) e Puglia (52,7%), è la regione in cui la quota di giovani tra i disoccupati è più elevata. Di contro, in Toscana, valore più basso a livello nazionale, i giovani rappresentano il 42% del numero complessivo delle persone in cerca (tavv. 9 -10). Le tavole 11 e 12 fanno, invece, riferimento al totale dei disoccupati e degli scoraggiati. Valgono le medesime considerazioni: le regioni del Sud Italia sono quelle in cui la quota di giovani tra i disoccupati e scoraggiati è significativamente più elevata, a conferma di un mercato del lavoro che pare offrire modeste opportunità lavorative alle nuove generazioni.     Tav. 9 – Disoccupati per età e regione di residenza. Valori assoluti. 2016
Regioni 15-34 35-44 45-54 55 e oltre totale
15-24 25-34
ABRUZZO 11.858 18.448 30.306 17.406 13.910 5.278 66.901
BASILICATA 4.670 10.512 15.182 6.591 6.153 1.557 29.482
BOLZANO 1.906 2.370 4.276 1.920 2.266 1.189 9.651
CALABRIA 26.960 57.522 84.482 38.402 25.326 9.446 157.656
CAMPANIA 83.561 132.967 216.528 97.877 76.179 27.891 418.475
EMILIA-ROMAGNA 24.924 36.903 61.827 37.886 32.064 14.992 146.769
FRIULI-VENEZIA GIULIA 8.227 10.588 18.815 9.571 8.273 3.979 40.637
LAZIO 55.731 82.896 138.626 71.523 58.596 23.755 292.501
LIGURIA 12.707 16.943 29.650 15.231 14.331 6.550 65.763
LOMBARDIA 79.356 80.201 159.557 80.686 74.368 31.129 345.740
MARCHE 12.711 21.620 34.330 15.566 16.957 6.672 73.526
MOLISE 2.708 5.807 8.514 3.973 2.352 720 15.558
PIEMONTE 38.732 51.835 90.567 40.387 35.272 20.523 186.749
PUGLIA 59.283 92.173 151.456 64.227 49.391 22.575 287.649
SARDEGNA 19.785 37.067 56.851 31.119 21.131 8.092 117.194
SICILIA 83.712 115.810 199.522 86.416 69.047 28.044 383.029
TOSCANA 30.331 38.568 68.899 39.070 39.342 16.707 164.017
TRENTO 3.703 4.070 7.773 3.599 3.646 1.958 16.975
UMBRIA 6.840 11.674 18.514 8.903 7.471 2.606 37.494
VALLE D’AOSTA 990 1.268 2.257 1.049 1.206 656 5.169
VENETO 24.568 44.684 69.252 34.861 33.873 13.117 151.103
ITALIA 593.259 873.927 1.467.186 706.261 591.153 247.436 3.012.037
  Tav. 10 – Disoccupati per età e regione di residenza. Valori percentuali. 2016
Regioni 15-34 35-44 45-54 55 e oltre totale
15-24 25-34
ABRUZZO 17,7 27,6 45,3 26,0 20,8 7,9 100,0
BASILICATA 15,8 35,7 51,5 22,4 20,9 5,3 100,0
BOLZANO 19,7 24,6 44,3 19,9 23,5 12,3 100,0
CALABRIA 17,1 36,5 53,6 24,4 16,1 6,0 100,0
CAMPANIA 20,0 31,8 51,7 23,4 18,2 6,7 100,0
EMILIA-ROMAGNA 17,0 25,1 42,1 25,8 21,8 10,2 100,0
FRIULI-VENEZIA GIULIA 20,2 26,1 46,3 23,6 20,4 9,8 100,0
LAZIO 19,1 28,3 47,4 24,5 20,0 8,1 100,0
LIGURIA 19,3 25,8 45,1 23,2 21,8 10,0 100,0
LOMBARDIA 23,0 23,2 46,1 23,3 21,5 9,0 100,0
MARCHE 17,3 29,4 46,7 21,2 23,1 9,1 100,0
MOLISE 17,4 37,3 54,7 25,5 15,1 4,6 100,0
PIEMONTE 20,7 27,8 48,5 21,6 18,9 11,0 100,0
PUGLIA 20,6 32,0 52,7 22,3 17,2 7,8 100,0
SARDEGNA 16,9 31,6 48,5 26,6 18,0 6,9 100,0
SICILIA 21,9 30,2 52,1 22,6 18,0 7,3 100,0
TOSCANA 18,5 23,5 42,0 23,8 24,0 10,2 100,0
TRENTO 21,8 24,0 45,8 21,2 21,5 11,5 100,0
UMBRIA 18,2 31,1 49,4 23,7 19,9 6,9 100,0
VALLE D’AOSTA 19,1 24,5 43,7 20,3 23,3 12,7 100,0
VENETO 16,3 29,6 45,8 23,1 22,4 8,7 100,0
ITALIA 19,7 29,0 48,7 23,4 19,6 8,2 100,0
Fonte: Elaborazione UGL lab su dati Istat Tav. 11 – Disoccupati e Scoraggiati per età e regione di residenza. Valori assoluti. 2016
Regioni 15-34 35-44 45-54 55 e oltre totale
15-24 25-34
ABRUZZO 15.280 25.205 40.485 25.703 22.588 15.139 103.914
BASILICATA 7.497 15.658 23.155 13.875 13.247 7.328 57.605
BOLZANO 1.991 2.457 4.448 1.920 2.469 1.772 10.608
CALABRIA 35.117 77.993 113.110 56.043 61.890 36.077 267.121
CAMPANIA 132.263 222.404 354.667 194.678 184.276 95.687 829.309
