Cassino – Indagini elezioni, indagato Igor Fonte: atto dovuto

Irene Mizzoni
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Un atto dovuto. L’iscrizione nel registro degli indagati di Igor Fonte, ex assessore alla Polizia Locale di Cassino, per la Procura è prassi.

Per fare piena luce e chiarezza su una vicenda che per certi versi sembra inspiegabile. A dare un impulso alle indagini è stata la perizia calligrafica a cui è stato sottoposto il presidente del seggio numero 30. L’esperto nominato dal sostituto procuratore Roberto Bulgarini Nomi, magistrato titolare della delicata inchiesta, ha certificato senza ombra di dubbio che il presidente del seggio abbia vergato di suo pugno, scrivendo il nome di Igor Fonte, almeno dieci schede elettorali intestate a persone o decedute o residenti all’estero e quindi impossibilitate a far ritorno a Cassino. Dieci voti quindi che sarebbero finiti a rimpinguare il quorum dell’ex consigliere comunale uscente della Giunta Petrarcone. Le anomalie in questa vicenda iniziano proprio da questo punto: il presidente di seggio indagato insieme alla fidanzata, segretaria di seggio, negano di aver manomesso le schede elettorali e di aver commesso brogli. Lo stesso non sa dare una spiegazione plausibile al fatto che, la perizia faccia emergere solo la sua calligrafia e non quella degli altri scrutatori. Igor Fonte dal canto suo giura e spergiura che mai e poi mai avrebbe bruciato una carriera politica in questo modo. A dare sostegno a questa tesi è il fatto che lo stesso consigliere ha ottenuto un numero elevato di preferenze anche negli altri seggi dove, come emerso dalle indagini e dalla verifiche, tutto si è svolto in maniera regolare. E allora cosa potrebbe essere accaduto?Il presidente di seggio ha agito con superficialità, pasticciando con gli elenchi e le schede o ha agito per conto terzi e per screditare Fonte? Lo stesso ex assessore, presidente dell’Associazione ‘Impastato’ ha rilasciato una dichiarazione al vetriolo: “Sono contento di poter finalmente avere la possibilità di dimostrare che sono vittima di una vera e propria macchinazione. Non avrei mai messo a repentaglio il mio nome e la mia onorabilità con questi mezzucci da malvivente. Io non sono un disonesto e avrò modo di dimostrarlo al magistrato del quale ho grande stima e nel quale ripongo grande fiducia. Io sto pagando, e non ho problemi a dirlo, l’aver cacciato dal Comune persone non trasparenti e corrette e di aver avviato una campagna di ripristino della legalità e del rispetto delle regole”. @nicoletti
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