(di Andrea Tagliaferri) Gli amici di infanzia: “Sentiamo il rimorso di non essere stati presenti per difendere il nostro fratello”. Il sindaco Morini ieri sera è intervenuto durante la diretta di RaiNews24.
Erano circa le due di notte quando i giornalisti, tra testate locali e media nazionali, hanno desistito vinti da sonno e freddo davanti la caserma dei Carabinieri di Alatri, dove continuavano senza sosta gli interrogatori di testimoni e indiziati del massacro che ha portato alla morte del ventenne Emanuele Morganti. Le ultime notizie darebbero per prossimi i primi provvedimenti contro almeno 8 persone, per lo più italiani, coinvolti nella rissa di venerdì scorso davanti al Club Mirò di Alatri in pieno centro. Intanto quello che è stato sottolineato da parenti e amici di Emanuele, tra i quali anche gli amici di infanzia da noi raggiunti telefonicamente, è che il ragazzo non era una testa calda, non era rissoso ed era uscito con la propria fidanzatina per una serata tranquilla in una città, fino ad oggi almeno, tranquilla. Alatri, infatti, è rimasta per tutto questo tempo una cittadina tipica di provincia, con delinquenza abituale, i soliti noti che ogni tanto creano problemi di ordine pubblico perché magari abusano di alcol il sabato sera ma nulla di eclatante o che potesse far pensare ad un episodio così grave. Anche la convivenza tra italiani e stranieri non è mai stata troppo difficile, le comunità albanesi, romene e del nord Africa in città sono integrate soprattutto per quanto riguarda, ormai, le seconde e terze generazioni che sono nate e cresciute qui. Disordini e scontri ce ne sono stati in passato ma mai un fatto di cronaca grave come quello che purtroppo vede Alatri centro mediatico da tre giorni ormai. “Emanuele era un bravo ragazzo, lo conosciamo fin da bambino, ci usciamo insieme da vent’anni e nessuno può infangare il suo nome dicendo che se l’è cercata. Era uscito con la fidanzata e altri amici in coppia, non certo la serata per fare baldoria o cercare guai. Amava la caccia, la natura, la sua contrada. E lavorava per mantenersi”. Questo è quanto ci hanno detto commossi gli amici Gianmarco, Martin e Michele che non si danno pace. Avrebbero voluto difenderlo ma non erano li con lui quella sera. Dal sindaco, più volte collegato con le dirette Rai e di altre emittenti private ieri sera fino a tarda notte, parole di stupore, di cordoglio, di vicinanza alla famiglia del giovane ma, soprattutto, di “calma” rivolte alla cittadinanza che invita a “..riscoprire i valori della convivenza civile e della fratellanza, senza cedere e cadere nelle facili tentazioni della demonizzazione dell’altro e della contrapposizione tra fazioni opposte”. Anche perché, dalle prime indiscrezioni ormai certe, i responsabili sarebbero, come detto, più italiani che stranieri. Andrea Tagliaferri