EMILIA-ROMAGNA 27.063 42.011 69.074 44.739 44.433 31.528 189.774
FRIULI-VENEZIA GIULIA 9.024 13.104 22.128 11.621 13.735 9.399 56.882
LAZIO 61.639 96.444 158.083 94.452 100.724 66.440 419.699
LIGURIA 13.780 18.983 32.763 18.993 20.987 17.994 90.738
LOMBARDIA 86.656 92.660 179.316 104.220 119.241 91.713 494.490
MARCHE 13.843 23.956 37.799 19.559 25.002 14.829 97.189
MOLISE 3.651 7.799 11.450 6.098 6.625 3.592 27.765
PIEMONTE 41.768 60.507 102.274 53.323 56.164 43.949 255.710
PUGLIA 78.769 131.547 210.316 115.365 114.101 71.835 511.617
SARDEGNA 25.305 50.338 75.643 48.050 39.652 24.395 187.740
SICILIA 120.970 175.802 296.772 164.852 163.015 95.252 719.891
TOSCANA 32.628 43.679 76.307 46.298 57.854 36.418 216.877
TRENTO 4.276 4.982 9.258 4.744 5.124 3.614 22.740
UMBRIA 7.476 13.692 21.168 12.145 11.732 6.830 51.875
VALLE D’AOSTA 1.067 1.383 2.450 1.355 1.615 1.295 6.714
VENETO 28.559 54.047 82.606 45.161 54.997 37.028 219.793
ITALIA 748.622 1.174.651 1.923.272 1.083.195 1.119.471 712.113 4.838.051
  Tav. 12 – Disoccupati e Scoraggiati per età e regione di residenza. Valori percentuali. 2016
Regioni 15-34 35-44 45-54 55 e oltre totale
15-24 25-34
ABRUZZO 14,7 24,3 39,0 24,7 21,7 14,6 100,0
BASILICATA 13,0 27,2 40,2 24,1 23,0 12,7 100,0
BOLZANO 18,8 23,2 41,9 18,1 23,3 16,7 100,0
CALABRIA 13,1 29,2 42,3 21,0 23,2 13,5 100,0
CAMPANIA 15,9 26,8 42,8 23,5 22,2 11,5 100,0
EMILIA-ROMAGNA 14,3 22,1 36,4 23,6 23,4 16,6 100,0
FRIULI-VENEZIA GIULIA 15,9 23,0 38,9 20,4 24,1 16,5 100,0
LAZIO 14,7 23,0 37,7 22,5 24,0 15,8 100,0
LIGURIA 15,2 20,9 36,1 20,9 23,1 19,8 100,0
LOMBARDIA 17,5 18,7 36,3 21,1 24,1 18,5 100,0
MARCHE 14,2 24,6 38,9 20,1 25,7 15,3 100,0
MOLISE 13,2 28,1 41,2 22,0 23,9 12,9 100,0
PIEMONTE 16,3 23,7 40,0 20,9 22,0 17,2 100,0
PUGLIA 15,4 25,7 41,1 22,5 22,3 14,0 100,0
SARDEGNA 13,5 26,8 40,3 25,6 21,1 13,0 100,0
SICILIA 16,8 24,4 41,2 22,9 22,6 13,2 100,0
TOSCANA 15,0 20,1 35,2 21,3 26,7 16,8 100,0
TRENTO 18,8 21,9 40,7 20,9 22,5 15,9 100,0
UMBRIA 14,4 26,4 40,8 23,4 22,6 13,2 100,0
VALLE D’AOSTA 15,9 20,6 36,5 20,2 24,1 19,3 100,0
VENETO 13,0 24,6 37,6 20,5 25,0 16,8 100,0
ITALIA 15,5 24,3 39,8 22,4 23,1 14,7 100,0
Fonte: Elaborazione UGL lab su dati Istat Questa sezione si conclude con l’elenco delle province italiane per livelli di inserimento occupazionale dei giovani tra i 15 e i 34 anni (tav. 13). Bolzano con il 57,8%, Como con il 54,6% e Cremona con il 54,4% sono i territori con il più alto tasso di occupazione giovanile. Le province di Bologna e Milano occupano, di questa particolare graduatoria, rispettivamente il 7° e il 10° posto. Di contro, Medio Campidano con il 14,3% è la provincia in cui i giovani presentano le maggiori difficoltà di inserimento occupazionale, seguita da Carbonia Iglesias con il 18,7% e Vibo Valentia con il 19,4%. Napoli e Palermo sono, tra le grandi province italiane, quelle con i tassi di occupazione giovanili più modesti. Tav. 13 – Graduatoria delle province per tasso di occupazione giovanile 15-34 anni. Valori percentuali. 2016 (in ordine decrescente).
POS PROVINCE Tasso occupazione 15-34
1 BOLZANO                         57,8
2 COMO                         54,6
3 CREMONA                         54,4
4 VERBANO-CUSIO-OSSOLA                         54,0
5 LECCO                         53,6
6 LODI                         53,4
7 BOLOGNA                         53,2
8 BELLUNO                         53,0
9 PRATO                         52,3
10 MILANO                         52,2
11 SONDRIO                         52,2
12 CUNEO                         52,0
