L’omicidio di un detenuto maldestramente camuffato in un suicidio. È accaduto otto mesi fa nel carcere di Frosinone ma solo oggi è trapelata la notizia.
Non c’è pace per il penitenziario ciociaro che in queste ore si trova al centro di una vera e propria bufera mediatica dopo la fuga rocambolesca e da fiction del pericoloso camorrista Alessandro Menditti del quale, da sabato mattina all’alba, si sono perse le tracce nonostante le ricerche a tappeto in tutta Italia e in particolar modo in provincia di Caserta, dov’è nato e dove milita nel gruppo criminale dei Belforte di Marcianise. Alla clamorosa evasione si è aggiunta quindi la notizia, tenuta segreta, di una delicata indagine per il reato di ‘omicidio volontario’ che da qualche tempo la Procura di Frosinone, unitamente agli investigatori della Polizia Penitenziaria, sta portando avanti. Si sta cercando di fare chiarezza sulla morte violenta di un anziano detenuto, Giuseppe Mari originario di Sgurgola, con problemi di deambulazione, avvenuta lo scorso agosto e che in un primo momento era stata classificata come suicidio. L’uomo, infatti, venne trovato impiccato in cella e nonostante i tentativi di strapparlo alla morte non ci fu nulla da fare. A trovare il suo corpo fu un 43enne di Sabaudia che aveva il compito di assisterlo. Una sorta di tutor assegnato dalla direzione per consentire all’anziano di poter svolgere senza difficoltà i più banali gesti quotidiani. Un rapporto di affetto e stima che improvvisamente si sarebbe interrotto e che sarebbe sfociato in un omicidio. A dare conferma ai sospetti di coloro che per primi sono arrivati in cella, ed hanno notato quel corpo penzolante ma pieno di ecchimosi, è stata l’autopsia che parlerebbe di asfissia meccanica. Un soffocamento provocato da due mani che avrebbero fortemente stretto il collo della vittima e non da un rudimentale cappio. Gli accertamenti del medico legale avrebbero evidenziato che il detenuto era già morto quando sarebbe stata messa in atto la messinscena del suicidio. Settimane di indagini serrate e finalmente nei giorni scorsi la svolta: ad essere indagato per quella morte sarebbe stato proprio il tutor della vittima, Daniele Cestra (nella foto), detenuto nel penitenziario frusinate con pena definitiva per aver assassinato nel dicembre del 2013 una pensionata di una donna di 81anni, Anna Vastola, uccisa dopo un tentativo di rapina nella sua abitazione di Borgo Montenero in provincia di Latina. Cestra, difeso dagli avvocati Angelo Palmieri e Sinuhe Luccone si è visto notificare l’avviso di conclusione indagini con la grave imputazione di omicidio volontario. Sarebbe stato considerato dagli inquirenti uno spietato killer che predilige le persone di una certa età. A sfuggire alla sua furia mortale è stata, nel 2012 e solo per puro caso, un’altra anziana: Settimia Filosa di ottantadue anni. Daniele Cestra con la scusa di darle un passaggio in auto fino a Sabaudia si sarebbe poi appartato con la donna a Baia d’Argento, si sarebbe sbottonato i pantaloni, mostrandole parti intime e poi l’avrebbe rapinata della collana e dei due anelli in oro che indossava. A salvare la donna fu il tempestivo intervento di alcuni passanti che allertarono i carabinieri.
@nicoletti
