Il Primo cittadino invita gli operatori dell’informazione a “abbassare la pressione mediatica ed il frastuono prodotto, ripristinando un giusto silenzio necessario ad alimentare la doverosa riflessione che il tragico momento impone”.
L’ultimo triste episodio si è consumato ieri sera su una rete privata nazionale, dove per l’ennesima volta si è tentato un agguato vero e proprio alla città, che già dai titoli ma, soprattutto, nelle parole di conduttore e ospiti, veniva narrata come omertosa, silente e, addirittura collusa con il malaffare. È di questi minuti una lunga lettera aperta del primo cittadino di Alatri, Giuseppe Morini, che si rivolge direttamente alle redazioni e ai giornalisti che hanno parlato, parlano e parleranno della tragedia di Emanuele e della comunità locale. “… Vi chiedo con il cuore in mano di restituire dignità e verità a questa città e alla sua gente”. Esordisce così il sindaco che continua: “…la città che viene dipinta in questi giorni non è Alatri, alla quale non appartengono le frasi ricorrenti di città omertosa e territorio violento e senza Stato. I fatti accaduti il 25 marzo sono gravissimi – continua Morini – ed hanno generato nel tessuto sociale della città una ferita che con grande difficoltà e fatica potremo rimarginare. La generalizzazione e parziale interpretazione dei fatti e delle opinioni, generato dalla spinta al conformismo dei media, ci hanno offeso, ferito vilipeso e danneggiato. [… ] non posso accettare che la mia comunità venga ulteriormente infangata e vilipesa”. Poi Morini passa ad elencare le doti di Alatri, sia umane che culturali, per ricordare a tutti cosa fosse la città fino a dieci giorni fa ed aggiunge: “Alatri è quella che ha reagito civilmente in un silenzio assordante, come una sola ed unita comunità, nelle fiaccolate organizzate prima nei luoghi cari ad Emanuele e successivamente nei luoghi istituzionali.. Ma Alatri è soprattutto nel cuore straziato di mamma Lucia, nella sua dignità e immensa carità. Le sue parole pesano sulle coscienze di tutti noi, di tutti voi, come macigni, perché siamo rappresentanti delle istituzioni, perché ciascuno di noi è padre e madre”. Concludendo la lettera aperta, il primo cittadino si fa interprete del sentimento comune e rivolge un appello agli uomini e donne dell’informazione: “di tutelare questi irrinunciabili valori, abbassando la pressione mediatica ed il frastuono prodotto, ripristinando un giusto silenzio necessario ad alimentare la doverosa riflessione che il tragico momento impone”. A.T.