13 MODENA                         51,9
14 BERGAMO                         51,4
15 PARMA                         51,3
16 FERRARA                         51,2
17 VERONA                         50,8
18 FERMO                         50,6
19 VICENZA                         50,4
20 FORLI’ – CESENA                         49,7
21 FIRENZE                         49,6
22 RIMINI                         49,4
23 TREVISO                         49,4
24 PIACENZA                         49,3
25 BRESCIA                         49,1
26 REGGIO NELL’EMILIA                         48,9
27 SIENA                         48,8
28 AOSTA                         48,6
POS PROVINCE Tasso occupazione 15-34
29 VARESE                         48,3
30 MACERATA                         48,1
31 PADOVA                         48,1
32 TRENTO                         48,0
33 VENEZIA                         48,0
34 AREZZO                         48,0
35 ASTI                         48,0
36 PAVIA                         47,7
37 PORDENONE                         47,7
38 ROVIGO                         47,5
39 GROSSETO                         47,4
40 UDINE                         47,3
41 MANTOVA                         47,3
42 TRIESTE                         47,2
43 BIELLA                         47,1
44 PERUGIA                         47,0
45 LUCCA                         46,7
46 ANCONA                         45,6
47 LIVORNO                         45,0
48 LA SPEZIA                         45,0
49 TORINO                         44,4
50 RAVENNA                         44,4
51 NOVARA                         44,2
52 SAVONA                         44,2
53 PISA                         43,3
54 GORIZIA                         43,3
55 VERCELLI                         43,1
56 PISTOIA                         42,9
57 MONZA E BRIANZA                         42,6
58 VITERBO                         42,5
59 ALESSANDRIA                         42,0
60 ROMA                         41,9
61 PESARO E URBINO                         41,3
62 GENOVA                         40,8
63 MASSA – CARRARA                         40,7
64 TERAMO                         40,0
65 L’AQUILA                         39,9
  ITALIA                        39,9
66 NUORO                         39,6
67 CHIETI                         39,5
68 TERNI                         39,0
69 OLBIA-TEMPIO                         38,5
70 ASCOLI PICENO                         37,2
71 RAGUSA                         37,2
72 IMPERIA                         37,1
POS PROVINCE Tasso occupazione 15-34
73 LATINA                         36,7
74 ISERNIA                         36,7
75 RIETI                         36,6
76 MATERA                         34,9
77 CAMPOBASSO                         34,4
78 FROSINONE                         33,8
79 BRINDISI                         33,5
80 OGLIASTRA                         33,3
81 CAGLIARI                         33,0
82 PESCARA                         32,4
83 AVELLINO                         32,1
84 POTENZA                         32,0
85 SALERNO                         31,5
86 BARLETTA-ANDRIA-TRANI                         31,0
87 BARI                         30,7
88 LECCE                         30,5
89 CATANZARO                         30,0
90 ORISTANO                         29,4
91 SASSARI                         28,8
92 TARANTO                         28,2
93 CATANIA                         27,2
94 TRAPANI                         27,0
95 AGRIGENTO                         26,8
96 SIRACUSA                         26,7
97 CALTANISSETTA                         26,5
98 CASERTA                         26,3
