Massacrato di botte da un buttafuori a Cervaro, sopravvissuto miracolosamente a tre mesi coma, da quasi nove anni attende giustizia. A fine aprile il processo a carico dell’uomo accusato di avergli procurato lesioni gravissime, cadrà in prescrizione. Questa la storia drammatica e sconcertante di Damiano Fantozzi, studente universitario di ingegneria pestato nel parcheggio di una discoteca. Era il 2008.
“Damiano riuscì a salvarsi per miracolo ma da quel giorno la sua vita è cambiata. Sentire in televisione quanto accaduto al povero Emanuele Morganti ha riaperto una ferita mai rimarginata. Essere picchiato a sangue da quattro buttafuori è un qualcosa che non si augura a nessuno. Il picchiatore di Fantozzi a breve sarà svincolato da ogni accusa. Il reato sta per essere prescritto“. A parlare è l’avvocato Giancarmine Mancini, legale del ragazzo di Isernia che nel maggio del 2008 venne brutalmente pestato. Tre mesi e mezzo di coma, nel reparto di rianimazione del policlinico ‘Umberto I’ e poi il lento ritorno ad una vita che è irrimediabilmente cambiata. Studiava ingegneria civile il povero Damiano. Il suo percorso professionale, sogni ed aspirazioni sono finite in quel parcheggio in una sera di inizio estate. Senza un motivo. “Stavamo uscendo per tornare a casa – raccontano gli amici della vittima del pestaggio – quando nel parcheggio Damiano viene avvicinato da tre o quattro persone. Ritenevano che lui avesse avuto un atteggiamento irriverente e lo hanno iniziato ad insultare. In pochi minuti è finito a terra, vinto da pugni e calci. Quando siamo riusciti a liberarlo era svenuto, con la testa e il volto pieno di sangue“. Ancora oggi a distanza di quasi dieci anni Damiano Fantozzi porta i segni di quella furia devastante: una cicatrice di trenta centimetri che parte dalla fronte e finisce dietro la nuca. Soprattutto svolge una professione completamente diversa da quella che avrebbe voluto intraprendere. Per quell’aggressione vennero individuati quattro soggetti. Uno venne arrestato dai carabinieri della compagnia di Cassino, allora diretta dal compianto capitano Adolfo Grimaldi, con l’accusa di lesioni gravi. In tre vennero denunciati. A distanza di quasi nove anni il processo in primo grado non si è ancora concluso e la prossima settimana cadrà definitivamente in prescrizione. “È scandaloso come lo Stato italiano ed in questo caso la magistratura non tuteli le vittime di reati tanto ingiusti quanto devastanti – prosegue l’avvocato Mancini -. Non ho perso una sola udienza del dibattimento per rispetto nei confronti di Damiano e dei suoi genitori”. Gli altri tre indagati erano due buttafuori e il titolare della discoteca “La Bocca” di via Belvedere a Cervaro. “Anche su questo aspetto c’è stato da parte della magistratura un comportamento assurdo. Uno degli addetti alla sorveglianza si è ritrovato stralciata la sua posizione giudiziaria e quindi ha avuto un processo separato. È stato condannato a due anni di reclusione nonostante mi fossi battuto come un leone per avere l’accorpamento dei due procedimenti. Perché non stavamo parlando di due fatti simili e avvenuti in circostanze diverse ma di un unico pestaggio nei confronti di un povero ragazzo che, come unica colpa, ha avuto quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato“. Il locale venne definitivamente chiuso nel 2012 dell’allora questore di Frosinone Giuseppe De Matteis, dopo una lunga serie di verbali emessi dai Carabinieri, dai Nas e dalla Asl. In quello stesso anno, sempre in zona, grazie ad un esposto presentato in Procura da Walter Leone, titolare di una società di Operatori della Sicurezza che denunciava l’utilizzo da parte dei gestori di numerosi locali notturni della provincia, di personale non in regola. @nicoletti
