Il bunker nel quale Alessandro Menditti aveva trovato rifugio è situato in uno stabile in costruzione che affaccia sulla corsia nord dell’A1. Era quindi pronto a fuggire. Sarebbe bastato scavalcare per ritrovarsi in autostrada e salire sulla macchina di qualche complice. Come deve aver fatto nella notte tra il 17 e il 18 marzo quando, in maniera rocambolesca, era riuscito ad evadere dal carcere di Frosinone.

La cattura del camorrista, affiliato al clan Belforte, è avvenuta nella tarda serata di sabato 24 marzo. A stanarlo sono stati i carabinieri del comando provinciale di Caserta unitamente a quelli della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere e della stazione di Macerata Campania agli ordini del comandante Baldassarre Nero. “
Mi arrendo, sono qui. Non sparate” queste le prime parole pronunciate da Alessandro Menditti ai militari dell’Arma. A tradirlo è stata la
necessità di doversi cambiare e di aver bisogno di cibo. I carabinieri hanno notato alcuni familiari che uscivano di casa con delle buste nere della spazzatura. Un chiaro tentativo di depistaggio che però non ha ingannato gli investigativa del comandante Nero. Sabato sera il blitz congiunto che ha posto la parola fine alla latitanza del boss ora richiuso in un carcere di sicurezza.
@nicoletti