99 MESSINA                         26,2
100 FOGGIA                         25,8
101 BENEVENTO                         25,7
102 ENNA                         25,6
103 NAPOLI                         24,6
104 CROTONE                         23,4
105 COSENZA                         23,3
106 PALERMO                         21,7
107 REGGIO DI CALABRIA                         20,0
108 VIBO VALENTIA                         19,4
109 CARBONIA-IGLESIAS                         18,7
110 MEDIO CAMPIDANO                         14,3
Fonte: Elaborazione UGL lab su dati Istat  

4.     I social network sempre più diffusi tra i giovani: ma le aziende stentano ad utilizzarli nella ricerca di lavoro.

  Internet ed i social network nei Paesi più avanzati si sono ormai pienamente affermati come strumenti davvero efficaci per rendere più inclusivo, aperto e competitivo il mercato del lavoro, soprattutto per le giovani generazioni che sono sempre più immerse nella dimensione digitale e social. Anche in Italia Internet comincia ad assumere sempre più la funzione di infrastruttura informativa utile per favorire le dinamiche che riguardano l’inserimento occupazionale e le carriere professionali. Giovani e rete rappresentano, del resto, ormai anche nel nostro Paese un binomio inscindibile. Il web e soprattutto i social fanno parte del vissuto quotidiano della stragrande maggioranza della popolazione giovane italiana, ed è evidente che anche il mercato del lavoro tenda sempre più a svilupparsi e a prendere forma plasmandosi attraverso le dinamiche rete. Ma il processo in corso è più lento che negli altri Paesi avanzati. Si scontano soprattutto i ritardi delle imprese che, pur avvicinandosi alle nuove tecnologie di rete ed ai social, non sono attrezzate per presidiare, in modo efficace, le nuove piattaforme on line, anche per le funzioni di recruiting. Proprio i giovani potrebbero colmare questo deficit. Secondo l’Istat oltre il 98% dei giovani tra i 18 ed i 34 anni ha la possibilità di poter accedere via Pc o smartphone da casa, dal lavoro o da altri ambienti, alle risorse informative che la rete può offrire. I giovani tra i 25 ed i 34 anni che accedono effettivamente al web (a prescindere dall’intensità di utilizzo) sono, invece, oltre l’87% della popolazione, mentre quelli che quotidianamente fruiscono della rete superano il 75% della popolazione di riferimento. Tav.14 – Possibilità utilizzo Web con accesso da qualunque luogo o dispositivo
Classi di età Incidenza
11-17 98,1
18-34 98,5
35-54 90,8
>55 70,2
Fonte: elaborazione UGL lab su dati Audiweb 2017   Tav.15 – Persone che hanno utilizzato Internet per classi di età
Classi di età Maschi Femmine Totale
6-10 49,0 47,4 48,2
11-14 83,2 82,7 82,9
15-17 91,7 91,5 91,6
18-19 94,2 91,6 93,0
20-24 92,0 90,7 91,3
25-34 87,5 86,7 87,1
35-44 84,1 84,5 84,3
45-54 78,0 72,3 75,1
55-59 66,1 59,7 62,7
60-64 58,1 46,3 52,2
65-74 37,2 21,2 28,8
75 e più 13,3 4,0 7,7
Totale 67,6 59,0 63,2
Fonte elaborazione UGL lab su dati Istat 2016   Il 73% di chi naviga on line tra i giovani tra i 25 ed i 34 anni è attivo su uno o più  social network. Mentre il dato sale all’83,8% tra i giovani 18-19enni. Per i più giovani soprattutto internet, ormai, significa soprattutto frequenza quasi esclusiva dei social network, almeno in termini di tempo complessivo dedicato.   Tav.16 – Persone presenti sui social relazionali e professionali
Classe di età                                 Incidenza % utenti attivi sui social relazionali Facebook Instagram Twitter ecc. Incidenza % Utenti attivi su social professionali (Linkedin ecc.)
