#8MARZO Di Legge: “Combattere in silenzio gli stereotipi ed essere sempre se stessa”

Alessandro Andrelli
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Nella propria carriera ha affrontato e affronta quotidianamente diversi ambiti lavorativi, è in costante confronto con tutto ciò che è “vivo”, non si abbatte mai, è vero e proprio vulcano. Alessandra Di Legge è una combattente nata. Politica, impegno civile e sociale, sport e tutto ciò che è fashion, negli ultimi anni è diventata anche tra le donne più social della Ciociaria. Ci tiene molto anche al ruolo di madre e moglie, ma anche a quello di sportiva e di donna impegnata nel sociale e nella salvaguardia del territorio, al fianco di tante associazioni. Le abbiamo chiesto di scrivere per TG24 rispondendo alla domanda: “Cosa significa essere donna nel 2017”. Ecco il suo pensiero.

“Rispondere alla domanda: “Cosa significa essere donna” senza cadere rovinosamente nella retorica che accompagna l’8 marzo è impresa ardua se non impossibile. Una sera di tanti anni fa, ero ancora al liceo, rientrai a cena come sempre più tardi del consentito e mia madre con sguardo tra il deluso ed il preoccupato disse: “Tu non sei un maschio mancato ma un maschio riuscito!” Comprendevo le sue preoccupazioni, ci trovavamo nel secolo scorso e vivevamo in una cittadina di provincia ma ero e forse ancora oggi sono così, come mia madre temeva, una persona che ha sempre sfidato gli stereotipi con l’esempio concreto. Ho cercato di fare una cosa banale, essere sempre me stessa tentando di dimostrare con un impegno incessante che una donna può vivere mondi una volta prettamente maschili in condizioni di assoluta parità ma senza dimenticare che i due sessi hanno caratteristiche diverse e che questa complementarità è un arricchimento. La parità è nei diritti e nei doveri, nelle opportunità non nelle caratteristiche di genere che devono essere valorizzate e coltivate senza che nessuno si debba per questo scandalizzare. Cerco da sempre di vivere l’impegno in politica, nella professione, nel volontariato, nelle istituzioni, in università, con la sensibilità, la concretezza e la determinazione propria di una donna e spero di aver contribuito, nel mio piccolo, a far capire che si può essere nominati nel board di enti, avere la fiducia degli elettori , parlare di calcio cimentandosi in temi ardui come il fuorigioco di rientro o di moduli combinabili a seconda delle fasi, di economia cercando di convincere il consiglio comunale, ad esempio, dei danni degli strumenti di finanza derivata, di diritto ma, anche di scarpe, borse, moda, cucina, make-up… Sono felice di essere una donna e grata alla vita per avermi dato il dono della maternità e della femminilità. Nello stesso tempo ho cercato di educare mio figlio al rispetto verso le donne, all’amore, tentando  di combattere quell’idea ancora radicata che il “maschio”, soprattutto quello italiano per essere tale debba nascondere emozioni e sentimenti. Non so se ci sono riuscita ma davvero mi sono impegnata molto in questo. Ancora oggi c’è ancora tanto da fare per valorizzare il ruolo della donna, per consentirle di conciliare famiglia e lavoro soprattutto quando ci sono da accudire bambini e anziani ma confido nel futuro che sarà sempre più rosa e per questo migliore. Buon otto marzo anche a chi non lo ama! Alessandra Di Legge
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