15-17 80,0 5,6
18-19 83,8 4,4
20-24 80,7 12,8
25-34 73,3 18,2
35-44 61,7 17,2
45-54 49,9 13,3
55-59 46,1 14,4
60-64 30,1 10,4
65-74 27,3 7,0
75 e più 18,1 4,3
Totale 56,1 13,6
Fonte: elaborazione UGL lab su dati Istat 2016 Il livello diffusione dei social è tale che gli  account dei giovani italiani tra i 13 ed i 34 anni su Facebook ed Instagram hanno raggiunto in Italia, ad aprile 2017, oltre 14 milioni e 300 mila unità, mentre gli account dei 19-34enni sono 12.300.000. In questa fascia di età gli account sono superiori alla stessa popolazione residente. Tra i giovani con un’età compresa tra i 19 e i 24 anni ogni 100 ragazzi si individuano addirittura ben 135 account Facebook o Instagram. Tav.17 – Account attivi sui social network relazionali (Facebook e Instagram) 2017 per classi di età e genere
  13 -18 anni 19-24 anni 25-29anni 30-34 anni Totale Pop Social 19-34 anni Pop Social >13 anni Dai 35  anni in su
Maschi 1.000.000 2.600.000 2.100.000 1.800.000 6.500.000 16.900.000 9.400.000
Femmine 1.000.000 2.300.000 1.800.000 1.700.000 5.800.000 15.600.000 8.800.000
Totale 2.000.000 4.900.000 3.900.000 3.5000.000 12.300.000 32.5000.000 18.200.000
Fonte Indagine : UGL lab  Aprile 2017   Tav.18 – Densità degli account social relazionali sul totale della popolazione (Facebook ed Instagram)
Classi di età Incidenza su popolazione
13-18 58,1
19-24 135,5
25-29 119,6
30-34 98,9
Totale 103,2
da 35 in su 45,9
Totale 60,7
Fonte Indagine: UGL lab Aprile 2017 Anche le imprese, soprattutto quelle di maggiori dimensioni, presidiano internet massicciamente. Se si considera la componente più strutturata del sistema imprenditoriale, ovvero le imprese con almeno 10 addetti, quelle attive on line, ovvero che utilizzano il web (dalle e-mail al web o dall’e-commerce all’e-procurement), in pratica sono la quasi totalità, raggiungendo il 98% dell’universo delle imprese maggiori. L’Istat stima, inoltre, che il 71,3% delle imprese con almeno 10 addetti disponga di un proprio sito web o di pagine Internet (erano 70,7% nel 2015). I dati mostrano una netta differenziazione per classi dimensionali di impresa, con una penalizzazione delle più piccole: nel gruppo da 10 a 49 addetti la percentuale di imprese con un sito scende al 69,5% a vantaggio delle maggiori, quelle con oltre 250 addetti, dove la quota arriva all’89,7%. Il 30% delle imprese attive on line con una pagina o un sito presenta un link al proprio profilo social. Il dato della presenza social sale al 39,2% se si considerano le imprese che utilizzano almeno un social media. Anche rispetto a quest’ultimo indicatore, va osservato come il dato si polarizzi in relazione alla classe dimensionale, con una presenza social pari al 37,7% per le imprese nella classe tra 10 e 49 addetti contrapposta alla quota pari al 61,4% ritraibile nella classe di 250 addetti ed oltre. Tav.19 – Livello di digitalizzazione web social delle imprese per classi di addetti
Classe d’addetti
  10-49 50-99 100-249 250 e più Totale
Imprese con un proprio sito web 69,5 83,5 85,5 89,7 71,3
l’impresa utilizza almeno un social media (Facebook Linkedin, Twitter Facebook ecc) 37,7 47,3 49,1 61,4 39,2
Fonte Elaborazione UGL lab su dati Istat Dic 2016 Per scandagliare il potenziale di sviluppo del mercato del lavoro italiano attraverso le piattaforme social occorre osservare anche Linkedin, che rappresenta il principale social network internazionale dedicato al modo professionale ed estremamente attivo anche in Italia. Questa piattaforma, che si caratterizza per la condivisione di curriculum oltre che più in generale di  esperienze professionali, rappresenta secondo i suoi responsabili 4 milioni di utenze in Italia, specificatamente attribuibili alle imprese, mentre gli iscritti individuali ad aprile di quest’anno risultavano essere in tutto 9,3 milioni. I dati Linkedin mostrano un forte presidio di questa piattaforma ancora una volta da parte dei più giovani. La classe di età 18-34 anni rappresenta il 54% del totale degli iscritti, ben al di sopra della quota che questo segmento ha sul mercato del lavoro nazionale pari al 22,2%, a confermare il naturale attivismo e interesse delle corti occupazionali più giovani rispetto alle piattaforme on line Tav.20 – Account Linkedin per classi di età degli iscritti
Classi di età Account
V.a. Incidenza %
18-24 1.439.000 15,5
25-34 3.617.000 38,9
35-54 3.321.000 35,7
>55 923.000 9,9
Totale 9.300.000 100,0
Fonte Stima UGL lab  su dati Linkedin 2017 I numeri cospicui sugli utenti dei social network  indicano uno sviluppo di assoluto rilievo del digitale rispetto alla presenza degli attori del mercato del lavoro nei sistemi web e nelle piattaforme on line social. Tuttavia i grandi numeri non producono ancora una nuova significativa dinamica di incontro tra domanda e offerta di lavoro, capace di imprimere una svolta a tutto il sistema. Secondo gli ultimi dati della Rilevazione continua sulle forze di lavoro, il 37,6% dei giovani italiani tra i 15 ed i 34 anni, che hanno trovato una occupazione, lo hanno fatto grazie alla attivazione del canale relazionale familiare o amicale, mentre il 20% ha trovato un’occupazione dichiarando di aver contattato direttamente l’azienda, mentre l’uso di bacheche e annunci on line quale strumento elettivo rappresenta solo il 4,2%. In Italia i canali più utilizzati per trovare lavoro continuano ad essere, dunque, soprattutto  quelli tradizionali, rappresentati in particolare dal sistema di parentele e relazioni di cui ciascuno è dotato. Questa circostanza, in un contesto di bassa domanda di occupazione, crea le condizioni per una esclusione di massa dal mercato del lavoro dei più capaci e meritevoli che non dispongano di una adeguata rete relazionale. Tav.21 – Canali attraverso i quali si è ottenuto lavoro tra i giovani 15-34 anni (2016)
Canale V. a. V.%
Attraverso parenti, amici, conoscenti                                1.897.519 37,6
Si è rivolto direttamente al datore di lavoro                                1.051.264 20,8
Inizio di un’attività autonoma                                   586.921 11,6
Precedenti esperienze (stage, tirocini, lavori di breve durata) nella stessa impresa dove lavora oggi                                   333.373 6,6
Contattato direttamente dal datore di lavoro                                   262.837 5,2
Concorso pubblico (comprese le graduatorie per gli insegnanti)                                   242.497 4,8
Agenzia interinale o altra agenzia privata di intermediazione                                   221.294 4,4
Ha risposto ad annunci sui giornali, internet, bacheche ecc.                                   209.766 4,2
Segnalazione di una scuola, dell’università, di centri di formazione                                   124.574 2,5
Cpi                                     63.344 1,3
Altro aiuto (specificare)                                     33.179 0,7
Struttura di intermediazione pubblica diversa da un Centro pubblico per l’impiego                                     18.392 0,4
Non sa                                        6.804 0,1
Totale complessivo                               5.051.766 100,0
Fonte: Elaborazione UGL lab su dati Istat 2016 Il canale informale, su cui risulta ancora incentrata prevalentemente la ricerca di lavoro da parte dei giovani in Italia, pur offrendo una rapida e semplice soluzione (per chi ha la possibilità di attivarlo) è, infatti, il meno efficace rispetto alla capacità di selezionare le migliori risorse disponibili, perché penalizza chi ha bassi livelli relazionali e quindi scarse conoscenze familiari  e perciò dispone di network poco sviluppati. La prevalenza del canale informale penalizza soprattutto i giovani, perché proprio i giovani non dispongono generalmente di una rete relazionale estesa (a parte quella messa a loro disposizione dal circuito parentale). La forte concentrazione delle opportunità sul  canale informale non è neppure bilanciata, così come emerge dai dati della Rilevazione Istat, dai concorsi pubblici che in questa fase di downsizing del settore pubblico rappresentano un’occasione davvero marginale per più giovani. Solo il 4,8 dei giovani tra i 18 ed i 34 anni occupati in Italia ha avuto accesso al lavoro attraverso meccanismi concorsuali comunque selettivi e (almeno in teoria) imparziali e trasparenti, a differenza di quanto rilevato rispetto alle classi di età dei loro genitori (in pratica dai 50 anni in su) dove gli occupati tramite concorso pubblico sono pari al 22%. Le dinamiche di cambiamento nei comportamenti degli individui innescate dalla rete e dai social non hanno, dunque, ancora prodotto significativi mutamenti nelle modalità di ricerca di lavoro. E’ evidente, tuttavia,  che Internet ancorché non sfruttato compiutamente offra comunque potenziali vantaggi per chi lo utilizza per cercare lavoro: le  conversazioni on line tipiche  delle piattaforme  social possono, in primo luogo, potenziare la capacità di valorizzare le reti relazionali amicali e parentali ampliandole, rendendone più efficace l’attivazione. Allo stesso modo anche la presenza on line di un numero sempre maggiore di aziende favorisce le strategie di ricerca attiva di un lavoro via web e quindi le azioni che prevedono un contatto diretto con il datore di lavoro. Affinché, però, si possa dispiegare tutto il potenziale relazionale e informativo della rete, portando ad uno sviluppo di nuovi metodi di intermediazione per trovare un lavoro,  capaci di ridurre i costi individuali e collettivi nella ricerca di un impiego, di favorire la riduzione dei tempi di permanenza nello stato di disoccupazione e di garantire maggiore efficacia del sistema di incontro tra domanda e offerta di lavoro, occorre però che il sistema imprenditoriale superi il gap di sviluppo digitale che ancora lo affligge. Se è vero che un terzo delle aziende con più di 10 addetti è sui social ed il 71% ha uno spazio sul web va detto che questo segmento (che pure rappresenta l’area più evoluta del sistema imprenditoriale del paese) mostra ancora limitate competenze digitali al proprio interno. Solo il 12,4% di questa tipologia di imprese ha scelto di svolgere le funzioni ICT utilizzando personale interno dedicato, rivolgendosi a servizi in outsourcing nella stragrande maggioranza dei casi. E’ evidente, dunque, come la capacità di utilizzo delle tecnologie di rete nelle imprese sia ancora bassa e soprattutto non in grado di valorizzare in modo effettivo la straordinaria offerta di profili e competenze presenti on line e sui social network e che promana,  soprattutto, da quella componente con più elevate qualifiche. Le imprese non sono ancora in grado di incontrare compiutamente la domanda che scaturisce dal web ed in particolare dai social e preferiscono in definitiva continuare a raccogliere segnalazioni informali o curricula che, al più, arrivano via email senza valorizzare la capacità di filtro delle informazioni, di  verifica, di scambio informativo e approfondimento, che proprio la rete è in grado di offrire con la massima efficacia. Su Linkedin, ad esempio, a fronte di 4 milioni di account riconducibili ad aziende, solo 42 mila aziende avrebbero attivato sistemi di recruiting per acquisire curriculum ed entrare in contatto con profili qualificati.

5.     La capacità delle economie più avanzate di attrarre talenti on line e gli effetti sulla fuga di giovani cervelli

All’estero il mercato del lavoro digitale funziona molto bene e naturalmente è in grado di creare ottime opportunità anche per i nostri giovani. Piattaforme social, come Linkedin o grandi marketplace per i freelance dove si incontra chi domanda prestazioni professionali con chi le offre come Upwork, vedono una larghissima  presenza di  aziende con decine di milioni di account attivi su scala globale. La bassa inclusione del mercato del lavoro nazionale e la potenza informativa del web internazionale fanno sì che sempre più giovani, ad alto potenziale e con titolo di studio e competenze qualificate, lascino il nostro Paese. Proprio il web sta creando dunque ancora una volta  le condizioni per alimentare una dinamica di brain drain contro l’Italia, di sottrazione cioè di competenze qualificate soprattutto di giovani formati nel nostro Paese per alimentare la crescita competitiva di altre economie. Chi ha competenze e qualifiche oggi non ha difficoltà on line a conoscere una pletora di offerte e opportunità da tutto il mondo e può, con la stessa facilità, rispondere rapidamente candidandosi per ottenere il posto competendo, con gli altri candidati, solo sulla base del merito e delle competenze. I dati Istat segnalano che nel 2015 dei 102 mila di cittadini italiani che sono emigrati all’estero la metà era di età compresa tra i 15 e i 39 anni. Mentre se si considerano i 73 mila emigrati italiani con più di 24 anni, oltre 22 mila possedevano una laurea (31%). Tavola Riassuntiva con i principali dati emersi dallo studio
GIOVANI IMPRESE
Giovani di 18-34 anni con possibilità di accesso a Internet 98% Imprese con almeno 10 addetti attive digitalmente ( email, web, ecommerce, ecc) 98%
I giovani tra i 25 ed i 34 anni che utilizzando  effettivamente Internet 87,1 % Imprese con almeno 10 addetti con un sito web 71,3%
Giovani tra i 25 ed i 34 anni attivi su uno o più  social network 73% Imprese con almeno 10 addetti con link  dalle proprie pagine ad un social media 30%
Account Facebook ed instagram di utenti  di età 19 – 34 anni 12.300.000 Imprese con almeno 10 addetti che utilizzano un social media 39,2%
Account social Facebook ed Instagram dei giovani di 19-24 anni rispetto alla popolazione 135% Imprese con più di 10 addetti che utilizzando personale interno dedicato alle funzioni Ict/web/ Social   12,4%
Iscritti a Linkedin di età compresa tra 19 e 34 anni 5,5 milioni Utenze Linkedn di imprese Italiane che ricercano occupazione   43  Mila
INCONTRO DOMANDA OFFERTA
Giovani italiani tra i 15 ed i 34 anni  che hanno trovato una occupazione grazie a canali relazionale familiare o amicale 37,6%
Giovani italiani tra i 15 ed i 34 anni  che hanno trovato una occupazione tramite Annunci editoriali on line  4,8 %
Italiani tra i 15 ed i 39 anni  emigrati al’estero nel 2015 50 Mila
Italiani laureati emigrati all’estero nel 2015 22 Mila
  [1] Dati al 2016, ultimi disponibili in media annua. [2] Scoraggiati: inattivi che, nel questionario dell’indagine sulle forze di lavoro, alla domanda “Qual è il motivo principale per cui non ha cercato un lavoro nelle 4 settimane dal .. al …? ” , rispondono: “Ritiene di non riuscire a trovare lavoro” (Istat). Si fa presente che gli scoraggiati sono considerati inattivi e per questo non rientrano nel calcolo del tasso di disoccupazione. [3] Si ricorda come detto in precedenza che gli scoraggiati sono classificati come inattivi.
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